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domenica, 05 luglio 2009

Un'altra intervista targata Eiffel per quest'ultimo giorno di settimana!
A rispondere è Maria Rosaria Ferrara, autrice di "Chrysalis", un romanzo intenso e delicato da avere in tutte le librerie! Segue comunque, prima dell'intervista, la recensione che ho scritta per questo splendida storia.

IL CERCHIO ROSSO DELLA VITA

Come afferma la giornalista Valeria Leone nella prefazione, quella di"Chrysalis" è una storia che indugia sulle corde più intime del lettore; ed io, a questo punto, direi che queste corde sono come quelle di un'arpa, che vibrano e compongono una melodia delicata ed indimenticabile.
"Chrysalis" è un romanzo bello come non mi era capitato di leggerne da diverso tempo; un libro scritto in prima persona, stile semplice - ma non per questo banale - che ho apprezzato moltissmo, anche nel modo così fine ed essenziale di delineare i personaggi.
Non è facile descrivere la trama di questo libro, perchè l'Autrice, Maria Rosaria Ferrara, in fondo, ci parla della vita, e dei suoi aspetti spesso più difficili, della malattia degli amici più cari, dei sogni che sembrano irraggiungibili, dei lati più nasconti e dolci della personalità umana, come sfaccettature segrete di un diamante, che non sempre si riescono a scoprire, e alle volte ad accettare.
I protagonisti (è sì narrato in soggettiva, ma è, secondo me, un romanzo corale) si muovono tra le luci soffuse e le ombre di una città immaginaria, sospesa tra sogno e realtà, quasi fosse una metafora di tutto ciò che ci circonda, fra ambizioni, amicizie, amori fugaci, fragilità e certezze.

Complimenti vivissimi all'Autrice!
Sono rimasto entusiasta della sua opera prima :)

 

INTERVISTA

Dunque, cominciamo con le presentazioni: chi è Maria Rosaria Ferrara?

Sono una giovane scrittrice esordiente, appassionata di arte e letteratura, che nonostante gli studi effettuati (sono laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche) non è riuscita a ignorare la sua passione e sta cercando in tutti i modi di affermarsi con un lavoro di redazione. La passione per la scrittura è sempre stata presente e la pubblicazione del mio primo romanzo è stato un sogno che si è avverato quando meno me lo sarei aspettata.


 
Chrysalis è il tuo primo romanzo, edito lo scorso anno per i tipi di Eiffel Editore. Ebbene, presentiamolo ai lettori.

Chrysalis racconta, attraverso la storia di Giulia – una pittrice che aspira ad affermarsi nella sua professione con una mostra personale – il percorso che è comune a tutte le persone quando, in un momento di crescita o di crisi, perdono di vista i propri punti di riferimento e i propri obbiettivi e devono trovare il coraggio e la forza di risollevarsi dal dolore per poter realizzare senza paura i propri sogni. La giovane protagonista affronterà questo percorso con amici vecchi e nuovi, con personaggi misteriosi e ambigui ma tutti allo stesso tempo affascinanti. E il racconto si avvale di una scrittura delicata e leggera, facile da comprendere a tutti e diretta a persone di varie età.


 
Com'è nato e qual è stata la molla che ti ha spinto a scriverlo?

La scrittura è una necessità per me. Quando ho iniziato a scrivere questo romanzo non avevo in mente tutti i particolari che lo costituiscono, ma una storia tratteggiata per sommi capi. L’idea da cui tutto è partito è stata la drag queen Roxanne incontrata nel locale Margarita. Una mia amica mi aveva raccontato di un locale di Barcellona che si chiamava in quel modo dove aveva visto per diverse sere una drag queen che si esibiva e la cosa mi ha affascinato tanto da voler iniziare a giocare con la fantasia. Poi mi ci sono tuffata come fosse per me un rifugio negli anni dell’università e si è delineato strada facendo, prendendo anche dei percorsi che non avevo previsto.

La scrittura è meravigliosa per questo motivo, è un gioco di fantasia nel quale siamo noi autori a scegliere cosa e come deve accadere.


 
In questa tua opera, si affrontano numerose tematiche, spesso dolorose, che travolono e cambiano la vita dei protagonisti...

Sì, in effetti se si vuole raggiungere il lieto fine e si vuole trasmettere un barlume di speranza, non si può che partire dai dolori, dalle sofferenze, per poi mostrare che ci si può e ci si deve risollevare.

I temi trattati sono sempre molto attuali e non se ne parla mai abbastanza perché si provano ancora certi pregiudizi in quel senso…  I protagonisti vengono a contatto con dei mondi e delle situazioni che non conoscono, ma non si lasciano travolgere dalle paure che normalmente si provano quando si incontra qualcosa che non conosciamo. Il contatto con ciò che ha ferito la protagonista, le permetterà di andare oltre e scoprire altri aspetti che l’aiuteranno a crescere.


 
Che rapporto hai avuto con i tuoi personaggi? C'è qualcosa di Maria Rosaria Ferrara in Giulia, la protagonista?

Credo che tra le righe ci sia sempre qualcosa di me. Il romanzo non è autobiografico e probabilmente Giulia è una pittrice solo perché dimostra anche quanto io sia legata all’arte come forma di espressione dell’animo.

Nello scrivere c’è sempre qualcosa dell’autore, anche se in modo sottile.


 
Un personaggio ricco di fascino e carisma, in Chrysalis, è sicuramente Roxane...

Roxanne, come ho accennato prima, è praticamente il motivo per cui è nato Chrysalis. Volevo inventare una storia che avesse come protagonista una drag queen ed è nato questo personaggio che aiuterà Giulia nel suo percorso di crescita. Roxanne, come Giulia, è la crisalide del titolo: una persona che sta cercando il coraggio di realizzare quello che sente dentro di sé; una persona che sta per diventare farfalla e finalmente spiccare il volo.


 
Cos'è per te la scrittura?

Come ho già detto, la scrittura è una necessità, una passione di cui non posso fare a meno perché mi permette di comunicare, di viaggiare con la fantasia e di esprimermi.


 
Come riesci a conciliare la tua professione con il tempo libero, e quindi con la scrittura?

Attualmente sono free lance, quindi posso gestire il mio tempo come voglio, ma posso dirti che è proprio nei momenti di maggiore impegno che sento di più la necessità di scrivere e appena posso mi dedico a qualche racconto di cui appunto sempre durante la giornata le idee che mi passano per la testa.


 
Parliamo della tua esperienza editoriale.

Ho pubblicato Chrysalis per caso. Avevo contattato il mio editore per propormi come collaboratrice redazionale e lui, leggendo il mio cv, aveva notato che avevo partecipato a dei concorsi letterari. Ha voluto leggere quello che avevo scritto e ha subito sentito che Chrysalis era speciale. Ha puntato subito molto su di me.

La edizioni Eiffel è una giovane casa editrice, che nonostante questo ha puntato molto sul mio lavoro. Ha ancora pochi mezzi per farsi notare, ma noi stiamo lavorando molto per affermarci e far conoscere quello che facciamo.


 
Quali consigli daresti ad un autore desideroso di vedere pubblicato il proprio romanzo?

Innanzitutto di non arrendersi mai. Non è facile trovare una casa editrice che risponda alle tue esigenze e che ti offra un contratto di edizione buono. Non è facile trovare un editore che abbia fiducia e creda veramente in te e nel tuo lavoro, senza cercare di approfittare solo del contributo economico che in molti casi ti chiede (io sono stata fortunata, le Edizioni Eiffel si sono accollate tutte le spese di pubblicazione e non mi è stato chiesto alcun contributo. Questa è una cosa notevole per una piccola e giovane casa editrice). Molte case editrici cercano un contributo economico negli autori e non sempre i giovani possono permetterselo. Direi quindi a chi invia il proprio romanzo in giro di valutare bene i contratti che gli vengono presentati e di non scendere a compromessi solo per la smania di pubblicare il proprio libro. In fondo il vostro lavoro è prezioso e non dovreste pagare!


 
Progetti in campo?

Scrivo di continuo e il mio editore ha già adocchiato un altro dei miei romanzi per una possibile pubblicazione. Ma ovviamente per ora siamo concentrati sulla promozione di Chrysalis. Abbiamo pochi mezzi per pubblicizzarlo e farlo conoscere e dobbiamo sfruttarli tutti per far sapere in giro del nostro lavoro, mio come scrittrice e del mio editore come casa editrice.

 

postato da: mMushroom alle ore 09:33 | Link | commenti
categoria:intervista a maria rosaria ferra
sabato, 27 giugno 2009

Vi ho fatto aspettare, è vero, ma l'intervista di questo sabato è da tener d'occhio! A parlare è Gennaro Liguori, titolare della casa editrice Eiffel di Caserta ed autore, per i tipi della stessa, della silloge "Il mio tempo".

 

 Com’è nata la Sua casa editrice,e con quali aggettivi (facciamo quattro) la
 definirebbe ?
       
      E’ nata almeno nelle intenzioni molti anni or sono – nel lontano 1992 – quando ho
      scelto l’ampio oggetto sociale della EIFFEL sas, ;   desideravo sin da allora pur
       essendo un dirigente aziendale e giornalista, creare una casa editrice; nel 2007
       ho realizzato a livello operativo questo mio sogno,subito dopo ho creato una sua
       branca, produttrice di booktrailers.
      Oggi la definirei giovane,moderna,snella,ambiziosa.
 
