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venerdì, 22 febbraio 2008

Questo fine settimana si apre con una nuova intervista a Fabrizio Bandini, editore della casa editrice Midgard di Perugia.

(1)   Fabrizio, fare quattro chiacchiere con te è sempre un piacere. Iniziamo a parlare del tuo nuovo libro "La Saga degli Alburni".

 

E’ un piacere anche per me. La Saga degli Alburni, il mio ultimo libro, è uscito nell’ottobre del 2007, dopo alcuni mesi di lavoro. Si tratta di un romanzo epico-fantasy, ambientato in Italia, nell’età del ferro, ai tempi dei Re guerrieri. Come storia si situa sulla scia del mio precedente libro, Il Canto di Midgard, e si ispira in maniera chiara all’epica greca, all’Iliade, all’epica latina, all’Eneide, e all’epica germanica. Da anni studio i miti e l’epica indoeuropea. E’ il mio campo di interesse principale. Il nocciolo della storia è semplice e archetipale: una bellissima principessa contesa fra due Re, entrambi innamorati di lei. La ragazza sposa Alburno, il Re degli Umbri, e il suo rivale, Dago, il Re dei Volsci, ferito e rabbioso, scatenerà una guerra sanguinosissima per averla. Come si può vedere è una storia semplice, antichissima come il mondo, eppure di una forza e di una bellezza incomparabile. I miti ci parlano di questo. E lo sforzo della mia scrittura è di riportare i temi mitici in una prosa epica, fantastica.

 

2) Nel corso di quest'ultimo anno come si è evoluta la Midgard Editrice? Un bilancio del 2007 e prospettive per il 2008.

 

 Il 2007 è stato un anno importante per la Midgard. Abbiamo pubblicato numerosi libri, tutti molto interessanti e validi. Le collane sono diventate cinque, con l’aggiunta della collana erotica, che sta andando molto bene. Inoltre abbiamo dato il via all’antologia I Figli di Beowulf, in collaborazione con Alberto Henriet, che punta a raccogliere i racconti e i saggi dei migliori scrittori fantasy italiani del momento.

 

3) Parlaci un po' dei concorsi recentemente indetti dalla tua casa editrice? Quale ti sta dando più soddisfazioni?

 

Il Premio Midgard Narrativa e il Premio Midgard Poesia sono i due concorsi principali, quelli più seguiti e più combattuti. Si propongono sempre autori e autrici molto valide. Ma anche il nuovo nato, il Premio Midgard Historia, per racconti e saggi storici, in collaborazione con la Borghini srl, si sta comportando bene e penso che prenderà sempre più piede.

 

4) In che modo cerchi di promuovere i libri editi dalla Midgard?

 

Cerchiamo di fare una promozione oculata. Attraverso internet, le presentazioni, i giornalisti e i responsabili del settore, promovendo i nostri libri anche alle case editrici maggiori. E’ il miglior modo di promozione per una piccola casa editrice, che non ha molte risorse e quindi deve ottimizzarle al massimo per fare conoscere i suoi autori.

 

5) Dal 2004, anno di fondazione della tua casa editrice, sino ad oggi, cosa pensi sia cambiato, in senso positivo, s'intende, nella Midgard?

 

La casa editrice è nata nel 2004 come una scommessa, per passione e per istinto. Da allora chiaramente è cresciuta moltissimo. Ad oggi abbiamo cinque collane, più di sessanta libri in catalogo, tre premi letterari attivi. Cominciamo ad essere conosciuti in tutto il paese, insomma.

 

6) Quello dell'editoria piccola e media è un sottobosco intricato, e ogni anno muoiono e nascono decine di piccole case editrici. In che direzione ti stai muovendo per far sì che la Midgard proceda avanti - e si direbbe che lo stia facendo molto bene anche e anche a testa alta - e quali sono i tuoi progetti e / o novità future (personali in quanto scrittore e come editore)?

 

La situazione dell’editoria italiana è molto difficile e complicata. Bisogna sottolinearlo. La crisi economica inoltre non ci stanno dando una mano, anzi. L’italiano medio leggeva poco prima e legge ancora meno ora. Uno fa il lavoro di piccolo editore per passione, più che altro, perché ama la letteratura e l’arte, non certo per i guadagni, che sono esigui. La piccola editoria italiana si trova sempre nella situazione cronica di mancanza di risorse e finanziamenti. Le piccole case editrici vanno avanti grazie al concorso degli autori, con i loro contributi per l’edizione. E’ una editoria underground, come sappiamo bene, in cui case editrici e autori si sostengono a vicenda. Le grandi case editrici sono un’altra storia, enormi risorse finanziarie e visibilità su tutti i mass media. Ma noi non ci scoraggiamo. Facciamo il nostro lavoro con serietà e continuiamo per la nostra strada. La filosofia editoriale della Midgard non cambia, andiamo avanti con i nostri premi e con le nostre antologie, promovendo tutti quegli autori che non riescono ad arrivare alla grande editoria, e non certo per loro demerito. Come scrittore, invece, sto valutando se continuare con i racconti epici-fantasy o se pubblicare prossimamente un libro di poesie, la mia vecchia passione, e tornare così a parlare anche un po’ di me. Non lo so. Vi farò sapere. Un caro saluto a tutti!