 
             Dirigere una piccola realtà editoriale,specialmente di questi tempi,
non
dovrebbe essere semplice: ogni anno nascono e muoiono decine di editori.
Quali sono i Vostri punti di forza e quale la Vostra strategia per farvi avanti nel sottobosco spesso intricato della piccola editoria ?
 
    Ho avuto esperienza in tanti settori economici,e di comunicazione,e questo mi
      agevola in alcune scelte. Tuttavia il settore editoriale resta difficilissimo nel
      nostro paese, perché dominato dalla grande editoria,nelle cui mani è massima
      parte della filiera della distribuzione.
          Quindi un piccolo editore,se pur capace e battagliero , si trova davanti degli
          ostacoli enormi.
          Ha due strade : quella di entrare nel mondo delle case editrici a “pagamento”
          o quella che ne sta fuori.
          Ho scelto questa seconda strada, anche se più tortuosa,perché quella più giusta
          e consona al mondo editoriale, ed anche più aderente alla mia natura,di uomo
          solare,limpido ,che crede ancora nei meriti e nei valori.
 
            Mi chiede la strategia :
-         ricerca costante di nuovi e giovani autori in tutte le possibile strade di
                  approccio
-         pubblicare solo se convinti,previo conforto e confronto con un comitato di
     lettura,soggetto a costante evoluzione
            -    attenzione continua a nuove forme promozionali
 
  Internet ha rivoluzionato la vita delle piccole case editrici – e non solo – ed il tipo di rapporto con i lettori e coloro che desiderano proporre un testo in valutazione; vorrei chiederLe cosa ne pensa di questo fenomeno chiamato web,positivo e negativo – a seconda dei punti di vista – e se sia senz’altro irreversibile ?
 
     Credo che internet abbia rivoluzionato il mondo dell’informazione e della conoscenza. E questo è stato determinante per la mia decisione recente di entrare nel mondo editoriale. Avere una visibilità in rete quasi senza oneri
          aggiuntivi, è basilare per contenere i costi,se si pensa che la distribuzione
          sottrae ai ricavi una fetta insostenibile (da un minimo del 35% ad un massimo
          del 55%.)
Sarebbe necessario per la libera informazione che la classe politica prendesse mano all’argomento,fornendo uno spazio di visibilità a bassa incidenza, alle piccole case editrici che rischiano in toto ( quelle che non chiedono contributi finanziari agli autori) .
Ho una idea al riguardo che parte dalla creazione di biblioteche in ogni comune, da un minimo di 2000 abitanti; quelli con popolazione inferiore andrebbero consorziate.
          Nell’ambito delle stesse biblioteche si dovrebbe creare uno spazio, riservato
          alle piccole case editrici, di visibilità e vendita;   la quota da loro ceduta quale 
          provvigione ( del 25% anziché del 50/55%)    potrebbe essere riversata in un
          fondo   di   rotazione utilizzabile   annualmente per il miglioramenti di tali
          strutture.
          Mi piacerebbe trovare altri firmatari per una proposta di legge ad iniziativa
          popolare che regolamentasse tale argomento e tale indirizzo.
          Il mio desiderio costante di interloquire che realizzo con il mio blog (myspace),
          e con lo stesso sito della casa editrice mi ha fatto registrare anche una
          esperienza non positiva - imprevedibile - con il Forum “Leggere e scrivere del
          Corriere della Sera “
          Oggetto della discussione: pubblicità e distribuzione di libri.
           Ecco il mio intervento:   Considerazioni di un giovane editore in Italia
-         nessuno ti aiuta,né lo Stato,né i centri di distribuzione controllati dai grandi editori,né gli organizzatori di manifestazioni librarie,né le librerie
     a cui và elemosinata la visibilità, in netto contrasto con l’art.21 della
     costituzione,ma nessuno se ne accorge solo il povero lettore che deve
     scegliere tra fame e cultura.
I distributori prendono sino al 55% del prezzo del libro. Non rischiano niente e solo per dare uno spazio invisibile in uno scaffale buio !
Quello alla luce è lasciato ai grandi editori,ai quali non basta la pubblicità !!!!
Una normativa potrebbe togliere questi privilegi di pochi,e consentire a tutti di leggere a prezzi giusti per la crescita culturale del paese.
 
Basterebbe dare a tutti (grandi e piccoli editori) le stesse possibilità di
far conoscere le loro pubblicazioni.
Poi volendo provocare una reazione – invece nessuno ha avuto modo di obiettare – ho scritto “ basterebbe chiudere le discoteche,e bar, ed aprire le librerie tutta la notte e si salverebbero tante vite umane “ !!
                  
E’ sembrato concordare con il mio pensiero ( una scrittrice “il suo grido di dolore mi sembra molto interessante “,poi ha scritto una email“ sono a.m.f. di leggere e scrivere sono entrata a scuriosare nel tuo sito,complimenti è molto bello “ e mi ha chiesto di intervenire nel suo Blog ove si stava trattando di “ editori a pagamento”
Poiché non sono intervenuto ,sono stato attaccato “per essere scomparso” !!!!, e di aver fatto solo” bla bla “ invece sono sempre“vivo” e convinto delle mie idee.
                Il motivo:   non condividevo l’approccio,in quanto l’argomento in internet è
                inflazionato e non serve affrontarlo in questo modo con parole,ma con
                provvedimenti di valorizzazione degli editori/imprenditori e non tipografi.
 
Ma è un sogno che potrebbe anche trovare una diversa soluzione con la valorizzazione e crescita della struttura funzionale bibliotecaria in Italia secondo criteri diversi dagli attuali.
 
 
 Pubblicare un libro è per ogni autore, ma anche per gli stessi editori,un
grande traguardo,ma è anche e solo il primo passo. Come gestite,voi della Eiffel,
la distribuzione dei libri editi ?                     
 
      Non abbiamo un distributore unico. Ci avvaliamo di varie forme (librerie,
          edicole e catene di centri comm.li ) ; siamo nelle librerie Giunti,Feltrinelli,
       Guida ed autonome per singoli ambiti territoriali.
    Ci avvaliamo anche delle librerie on line,e della vendita diretta on line.
    E’una crescita continua e costante,di pari passo a nuove sperimentazioni
    alla problematica ed all’aumento della visibilità.
 
 
Quali consigli darebbe ad un autore che intendesse proporre un
testo in valutazione alla Sua attenzione ?
 
                  Di non guardare nella scelta il fatto che il catalogo della potenziale
           casa editrice sia pieno di titoli ! non è questa la scelta vincente !
       
     Di avere fiducia nel proprio lavoro creativo,e di trasmetterlo se lo
     stesso coincida con gli indirizzi editoriali della casa, e di avere
     pazienza,e non trasmetterlo a più case editrici contestualmente, ma
     di attendere un congruo periodo (almeno 45 gg) precisando nell’invio
     che in caso di mancato riscontro si trasmetterà ad altre.
     E’ dimostrazione di fiducia e serietà. Senz’altro la casa editrice
     risponderà se avrà carpito le buone potenzialità del testo inedito.
 
        Dedichiamo qualche riga al Suo libro, “ il mio tempo “
 
    E’ una raccolta di liriche in cui la riflessione prevale sulla forma.
          E’ un’analisi della propria vita impietosa,lucida,reale e “rara” per
          come scava nell’io interiore,in cui l’autore mette a nudo se stesso
          senza timori e pudicizia,con un linguaggio piano,confidenziale
          e condivisibile.
          Con uno sguardo sempre positivo al domani,pur guardando al passato,
          col bisogno continuo “ di correre, correre,per cercare sempre
          qualcosa di nuovo e diverso “ fino all’ultimo respiro !
          Amarezza e speranza in un legame senza fine
        
      
 Cos’è per Lei la scrittura ?
   
     Come autore la scrittura in questa stagione è la mia stessa vita. Non
            saprei farne a meno E’ un modo per trasferire su carta una
            osservazione continua, costante e limpida del mondo esterno ed
            interiore, fuori da ogni preconcetto,con le proprie continue emozioni.
            E il blog (myspace) il mio occhio visuale,ove mi è dato conoscere ed
            incontrare una umanità artistica senza limiti.
 
 Come editoreè la continua ricerca di qualcosa che leggendo mi faccia impressionare e mi stupisca !
          CHRYSALIS che ho deciso di pubblicare di recente, facendo in modo
       che uscisse dal cassetto dei sogni della sua autrice esordiente Maria
       Rosaria Ferrara, è un esempio !!!
 Le premesse positive intuite stanno trovando ampioriscontro !
 Certo è una esperienza che mi coinvolge ogni giorno di più e mi allunga
 l’età di pari passo all’aumento delle emozioni e dell’entusiasmo del vivere
 e convivere creativo.
 
 
Progetti in campo ?
 
 Tanti, non li cito perché conviene essere scaramantici,e perché il
  percorso è lungo ,e gli ostacoli sono dietro l’angolo.
  Comunque la prossima pubblicazione “dovrebbe” essere un romanzo
  “noir” di un’altra esordiente.
    Incrociamo le dita!!!
postato da: mMushroom alle ore 09:45 | Link | commenti
categoria:intervista eiffel edizioni
giovedì, 18 giugno 2009
La nave del destino
postato da: mMushroom alle ore 16:34 | Link | commenti
categoria:
sabato, 13 giugno 2009

L'estate è alle porte e sono in rrivo nuovissime e interessanti interviste!
Questo sabato, a parlare è Stefania Portaluppi, giovane autrice che ho conosciuto su Anobii. com e di cui ho letto il romanzo d'esordio: "Il segreto dei Colber".

INTERVISTA

Dunque, iniziamo con le presentazioni: chi è Stefania Portaluppi?
 
Stefania è ancora una studentessa universitaria, che sta facendo la specializzazione in Lingue. Una ragazza normale, semplice, che ha molti progetti nel cassetto. Molti sogni. E uno l’ha già realizzato: pubblicare il suo primo romanzo.

Stefania Portaluppi, classe 1986, autrice de "Il segreto dei Colber", Prospettiva Editrice (2007). Parliamo del tuo romanzo, presentiamolo ai lettori del blog, iniziando dalla sua genesi.
 
“Il Segreto dei Colber” all’inizio non era un romanzo, ma solo un lungo racconto, con altri personaggi e altre storie. E non pensavo nemmeno di pubblicarlo! Poi, col passare del tempo, le idee si sono fatte un po’ più chiare, più concrete. Ho iniziato a pensare ad una ragazza, un’adolescente che in un certo senso avrebbe potuto somigliarmi, una giovane con una vita apparentemente normale, che all’improvviso si ritrova ad affrontare dei grossi problemi, anche con i suoi stessi genitori. Mi è sempre piaciuto il giallo, il mistero. Ho cercato di aggiungervi un po’ di questo. 

Il segreto dei Colber è una storia ad ampio respiro: in sottofondo alla trama principale, vengono affrontate diverse tematiche, come il rapporto fra genitori e figli adolescenti e l'omosessualità.
 
Ritengo che siano tematiche molto importanti. Dato che la protagonista è una ragazza di 17 anni, un’adolescente, ho voluto metterla di fronte alle difficoltà che prima o poi si incontrano nella vita e fra queste c’è anche una tematica difficile come l’omosessualità, difficile perché in questo caso Judy, che forse non aveva mai pensato seriamente ad essa, si trova coinvolta per via della sua migliore amica.

Parliamo ora della tua esperienza editoriale.
 
Ho pubblicato il romanzo con una piccola casa editrice di Civitavecchia, la Prospettiva Editrice. Sono entrata in contatto con loro tramite un amico, che mi ha fornito l’indirizzo a cui mandare il manoscritto. Era il primo serio tentativo che facevo in campo editoriale, non avevo mai cercato di pubblicare ciò che scrivevo. Con loro ho lavorato molto bene. Mi hanno dato la possibilità di correggere le mie bozze, mi hanno lasciato tutto il tempo che mi occorreva per effettuare modifiche o quant’altro. Mi ritengo fortunata, oltre che soddisfatta.

Da scrittrice esordiente in questa nuova era della telematica d'inizio secolo, dove il computer è divenuto quasi alla portata di tutti, cosa pensi di internet come veicolo per farsi conoscere, confrontarsi... ma anche crescere con altri nuovi autori?
 
Internet è una risorsa inesauribile di informazioni. Offre spazi in cui creare siti web personali e blog, che sono indubbiamente utile per un autore esordiente che vuole far conoscere le proprie opere, offre forum in cui è possibile parlare dell’esperienza editoriale, dell’essere scrittori di professione. Esistono siti disposti a pubblicare sul web poesie, racconti di nuovi autori, farli partecipare a dei concorsi per permettere ad altri utenti di conoscerli meglio. Esistono i Social Networks, come Artemondo, Progetto Cicero, Mediterraneoforpeace, che mettono gli autori in contatto fra loro e danno loro una mano in quanto credono nelle loro potenzialità. In un paese come l’Italia, dove i lettori e gli scrittori esordienti sono sempre meno, è importante avere un canale di distribuzione così ampio

Cos'è per Stefania la scrittura, e qual è il suo rapporto con i suoi personaggi?
 
La scrittura è prima di tutto una passione. Una passione, un modo di mettere per iscritte certe emozioni, certe sensazioni che è difficile esprimere a parole. Io sono una persona molto introversa e scrivere mi aiuta molto ad aprirmi, a parlare di me.
I miei personaggi hanno qualcosa che mi appartiene, dal punto di vista fisico così come dal punto di vista caratteriale, ma hanno, o cercano di avere, qualcosa di diverso, qualcosa in più. Qualcosa che appartiene ad altre persone che conosco o che ho conosciuto e che mi sono rimaste particolarmente impresse. E una volta nato il personaggio, tendo a legarmi molto ad esso. A pensarlo come una persona vivente, reale.

Solitamente, quanto tempo dedichi alla scrittura? E come sorge in te l'ispirazione per qualcosa di nuovo, da mettere su carta (che sia carta vera, o elettronica)?
 
Dedico alla scrittura la maggior parte del mio tempo libero. Ma scrivo sempre. Anche quando so di non avere tempo per scrivere, anche quando so di avere troppe cose da fare per pensare alla scrittura. Scrivo perché ne sento il bisogno.
L’ispirazione sorge spontanea. Spesso, nasce dalle mie numerose letture, ma anche in maniera molto più semplice. A volte mi basta guardare fuori dalla finestra della mia camera, ascoltare i miei cd preferiti o camminare per strada.


Progetti in campo?
 
Ho molti progetti per la testa. Sto scrivendo un nuovo romanzo, si tratta di un noir, molto diverso dal mio primo libro, ma sono solo all’inizio, quindi non posso dire di più. Inoltre, scrivendo anche poesie e racconti, mi piacerebbe, in futuro, poter pubblicare qualche raccolta che li contenga.
 
postato da: mMushroom alle ore 10:54 | Link | commenti
categoria:intervista a stefania portaluppi
venerdì, 29 maggio 2009

Atterra, per questo fine settimana, una nuova intervista! A rispondere è Francesco Dell'Olio, autore Historica e scrittore con tre libri all'attivo. Conosciamolo da vicino!

 francesco_dell

 

 

Domanda d'iniziazione al sacro rito dell'intervista targata Mushroom: chi è Francesco Dell'Olio?
Tra le altre cose, uno che scrive storie sui giovani, perché sono le storie che ha vissuto e che vive.

Francesco, è appena uscito il tuo romanzo breve "Vivere Adagio", per i tipi di Historica, collana ShortCuts.
Presentiamolo ai lettori ed iniziamo dalla copertina.
La copertina, secondo me molto bella e impattante, è di Giulio Bonatti. L’abbiamo scelta tra le tante proposte mandateci da una lunga serie di disegnatori e fumettisti underground. Abbiamo scelto l’immagine di Bonatti perché, in qualche modo, riflette il contenuto del libro, essendo un disegno scanzonato, divertente, che trasmette una sensazione di ritmo e movimento. All’interno del libro, poi, ci sono altri disegni, che ripercorrono graficamente la storia scritta. Disegni molto belli, che abbiamo selezionato tra i numerosi arrivati.
Cosa ti ha spinto a scrivere questo romanzo e quali sono i temi in esso affrontati?
La risposta esatta alla prima domanda dovrebbe essere Boh. Che cosa spinge a scrivere, disegnare, a fare fotografie? Boh. La stessa cosa che ci spinge a tifare per la squadra del cuore o a fare altre cose che ci piacciono o ci gratificano o ci realizzano. C’è chi dice che scrive perché non potrebbe farne a meno, perché spinto da un’esigenza interna e altre robe così. Io potrei farne a meno, ma in realtà scrivo perché scrivere è un’attività che mi piace, seppure sia molto faticosa. Vivere adagio è un romanzo breve che affronta principalmente, da un punto di vista allegro, vivace e giovanile, i temi dell’apparenza e delle sorprese che ci può riservare la vita in ogni istante. E’ un romanzo pubblicato nella collana Short Cut, dedicata ai giovani e a chi va veloce ma non può fare a meno di leggere, e ha un prezzo molto contenuto, costa infatti solo 4 euro e 50.
Come sei entrato in contatto con Historica? Parliamo della tua esperienza editoriale con Francesco Giubilei.
Ho conosciuto Giubilei, direttore di Historica, quasi per caso. Mi ha contattato via mail dopo aver letto un mio racconto pubblicato su una rivista on line e mi ha proposto di scrivere qualcosa per Historica. Da lì abbiamo avuto contatti sempre più assidui fino alla pubblicazione di Vivere adagio. Sono molto contento di aver conosciuto Giubilei perché questo incontro mi ha permesso di arrivare alla pubblicazione con Historica, una casa editrice che (lo garantisco) è molto seria e trasparente, sia nei rapporti con i lettori che in quelli con i suoi scrittori.
Non sei uno scrittore emergente, questo è sicuro: prima di Vivere Adagio, hai pubblicato L'ombra sul cuore (Prospettiva Editrice), Candidi fiori macchiati d'inchiostro (Il Filo Giallo Edizioni Private - Collettivo Indipendente), Un angelo seduto tra i rifiuti e altre piccole storie quotidiane (Edizioni Il Foglio).
Cosa, quindi, sai dirci del panorama della piccola e media editoria, basandoti ovviamente sulla tua esperienza,  rivolgendoti ad un casuale scrittore che desidererebbe proporre le sue opere ad un editore?
Beh, secondo me la prima cosa che deve fare un ipotetico scrittore che abbia l’intenzione di proporre le sue cose a un editore, è quella di non avere fretta. Per cui, rileggere e riscrivere più volte i propri racconti o il proprio romanzo, per arrivare alla stesura definitiva, vincendo la pigrizia e lo scoramento che, a volte, ci impediscono di correggere o riscrivere un pezzo o un capitolo o un momento o una frase che ci appaiono particolarmente complessi. Poi, spedire solo a quegli Editori che pubblicano generi ai quali la propria opera può appartenere e, soprattutto, solo a quegli Editori che non hanno come fine la truffa ai danni dell’aspirante scrittore. Quali sono? Beh, si può andare per esclusione: mai spedire lavori agli Editori che chiedono un contributo in denaro. O, perlomeno, se proprio si è convinti di quell’Editore, un contributo in denaro superiore a qualche centinaio di euro. Infatti ci sono Editori che, per pubblicare un’opera, arrivano a chiedere in cambio di migliaia di euro!
Pensi che la piccola editoriale, in questi ultimi anni, si stia davvero prendendo - come sembrerebbe - la sua rivalsa sui grandi e medio-grandi operatori?
Sinceramente, non credo, o meglio: come sempre, ci sono piccole realtà che lavorano bene e alla fine si vede. Ma eviterei di giungere alla solita affermazione che “i piccoli editori pubblicano opere interessanti e valide mentre i grandi editori solamente robaccia commerciale”… Ho letto tanti libri pubblicati da piccoli Editori che sono illeggibili e tanti altri stampati da grandi Editori che sono davvero belli. Penso, per stare in Italia, ai lavori di Paola Mastrocola o di Martino Ferro o di Diego De Silva o di Gianluca Morozzi (che pure è partito con un piccolo Editore, Fernandel. E che, fra l’altro, ha scritto l’introduzione di Vivere adagio!).
Cos'è per te la scrittura e qual è il tuo rapporto con i personaggi?
La scrittura per me è un modo di fare ordine nelle cose della vita e il rapporto con i miei personaggi è come quello con le persone reali: può essere tranquillo, conflittuale, noioso o passionale.
Cosa c'è, di te, nei tuoi romanzi? Ce n'è uno a cui sei particolarmente affezionato?
C’è sempre un qualcosa dello scrittore in tutto ciò che scrive, anche quando si tratta di storie fantastiche o, per esempio, horror, perché si trasferiscono nella pagina frammenti o momenti o situazioni accadute nella vita reale. Il romanzo cui sono più affezionato è un romanzo che ho finito di scrivere da pochissimo tempo e che perciò è ancora inedito e che si intitola “Mi manchi ogni maledettissimo minuto”.
Progetti in campo?
Per ora rivedere e sistemare definitivamente questo nuovo romanzo, e poi andare al mare e vivere l’estate, che è la stagione che preferisco.

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categoria:intervista a francesco dellolio
lunedì, 18 maggio 2009

Iniziamo questa settimana con una superintervista, davvero interessante, fatta ad un artista poliedrico e meritevole che vi lascerà affascinati! Sto parlando di Fabrizio Beccari, che ho conosciuto in marzo, presso la Domus Talenti, in occasione della sua mostra e dello spettacolo Anime Game Over (tenutosi il 14 ed il 15 marzo).

1) Dunque, iniziamo con le presentazioni: chi è Beccari Fabrizio Nestore?
 
Bella domanda. Conosci te stesso e la risposta risulta semplice. Definirmi è difficile persino per me.
Io nasco come scrittore, ma sarebbe più esatto dire sognatore poiché i miei scritti (romanzi racconti e saggi a parte qualche digressione comica) riguardano principalmente i sogni dai quali ho sempre tratto ispirazione per i miei lavori.
Comunque iniziamo dall’inizio.
Sono nato a Torino nel 1964 e ho frequentato il Liceo Classico per poi passare allo Scientifico nel quale mi sono diplomato con targa per miglior maturità scientifica. Forse proprio a causa della commistione dei due diversi indirizzi di studio mi ritrovai in bilico tra la passione per i classici e l’amore per la ricerca scientifica (comunque un ricercatore di oggi rabbrividirebbe nel constatare cosa io amo definire ricerca scientifica, io odio tutto ciò che è dogmatico ed i cieli con le stelle fisse e le leggi immutabili mal si addicono alla mia mente sempre tesa ad esplorare l’ignoto). 
Con queste premesse intrapresi gli studi universitari iscrivendomi alla facoltà d’Informatica dell’Università di Torino ma dopo un anno, dato l’esame di T.A.M.C. (Teoria e Applicazioni delle Macchine Calcolatrici) programmando in Pascal su schede perforate IBM, passai a Scienze Naturali che a ben vedere più si confaceva con il mio spirito poliedrico. Ma anche lì alla fin fine mi ritrovai allo stretto e così a quattro esami dalla fine e con una tesi in Astronomia ormai pronta decisi che non m’interessava più il mondo degli studi universitari (dove avrei potuto unicamente fare l’insegnante non esistendo alcun albo dei naturalisti ma solo dei biologi) e mi dedicai al mondo del commercio creando l’Archeoteca (Libreria Archeologica Piemontese) proprio nelle immediate adiacenze del Museo Egizio di Torino.
Dopo nove anni d’attività fui costretto a chiudere per il trasferimento dei vari distributori a Milano, e quindi per l’aumento dei costi della logistica, e per la diminuzione degli sconti fatti ai piccoli librai. Ancora oggi trovo ex clienti che disperano per la mia scomparsa.
Trasferitomi a Roma per ragioni sentimentali e trovatomi improvvisamente solo e senza alcun aiuto decisi che era giunta l’ora per un nuovo cambiamento.
Come quando su una nave in procinto di affondare si cerca affannosamente di caricare su una scialuppa di fortuna le cose essenziali così nei momenti legati ai profondi cambiamenti e traumi che purtroppo si possono verificare nella nostra vita si tende a fare un inventario delle proprie capacità e a metterle rapidamente a frutto.
Fu così che tirai fuori dai cassetti i più di 800 racconti e la decina di romanzi che avevo scritto in passato e che mai avevo pubblicato trovando in questa splendida città un immediato riscontro.
A Torino, per l’esattezza, i miei scritti mi venivano restituiti dagli editori (taccio i nomi perché non meritano pubblicità) sigillati esattamente come quando li avevo consegnati loro.
Nessuno s’era mai preso la briga di leggerli. Venuto via da Torino una mia opera teatrale è stata portata in scena dal teatro dei ragazzi arrivando terza nel corso della rassegna teatrale Teatrando concorso indetto dalla Regione Piemonte. Un segno? Nemo profeta in patria?
A Roma ho collaborato e collaboro tutt’ora con diverse testate giornalistiche alle quali offro le mie prestazioni sia come grafico che come scrittore.
Sono stato Direttore artistico di due riviste ed un mio romanzo è persino comparso a puntate sulla rivista Sherpa News.
Ho tenuto un corso di scrittura creativa secondo un metodo di mia ideazione definito Corso di Scrittura Creativa Comparata. Un esperienza che mi ha permesso di analizzare me stesso ed i miei lavori in profondità. Ma non è finita. Avendo dalla mia un qual certa poliedricità ed una vena comica mai sopita ho partecipato come comparsa-carattersita a diverse fiction televisive (L‘uomo che cavalcava nel buio – con Terence Hill, Onore e rispetto 2 – con Gabriel Garko, Intelligence – con Raoul Bova e ultimamente nella parte del prof. di Matematica nella fiction Caterina e le sue figlie 2) ed ora come cabarettista con un mio amico e socio nel duo Nico e Nestore che si esibirà nell’estate ormai prossima.
Oggi i miei lavori vengono indagati e analizzati con interesse in specie dagli studiosi di psicologia per i quali rappresentano una finestra (o meglio una porta come nel mio libro La Porta d’Ebano) verso l’inconscio. Alla Fiera del Libro di Torino di quest’anno dovrei esserci io a parlare di Sogno e vita di tutti i giorni in una conferenza indetta dal dipartimento di Bioetica dell’Università di Torino.
Ma anche qui a Roma ho suscitato molto interesse per i miei sogni coscienti in cui riesco anche a leggere i libri che trovo nell’universo onirico.
Che dire? Ci sarebbe molto di più. Per esempio ultimamente sarò il fotografo ufficiale di un matrimonio e mi piace molto suonare il pianoforte e le tastiere elettroniche.  Sono un esperto d’elettronica ed informatica e …. beh si… non amo troppo gli sport. Già. Li considero movimenti da far fare a gente che non ne fa mai per mantenerla in salute. Strano è dir poco.   
 


2) Parliamo della tua formazione artistica e professionale.
 
Io mi definisco un autodidatta estremo. Essendo stato abbandonato a me stesso per tutto quello che riguardava la mia "formazione artistica" (dimenticherei le esperienze del liceo, i miei lavori all'epoca venivano considerati molto male) mi sono trovato a dovermi inventare ogni tecnica da zero. Per esperimenti da tecniche recepite in sogno inventai così uno stile del tutto nuovo che poi è quello che mi caratterizza.
Come ha detto Yildirim Orer il disegnatore di Dago e mio caro amico - "Si vede subito che quel quadro l'hai fatto tu. Il tuo stile ti rende unico." Un bel complimento.
Ma veniamo al Fabrizio Nestore dei tempi passati. Da ragazzo desideravo fare il fumettista o fumettaro come amava dire Ugo Pratt e così frequentai un corso di Fumetto.   
Qui conobbi il famoso artista che, al vedere i miei lavori dell’epoca, affermò che sarei diventato bravo solo quando avrei imparato a separare in modo adeguato i personaggi dagli sfondi.
E ovviamente aveva ragione.
Molto tempo dopo trasferitomi a Roma ebbi occasione di conoscere il prof. Trotti dell’Accademia di Belle Arti di Roma che mi spinse a fare la mia prima personale presso la Galleria della Tartaruga di Via Sistina. Anche qui ci sarebbe molto da dire e da raccontare ma allora l’intervista assumerebbe l’aspetto di una bibliografia.


 
3) So che sei prima di tutto scrittore, di racconti e romanzi a tema fantastico non ancora, tuttavia, editi. Una scelta?
 
All’inizio era una scelta. Non desideravo dare alle stampe ciò che, a ben vedere, riguardava il mio inconscio. Insomma sarebbe stato quasi come lavare i panni sporchi in piazza.
Ma poi, mi sono reso conto che la gente trovava molto interessanti le mie idee. Le mie visioni di mondi e di universi fantastici ma decisamente “logici”. Inoltre non mi sono mai considerato come un “bravo” scrittore. Dovendo darmi un voto, essendo molto critico nei miei confronti, il meglio che saprei dire è: “grande fantasia mitigata solo da uno stile poco interessante”.
Amo molto gli autori classici, specie quelli del fantastico come i lavori di Poe e di Verne ultima maniera ed alla fine anche quelli di Lovecraft (che conobbi solo molto più tardi quando un mio amico mi suggerì di leggere gli scritti del solitario di Providence perché come i miei riguardavano mondi visti in sogno).  Non amo al contempo la “fantascienza” favolistica di Guerre Stellari o il fantasy alla Harry Potter. Forse perché entrambe nascondono una vena ottimistica (presente anche in Star Trek)  che nei miei lavori (virati al lieto fine) in fondo non esiste.


 
4) Come sei arrivato al disegno? C'è forse un nesso con i tuoi scritti?
 
Enorme. Il mio tentativo di trasportare nella dimensione del reale ciò che vedo nel mondo onirico mi ha portato ad essere per prima cosa scrittore. I miei racconti tratti dai sogni presentavano come un “di più” illustrazioni che vennero notate da importanti riviste del settore (alcuni miei disegni hanno fatto parte di svariate testate giornalistiche). Un giorno mi venne detto: “Ma perché non provi a farne dei quadri?” Tentai e riuscii.
Insomma i racconti dovevano fare da traino anche ai disegni ed invece è avvenuto il contrario.
Tutto ciò che disegno è esistito in un mio sogno ed essendo i miei sogni decisamente logici esiste anche, da qualche parte, in forma di racconto scritto velocemente da me stesso al momento del risveglio. Sogno-racconto-disegno sono strettamente collegati tra loro e ad essi va affiancata l’oggettistica, veri apporti dal mondo onirico nella figura di sculture, meccanismi o modelli che sono una delle mie passioni che cerco di limitare per non sottrarre tempo alle tre fondamentali appena citate. 


 
5) Parliamo adesso della tecnica che da vita alle tue opere.
 
La tecnica registrata presso la S.I.A.E. col nome di Retinografia o Grafia retinica è la folle evoluzione del sistema utilizzato dai fumettisti per creare sfondi o trame per gli oggetti disegnati. Ma, mentre un fumettista si avvaleva (oggi usano i computer) di trasferibili (i famosi retini) io disegno tutto a mano, da qui la grafia del retino o Retino-grafia.
Non faccio quasi mai uso della matita per abbozzare le immagini. Le ho troppo chiare nella mente per sbagliarle ma devo darmi una regolata per centrarle sui fogli altrimenti con la mia smania di disegnare finirei per uscire dalla tela. Così con la matita segno i margini dell’immagine ma è tutto qui. I miei lavori sono disegnati a mano libera e senza righelli, squadre o matita se si eccettuano i segni usati per la centratura.
Inoltre non sfumo mai e così le tegole che si vedono in primo piano sui tetti di un palazzo compariranno su quelli dell’ultimo palazzo sullo sfondo solo più piccole e disegnate con pennini più fini e lenti d’ingrandimento più potenti.
La stessa cosa dicasi per le foglie delle siepi di un labirinto o la ghiaia di una strada, le scaglie di un drago etc.
I chiaro scuri e le ombre vengono generati dalla dimensioni dei particolari costituenti le trame, così che sotto le ali di un drago l’ombra è data dalle scaglie disegnate più piccole e più fitte ma sono sempre scaglie.
Un lavoro esclusivamente manuale che richiede molta pazienza e soprattutto molto tempo.
Flamelaut è stata disegnata in due mesi ma nel processo mi sono ammalato. Il labirinto di “La difficile via verso l’Amore” ha richiesto due mesi e mezzo che è un tempo abbastanza giusto per un’opera di quel tipo di un metro per settanta.
I cinquanta per settanta richiedono circa quindici giorni di lavorazione a seconda del soggetto.
Normalmente prediligo la china ma ho sperimentato anche altre cose come oro e argento su cartoncino nero, acrilici su plastica e mille altre prove per design d’oggetti industriali.
Ultimamente mi occupo di scatole per profumi, oggettistica d’arredo, tessuti e trame.


 
6) Nelle tue opere pittoriche sono ritratti mondi fantastici, in miniatura, arzigogolati e che sembrano esulare dalle normali leggi della fisica; ma non mancano anche rappresentazioni di animali impossibili, piante aliene, atmosfere oniriche... Quando ci conosciuti, a metà marzo, mi hai spiegato che le tue opere traggono spunto principalmente dai tuoi sogni...
 
Si. Tutto esatto. Innanzitutto bisogna dire che da bambino soffrivo di terribili incubi e che in occasione di un sogno decisamente strano (se vuoi un giorno te lo racconterò non è misterioso è solo lungo da mettere sulla carta) ebbi il dono di accorgermi di “stare sognando”.
Ero così diventato un sognatore cosciente. Nell’accorgermi di trovarmi in un universo onirico incominciai a tollerare (dominare no, non ci riuscii mai in pieno) le visioni mostruose che mi erano prospettate durante il sonno. Poi col passare degli anni in queste mie escursioni nel mondo dei sogni (gli americani lo chiamano con una parola sola “dreamland” e mi pare decisamente appropriato) iniziai a focalizzare la mia attenzione sui particolari di ciò che mi circondava.
Se dal principio m’interessavo alla trama del sogno e cioè della storia che questo mi raccontava in seguito presi ad esaminarne gli oggetti, gli arredi, le scenografie del sogno e non trovando la loro corrispondenza nel nostro universo del reale cercai di riprodurle. Il motivo a foglie strettamente connesse che compare più volte nei miei quadri lo appresi osservando una serie di altari pagani presenti su un isola (un isola da e in sogno ovviamente) quest’esperienza è narrata in “l’Isola della Villa Tempio” altro racconto della Porta d’Ebano. Il motivo mi toccò così tanto che l’indomani cercai di riprodurlo con la china ma l’originale in sogno era come l’opera che ho portato all’ultima mostra alla Domus Talenti un bassorilievo su rame. Imparai la mia tecnica di disegno dai sogni.
Le mie esperienze oniriche spaziano su argomenti talmente diversi tra loro che anch’io faccio fatica a seguirli tutti per questo ne prendo attentamente nota per eventuali lavori futuri.



7) Mi piacciono molto i Crinoidi. Anch'essi sono frutto dei tuoi viaggi onirici?
 
Si. Certamente. Come gli “Araldi” creature presenti in un mio racconto (Insect God of Shanna Lou) di speriamo prossima pubblicazione nella raccolta La Porta d’Ebano.
Il poster della loro città Flamelaut è disegnato proprio come la vidi la prima volta che ebbi modo di visitarla in sogno. Chi lo osserva (andrebbe posto abbastanza in alto) si trova proprio nel punto ove era l’osservatore, nella fattispecie colui che sognava … cioè io.
Il Crinoide sulla destra è Zanjard Toled  il mio “Virgilio” ovvero colui che mi fece da guida, ma anche lui era in visita. A quanto pare abitava in un'altra città periferica. Per questo sta scattando una foto-ricordo del posto con una macchina fotografica pentaprismatica (anche qui il cinque è d’obbligo dato che hanno cinque occhi). La loro vista tende a fornire un’immagine circolare di ciò che li circonda, in sogno ho visto alcuni loro quadri e non è detto che un giorno non tenti di riprodurre le loro distorte percezioni della realtà (distorte per noi che abbiamo una visione binoculare).

Crinoide1


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


8) Chi sono i Crinoidi? Sono creature pacifiche?
Si. Hanno organi di fonazione simili a trombe ma comunicano perlopiù col pensiero. In loro tutto e a gruppi di cinque. Cinque petali (se a volte ne ho disegnati di più ho commesso un grave errore!!!) cinque occhi sistemati tra i petali simili ai pistilli di un fiore ma attaccati alla corolla, cinque tentacoli boccali (anche qui a volte ne ometto qualcuno – Ahi!) e cinque per la mobilità (anche qui … nella scultura sono solo quattro perché non sono riuscito a farceli stare tutti ma non dirlo in giro!)
Sono intelligentissimi. A loro non importa nulla dell’apparire. Sono dediti a forme di pensiero filosofico molto alte e non si preoccupano troppo di cose secondarie.  La loro città appare come primitiva solo perché non si curano dell’aspetto al di là della pura funzionalità e amano molto l’artigianato. Mi hanno accolto benissimo perché leggendo la mente non considerano l’aspetto esteriore come importante. A loro basta sapere che un essere ha pensieri positivi e costruttivi. Odiano la sopraffazione e all’apparenza, ma non è così, sono abbastanza schivi.

Crinoide2

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 
9) Come vivono e com'è strutturata la loro città? Inoltre ci parleresti del loro pianeta?
 
Innanzitutto si riproducono per mezzo di “fiori unisessuali” proprio come certe piante (vedere il Bosso). Non esistono individui femminili o maschili. Essi portano su di loro entrambi i sessi e durante un certo periodo dell’anno, quello che potrebbe essere definito la Primavera se sul pianeta Zan esistesse tale stagione, dai metameri inferiori del corpo dei crinoidi viene emesso il polline ovvero i gameti maschili mentre da quelli più alti si ha una specie di ovulazione ma l’ovulo se fecondato rimane aderente al corpo del genitore sviluppandosi nelle zone di attacco dei vari metameri. L’individuo non partorisce nel senso più vero del termine ma convive con il “figlio” per un brevissimo periodo.
Quando si distacca dal corpo del genitore questi è già “adulto” mentalmente e solo a quel momento gli viene dato il “nome” in una cerimonia “d’investitura” che si svolge nell’anfiteatro a cupola che si vede nel centro del quadro di Flamelaut (è probabile che ogni città ne abbia uno ma io per ora in sogno ho visitato solo Flamealut e la sua immediata periferia).
Il suffisso Zan molto probabilmente si riferisce alla gente del pianeta, la seconda parte al genitore e il secondo nome è proprio dell’individuo. Ricorda molto il patronimico dei russi (ed è probabile che sia nato in sogno proprio da questo).
 
Il pianeta Zan ora è molto freddo, sta infatti attraversando quella che potrebbe essere definita come un era glaciale, ma tempo addietro, quando i Crinoidi apparvero come specie dominante, era un luogo a clima tropicale. Essendo fiori e dipendendo dalla luce del sole di Zan per la loro vita essi hanno ideato diversi stratagemmi per ovviare al freddo intenso. I cristalli amplificatori di luce che si trovano su alcuni edifici (solo uno nel mio quadro ma in realtà erano moltissimi) servono appunto a questo e così le torri ove, specie la notte, bruciano le “pietre nere”, una specie di carbone solo molto più duro e lucido (come faccia a bruciare non lo so proprio). Queste torri, anche se nel quadro se ne vedono solo due, sono in gran numero e poste a mo’ di bracieri secondo uno schema ben preciso in modo da coprire con l’emissione del calore l’intera area urbana.
Non ho viaggiato su mezzi spaziali per giungere a Zan. Mi ci sono ritrovato all’improvviso. Non mi sono spaventato dei Crinoidi anche se sono alti all’incirca tre metri anche perché comunicavano col pensiero e poi perché nei miei sogni ho visto di peggio.
Sul pianeta vivono anche altri umani. Non so da dove siano venuti ma ci sono. E da quel che vedo vivono d’espedienti e sono abbastanza mal visti anche se tollerati. Forse non sono terrestri anche se ricordano individui del nostro medioevo. Il crimine (per quel che riguarda i Crinoidi) su Zan non esiste. Collegati mentalmente nessuno dei Crinoidi si sognerebbe mai di rubare o di fare qualcosa di men che lecito nei confronti degli altri. Non essendovi sessualità come noi l’intendiamo non esistono neppure scontri generati da gelosie di tipo sentimentale. Ecco, i Crinoidi pur essendo molto simpatici sono quasi privi di sentimento,  se si esclude la compassione per gli altri e la pietà.
Penso ci considerino inferiori ma non lo vogliano esprimere per non ferirci, almeno questo rispetto a me. Forse altri umani potrebbero provare loro il contrario.
Sono fieri del loro lavoro ma lavorano solo per poter vivere e potersi dedicare alla contemplazione mentale astratta. Tutti lavorano sino al completamento del loro ciclo vitale e la morte di un individuo non è mai vista come un momento triste quanto piuttosto d’un ineluttabile fatalità. Transizione di energie da uno stato all’altro. Questa è la definizione della morte datami da Zanjard Toled.
Quello che hanno ammirato in me è il fatto che io non mi sia stupito nel vederli e nel contemplare la loro città. Farà ridere ma mi hanno anche assegnato un onorificenza come visitatore gradito – Il fiore di Zan. Una medaglia tridimensionale che poi io ho riprodotto e che raffigura un crinoide in miniatura. L’originale in sogno però era più dettagliato presentando su ogni petalo delle scritte a me incomprensibili redatte nel loro pazzesco alfabeto (e dire che in sogno io leggo benissimo).
Vorrei sottolineare che i miei sogni traggono certamente origine da informazioni che posso aver visto anche di sfuggita in passato da qualche parte e che tutti questi dati sono stati poi “montati” dal mio inconscio sotto forma d’immagine onirica. Così i miei studi di Scienze Naturali sono certamente responsabili delle caratteristiche salienti dei Crinoidi esattamente come per il loro nome che, “guarda caso”, in biologia esiste realmente ed è attribuito a minuscoli animali dei fondali oceanici chiamati anche (altra coincidenza?) animali-fiore. L’influenza c’è eccome anche se io non sempre me ne rendo conto.    


 
10) Parliamo della tua ultima esposizione romana.
 
Alla Domus Talenti ho voluto dare un immagine variegata del mio universo onirico. La mostra si chiamava “Viaggio oltre le mura del sonno” proprio perché era un tentativo di portare oggetti ed immagini da un universo ad un altro e di sfatare la frase che afferma che non sia possibile portare indietro nulla dal mondo dei sogni.


 
11) Progetti in campo?
 
Attualmente ho in lavorazione bozzetti per la realizzazione di tessuti e stoffe decorate secondo lo stile che mi caratterizza. Spero che i miei motivi a foglie ornamentali vengano apprezzati da importanti ditte del settore che possano trasformarli in oggetti di uso comune per abbigliamento e moda in generale. Inoltre ho già in lavorazione alcuni quadri in cui utilizzerò il mio stile per realizzare dei ritratti, vedremo con quali esiti. La prossima mostra dovrebbe svolgersi sempre a Roma nel prossimo Autunno/Inverno ma vorrei giungervi portando con me tutte queste nuove esperienze, in specie quella letteraria, già realizzate in modo compiuto.

postato da: mMushroom alle ore 09:35 | Link | commenti
categoria:intervista a beccari fabrizio ne
domenica, 10 maggio 2009

L'intervista di questa domenica è ad Eleonora Granata, autrice per i tipi della casa editrice Scrittura&Scritture. Ha pubblicato un interessante romanzo di genere mistery, Blu Cobalto, che l'autrice tra l'altro mi ha regalato e che consiglio vivamente e di chi parleremo!


Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro? Parliamo della sua genesi.
 Una vecchia storia di famiglia. Da tempo mi ronzava in testa e sembrava l'incipit perfetto per un libro. Così ho iniziato utilizzando lo spunto di questo quadro perduto e da lì e nato questo mezzo noir itinerante. 
 
 


Qual è il tuo rapporto con la scrittura?
Conflittuale. A volte molto frustrante, altre un'esaltazione dei sensi. Nel complesso potrei dire che la scrittura è la migliore valvola di sfogo che abbia mai trovato alla mia emotività irrequieta.
 

Parliamo della tua esperienza editoriale con Scrittura&Scrittura.
Splendida. Non è facile trovare un editore competente e disposto ad investire seriamente negli esordienti. Loro hanno avuto il coraggio di farlo e lo hanno fatto da veri professionisti del settore.

Cosa ne pensi dell'attuale panorama editoriale italiano, così nettamente diviso fra grandi, medi e piccoli operatori? 
Credo che ci sia poco coraggio. I grandi editori investono solo su successi annunciati, o comunque rischiando il meno possible. Troppo spesso preferiscono vivere comodamente il riflesso di paesi esteri (come gli Stati Uniti ad esempio) acquisendo la scrematura di comparti editoriali molto più dinamici del nostro e per questo anche più fruttuosi. Mentre i piccoli, tranne qualche rara eccezione, ne fanno un business di basso livello, puntando sulla quantità e sul contributo dell'autore che si sobbarca quasi interamente i costi di stampa. E qui ci sarebbe da aprire anche una piccola parentesi sulla distribuzione...
 
In quarta di copertina si legge, tra l'altro, che tu stessa sei responsabile di redazione di una casa editrice.
Sì. Ora ho un nuovo incarico. Vado a capo del dipartimento edicola per una casa editrice di Treviso. Ma l'edicola, come si può immaginare, è ben altra cosa.


So inoltre che scrivi per internet (giornali online), ed io vorrei chiederti cosa ne pensi del web come trampolino di lancio per chi attende con trepidazione di vedere, prima o poi, i propri lavori sulla carta.
Non credo che il web sia un trampolino di lancio. E' piuttosto una giungla selvaggia dove ogni pinco pallino qualunque può esprimere la sua opinione. Certo in alcuni casi può essere molto liberatorio, ma non proficuo per future carriere, a meno che non abbiate la fortuna di scrivere per testate di importanti quotidiani on line. Comunque, per chi deve iniziare è un'ottima palestra.


Dopo Blu Cobalto, quali altre novità ci aspettano dalla tua penna?
Ho in mente qualcosa di tragicomico. Una miscellanea che somigli a un rimestio di interiora umane, lacrime e risate.
Per la storia sto seguendo il filo di un vecchio fatto di cronaca che mi aveva molto incuriosito, ma per ora è top secret!


Da autrice, quali consigli daresti a chi fosse interessato a farsi conoscere come scrittore?
Non mollare. Anche nella notte più buia bisogna seguire il lumicino che ci porterà fuori dalla grotta dello sconforto. Certo, oltre questo ci vuole talento, studio e fortuna. Perché non basta arrivare al posto giusto al momento giusto, bisogna arrivarci preparati.

postato da: mMushroom alle ore 13:04 | Link | commenti
categoria:intervista a eleonora granata
sabato, 02 maggio 2009

L'intervista di questo sabato è a Chantal Corrado, direttore di Scrittura&Scritture, giovane e agguerrita casa editrice con all'attivo un catalogo assolutamente da tenere d'occhio.

1) Domanda di rito: com'è nata la Vostra casa editrice e con quali aggettivi (facciamo quattro) la definireste?

Scrittura & Scritture nasce da un grande entusiasmo per quest’attività, motivazione forse ovvia ma presupposto indiscutibile, secondo noi per questo lavoro, oltre ad una massicia dose di impegno, duro lavoro e dedizione costante. Come aggettivi direi: indipendente, dinamica, alla costante ricerca del miglioramento, non a pagamento.

 2) Dirigere una piccola realtà editoriale, specialmente di questi tempi, non dovrebbe essere semplice: ogni anno nascono e muoiono decine di editori. Quali sono i Vostri punti di forza e qual è la Vostra strategia per farvi avanti nel sottobosco spesso intricato della piccola editoria?

Per punti di forza la trasparenza, l’apertura al dialogo, la qualità più che la quantità dei testi di strategie ne mettiamo in atto tante alcune si rilevano buone altre no. La formula magica non esiste, o forse Scrittura & Scritture non l'ha trovata ancora.

3) Parliamo ora delle vostre ultime novità e dei libri che vi hanno dato maggiori soddisfazioni.

Le nostre ultime novità sono un saggio documento "Cronistoria di un confino.L’esilio in Lucania di Carlo Levi raccontato attraverso i documenti" di Angelo Colangelo, un testo che ci sta dando notevoli soddisfazioni soprattutto per il  riscontro con la stampa nazionale, per la narrativa il nuovo romanzo di Adriana Assini "Un sorso di arsenico" una scrittrice dal talento indiscusso, che ha confermato la sua fiducia nei nostri confronti, con questa sua ultima prova . 
Per il resto direi più o meno tutti ci hanno dato una soddisfazione, ad esempio "Scugnizzi "collana per ragazzi va bene, Domenico Infante con "Cronache del vicolo" è arrivato alla sua prima opera a vincere due premi e raggiungere in breve ottime vendite, "Blu Cobalto" di Eleonora Granata lo citerei per la grande disponibità dell’autrice nei nostri confronti;  nonostante sia un'autrice esordiente, ha dimostrato di avere un approccio diverso rispetto alla generalità degli autori esordienti; lo ricorderei inoltre perché pubblicato in un momento di difficoltà distributiva della casa editrice, è stato molto apprezzato e venduto nelle maggiori fiere nazionali e online.

4) Pubblicare un libro è per ogni autore, ma anche per gli editori stessi, un grande traguardo, ma è anche e solo il primo passo. Come gestite la distribuzione dei libri da Voi editi?

Il traguardo non è pubblicare un libro: è promuoverlo bene, il che significa venderlo bene ma anche  cercare di far arrivare al lettore il messaggio contenuto in quel libro cercare la comunicazione di quel libro con la stampa. Il nodo cruciale è qui: da un lato distributori e librerie, dall’altra la capacità e soprattutto l’impegno della casa editrice e dell’autore. Quotidiani e riviste di settore non sempre attente a piccole sigle o troppo ingolfate dai libri.  Alle volte però  la riuscita o meno di un testo non è imputabile  a nessuno. Ci sono sempre incognite  e cose imprevedibili, il flop è dietro l’angolo anche per le grandi sigle editoriali.  

5) Pensate che una giusta sinergia fra Editore e Autore sia importante?

Fondamentale.

Qual è il Vostro rapporto con gli scrittori da voi editi?

Tutto sommato buono con alcuni, ottimo con altri. Alle volte può dipendere anche dall’esperienza della casa editrice nella scelta dei testi ma anche degli autori sui quali si vuole investire. Quando si è agli inizi non basta avere una conoscenza da manuale di questo lavoro occorre la pratica io aggiungo la “gavetta” anche se questa deve passare per insuccessi, batoste, delusioni perché a Scrittura & Scritture fortifica ancora di più il carattere. È innegabile anche un pizzico di fortuna.

6) Cosa ne pensate del fenomeno dell'editoria a pagamento?

Non lo condividiamo, è una scelta di Scrittura & Scritture non chiedere contributi economici , però crediamo anche che debba essere un po’ l’autore a non cadere in certi “meccanismi”o quanto meno a cercare di conoscere come opera ,come si muove quella casa editrice.

7) Quali sono i generi sui quali punta la vostra linea editoriale?

Al momento la narrativa in tutti i suoi generi per il momento italiana ma non escludiamo di aprirci anche ad autori stranieri, la saggistica e i libri per bambini e ragazzi Approfitto di questa domandaper rivolgere un appello: Leggete più libri di autori italiani e un po' meno di quelli stranieri, se decidete di comprare due libri fate in modo che uno sia di un autore italiano

8) Quali consigli dareste ad un autore che desidererebbe proporVi un testo in valutazione?

Essere convinto nel testo che vuole pubblicare.

Collaborare e dialogare sempre con noi per una migliore riuscita del testo

non scoraggiarsi alle prime difficoltà

Se si tratta di un autore esordiente che sta per pubblicare con noi e quindi con una relatà piccola non aspettarsi di aver pubblicato il bestseller dell’anno e non fare paragoni improponibili con autori esordienti di colossi dell’editoria.Insomma un po’ di umiltà da parte sua non guasterebbe. Ma i consigli sarebbero tanti da scriverci un ennesimo libro sull’argomento e lascio questo a chi magari lo sa fare meglio di me.

Chantal Corrado

postato da: mMushroom alle ore 17:59 | Link | commenti
categoria:intervista scrittura&scritture
venerdì, 24 aprile 2009

Riprendono le interviste sul Mushroom's Blog, e questo venrdì si ricomincia con una giovane scrittrice che, secondo me, promette davvero bene e che vi consiglio vivamente di leggere e seguire. Si chiama Valentina Bellettini e ha pubblicato, per i tipi di Giraldi Editore (Bologna), "Profumo d'incenso".
Segue, prima dell'intervista, la mia recensione a questo splendido romanzo.

 

Scrittura semplice ma tutt'altro che banale, capitoli brevi, concisi, intensi, che cadenzano il ritmo di un romanzo interessante, rivolto ad un target eterogeneo, che l'autrice ha saputo rispettare con grande professionalità. Con questo libro, possiamo annunciare la nascita di una nuova firma, intelligente e marcata, quella di Valentina Bellettini, giovane autrice romagnola.

"Profumo d'incenso" è la storia di Marta, adolescente alle prese con un compito che ricordiamo tutti come arduo: la tesina per superare l'esame di terza media.
L'argomento che Marta decide di portare è la storia d'amore fra Iside e Osiride, dèi maggiori dell'antico Egitto e genitori dei Horus.
In contemporanea con il viaggio che sua sorella Laura fa con il suo fidanzato nella terra dei faraoni, la giovane Marta si ritroverà, dormendo, nel magico mondo delle piramidi, e più precisamente nei panni di Iside! Ciò le procurerà non solo grandi emozioni, ma anche alcune incomprensioni con i suoi genitori, gli insegnati e i compagni di scuola. Perchè Valentina Bellettini non vuole solo raccontare una storia fantastica, un viaggio incantato, ma anche spiegare e dare nozione di quelle che possono essere il più delle volte i difficili ostacoli che i giovanissimi incontrano entrando nel mondo degli adulti attraverso la prima adolescenza; infatti Marta ha tredici anni, età in cui non si è più bambini, ma neppure ragazzi.

Interessante e divertente l'idea di donare agli dèi dell'antico Egitto un'aura "umana" e meno fredda e ieratica di quella entro la quale solitamente vengono conosciuti nei libri di storia. Impossibile sarà non affezionarsi al piccolo Horus neonato quando Iside dovrà cambiargli il pannolino, o alla dea Bastet che bisticcia con il mordace dio Bes!

Il finale del romanzo, che vedrà Marta adulta ed inserita nel mondo del lavoro riprendere per l'ultima volta il suo antico viaggio in Egitto - stavolta l'Egitto reale! - è la parte a mio parere pù avvincente ed imprevedibile.

INTERVISTA

1) Dunque, iniziamo con le presentazioni: chi è Valentina Bellettini?
Di classe'83, sono una commerciante, vivo a Rimini, e sono diplomata in ragioneria. Nonostante le premesse mi facciano sembrare pratica e calcolatrice, in realtà sono una sognatrice ed amo perdermi nelle fantasie fino a creare storie, personaggi, interi dialoghi e scene, che confluiscono poi in quella che è la mia più grande passione: la scrittura. Scrivere è un sogno che mi "perseguita" fin da bambina, da quando ho capito che le mie avventure immaginarie potevano essere trascritte su dei fogli; tra i parenti che reagivano ai miei racconti dicendo che ero molto fantasiosa ed un memorabile 10 e lode nel tema d'italiano in V elementare, l'idea si fece sempre più forte dentro di me, ma la scelta definitiva avvenne dopo la maturità, ai tempi in cui collaboravo per il Corriere Romagna: era un periodo in cui mi stavo chiedendo se fosse davvero quella la mia strada, il giornalismo, io che piuttosto che descrivere i fatti volevo inventarli, e sfogliando il quotidiano qualche pagina dopo il mio articolo, vidi pubblicato il necrologio dell'anniversario della morte del mio bisnonno, l'unico parente che avesse scritto un libro e colui che consideravo il mio punto di riferimento in quest'ambito; fu allora che decisi d'impegnarmi sul serio nella realizzazione di questo mio sogno ed il mio libro d'esordio "Profumo d'incenso" è dedicato a lui. Si chiamava Primo: il nome del mio bisnonno, la prima pubblicazione.
 
2) Profumo d'incenso, tuo romanzo d'esordio con Giraldi Editore. Parliamo, prima di dedicare qualche parola al libro, della tua esperienza editoriale.
La mia esperienza editoriale è fatta di alti e bassi: dalla gioia della proposta di un contratto, all'estenuante attesa di due anni prima di essere pubblicata, dall'entusiasmo per la libertà di scelta della copertina (realizzata da me con la macchina fotografica, un programma di foto-ritocco sul computer e, soprattutto, l'aiuto di un'amica che si è improvvisata fotomodella) e la possibilità di partecipare alla fiera internazionale del libro a Torino, alla totale assenza di un programma di promozione e una distribuzione non del tutto capillare. In fondo, come esordio va bene (non è che possa pretendere chissà che cosa) ed è stata un'esperienza utile, mi ha insegnato tanto: sono più consapevole dei miei desideri, so cosa cercare e dove mi devo soffermare, e visto che in fondo non si finisce mai d'imparare, sono pronta a cimentarmi in nuove avventure e a rischiare, proprio come i miei personaggi!

3) La protagonista del tuo romanzo, Marta, incontra e conosce, nei panni di Iside, gli altri dèi dell'Antico Egitto. Come già dicevo nella recensione, essi (Iside compresa) sono delineati in modo molto speciale: perdono il classico alone mistico per acquistare le fattezze di esseri più vicini ai loro sudditi di quanto, leggendo  normalmente nei libri di storia, non si evinca. Come mai questa scelta?
Bella domanda. In realtà è molto semplice: la scelta è dovuta dal fatto che per quanto Marta s'immedesimi nel sogno (tanto da avere seri dubbi riguardo alla sua vera identità, credendo d'essere la divinità Iside), sempre di un sogno si tratta, e in quanto tale, è visto e vissuto in base alla sua mentalità ed al suo essere una semplice adolescente. Per questo motivo, pur suscitando rispetto, le divinità sono umili e dalle caratteristiche umane: noi le vediamo attraverso il sogno di Marta, il prodotto della mente di una creatura umana.
 
4) C'è una divinità alla quale ti sei particolarmente affezionata?
Senz'altro Iside, perché è lei che mi ha ispirato questa storia: ho iniziato proprio facendo come Marta, mi sono immedesimata nei panni della divinità.. e alla fine è nato questo libro! Quindi Iside ha un'importanza fondamentale. Poi, certo, mi son dovuta innamorare di Osiride per scrivere di questo sentimento, mi sono fatta quattro risate con Bes, ho guardato con ammirazione mista a timore la gatta Bastet, e mi sono commossa nel veder crescere Horus, come se io fossi Iside e lui mio figlio; è indispensabile che mi lasci trasportare dalle emozioni e dai miei personaggi se voglio trasmettere qualcosa anche ai lettori, e, in fondo, essendo coinvolta in prima persona con i sentimenti, non posso che affezionarmi ad ogni singolo protagonista (pensare che con questo romanzo mi sono pure controllata!).

5) Cos'ha significato per te scrivere questo libro, e come ti sei orientata nella documentazione circa la mitologia egizia?
Ho scritto questo libro pensando che sarebbe stato il mio libro d'esordio, ma senza credere realmente che ciò fosse possibile: ho scritto per puro piacere di farlo e non mi sono resa conto che stavo effettivamente realizzando il mio sogno fino a quando ho visto le bozze dell'editore. Oltre a questo, "Profumo d'incenso" porta molti altri significati con sé: dal banale riscatto verso una società che si metteva a ridere quando affermavo di voler diventare una scrittrice (non lo sono ancora, ma un piccolo passo è stato fatto, no?) e dall'ingenuo desiderio di trasmettere ideali, speranze, agli adolescenti come Marta; scrivendo questo libro ho capito che il mio stile di scrittura riguarda narrare storie fantasiose con risvolti fattibili, che portino ad un riscontro nella realtà quotidiana.
Riguardo alla mitologia egizia, prima di "stendere" il romanzo mi sono documentata diversi giorni, prendendo appunti dai libri di testo e navigando su Internet; ho selezionato qualsiasi cosa potesse tornarmi utile, talvolta anche un semplice elemento che m'incuriosiva.

6) Qual è il tuo rapporto con la scrittura?
Come un complesso rapporto amoroso! A volte la subisco come una passione che mi rende schiava del suo impeto (quando mi viene un'idea non posso fare a meno di appuntarla immediatamente) e altre volte è un lavoro razionale, consapevole (la stesura del testo); a volte la odio (quando mi sembra di aver scritto una sciocchezza) e altre la amo (quando la cosa di cui sopra riacquista un senso); a volte mi rende triste (quando penso di non riuscire a portare a termine il romanzo) altre volte mi fa esplodere di felicità (quando vedo che la storia assume dei risvolti inaspettati ed entusiasmanti) e potrei continuare a lungo perché la scrittura mi da molteplici emozioni. Lei è veramente e seriamente, tutto: dallo sfogo di un malumore alla semplice voglia di fantasticare; è l'indispensabile del mio essere. Ecco, alla fine mi è proprio venuta una dichiarazione d'amore.^^

7) Hai degli autori o libri di riferimento che reputi essere i tuoi must?
Più che un autore specifico, ho diversi libri di riferimento. Visto lo stile che voglio adottare, i miei must sono "Il piccolo principe", "Momo", "La storia infinita", "La metamorfosi".. ma come libri preferiti spazio dalla letteratura classica ("Cime Tempestose", "La signora delle Camelie") alla moderna ("Le pagine della nostra vita", "L'ombra del vento"), dalle testimonianze ("Il diario di Anna Frank", "Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino") alla fantasy-fantascienza ("Le cronache di Narnia", "Twilight") e sicuramente avrò dimenticato di citarne qualcuno: amo i libri!

8) Quali consigli daresti ad un giovane autore che desidera farsi conoscere?
Purtroppo c'è una scarsa considerazione degli esordienti, soprattutto è difficile convincere all'acquisto, le librerie della propria città (qualcuno c'è, ma non basta.. e in ogni caso sarebbe limitato alla propria residenza): secondo me il mezzo più efficace è Internet, quindi, prima cosa, crearsi un blog/sito (personalmente preferisco un blog, perché questo appare da subito nei motori di ricerca); registrarsi su aNobii e mettere a disposizione una copia del proprio libro per una catena di lettura gratuita (cosa che ho scoperto recentemente e che trovo molto utile e divertente); iscriversi nei siti dedicati a promuovere esordienti (liberaillibro, libriescrittori.com..). Inoltre, penso siano utili anche le serate di presentazione.

9) Progetti in campo?
Un secondo romanzo, insolito e dalle premesse provocatorie: è una storia che ho scritto in due anni, attualmente sto proponendo il manoscritto a qualche editore.
Tra i miei quaderni di appunti ho in progetto almeno altri tre libri: ho le trame, ma devo ancora procedere alla stesura; presto ne comincerò uno.. sarà la mia nuova avventura!

postato da: mMushroom alle ore 09:47 | Link | commenti
categoria:itervista a valentina bellettini
mercoledì, 08 aprile 2009

IL MUSHROOM'S BLOG VA IN VACANZA

TORNERO' ALLA FINE DI APRILE CON NUOVE E INTERESSANTI INTERVISTE!

postato da: mMushroom alle ore 21:35 | Link | commenti
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