postato da: mMushroom alle ore 08:33 | Link | commenti
categoria:nuova intervista a fabrizio band
mercoledì, 13 febbraio 2008

Ho passato questo pomeriggio al Papyrus Cafè, in via de Lucchesi, dove si è tenuta la presentazione della nuova antologia Amore ed Eros, edita dalla casa editrice ArpaNet. Lì ho conosciuto MariaGiovanna Luini e Gaspare Bitetto. Colgo l'occasione per salutarli ancora e dire che è un vero piacere conoscere gli autori intervistati. :-)

postato da: mMushroom alle ore 19:55 | Link | commenti (6)
categoria:
lunedì, 11 febbraio 2008

Come iniziare una nuova settimana se non con una bella intervista. Questa volta, a rispondere, è lo staff della casa editrice di Lecce I Sognatori.

1) Domanda di rito: com'è nata la Vostra casa editrice e con quali aggettivi (facciamo quattro) la definireste?

”I sognatori” nasce per reazione al desolante panorama editoriale italiano. Stanchi di pensare “ci vorrebbe questo, ci vorrebbe quello”, abbiamo deciso di rimboccarci le maniche e di agire concretamente, facendo “questo” e facendo “quello”. Dalla teoria alla prassi. Perché un sognatore sa essere anche pragmatico, quando vuole.
Gli aggettivi che meglio descrivono la nostra casa sono DIVERSA (basta dare un’occhiata alla nostra politica editoriale per rendersene conto), COMBATTIVA (non abbiamo alcun timore di assumere posizioni scomode, anche a rischio di farci qualche nemico in più), ONESTA (massima trasparenza nei riguardi di scrittori e lettori), UTOPICA (certi obiettivi per il momento sono fuori dalla nostra portata, ma tutto ciò non ci impedisce di crederci fermamente e di lottare quotidianamente per trasformarli in realtà: d’altronde abbiamo già realizzato sogni, nostri e altrui, ritenuti in linea di principio “irrealizzabili”).


2) Dirigere una piccola realtà editoriale, specialmente di questi tempi, non dovrebbe essere semplice: ogni anno nascono e muoiono decine di editori. Quali sono i Vostri punti di forza e qual è la Vostra strategia per farvi avanti nel sottobosco spesso intricato della piccola editoria?

La sopravvivenza è minata da tutta una serie di fattori: pochi lettori, scarso entusiasmo nei riguardi della piccola editoria, mercato saturo di libri, cataloghi zeppi di opere scritte malissimo (spesso e volentieri pubblicate a pagamento), costi proibitivi sul fronte distributivo. Ma nel “male” c’è anche la “cura”. Ecco allora che I sognatori si impegna allo spasimo per abbattere le barriere che separano vicendevolmente editore, scrittore e lettore: il lettore diviene così parte attiva all’interno dell’operato editoriale, smette i panni del consumatore cui viene chiesto esclusivamente di aprire il portafoglio, e lo scrittore può interagire con essi in maniera franca e diretta. Alla saturazione del mercato rispondiamo pubblicando esclusivamente i lavori nei quali crediamo fermamente, operando di pari passo una selezione nella quale nulla viene lasciato al caso. E agli alti costi della distribuzione tradizionale abbiamo trovato da tempo un ottimo viatico nella vendita on line.


3) Cosa pensate dei concorsi letterari in quanto opportunità per farsi conoscere? Voi stessi ne avete indetto uno lo scorso anno: l'esito qual è stato?

Se onesti e ben organizzati, i concorsi letterari possono rivelarsi un’ottima opportunità per uscire dall’anonimato, farsi leggere da svariati lettori (imparando anche a valutare l’impatto dell’altrui opinione) ed entrare a far parte del circuito editoriale.
I concorsi letterari, prima di essere indetti, dovrebbero presentare tutta una serie di requisiti: quota d’iscrizione (qualora si renda necessaria) dai costi contenuti, equilibrio tra dare e avere, massima trasparenza. Crediamo anche che tutti i concorsi dovrebbero concludersi con la pubblicazione (in qualsivoglia forma) dell’opera vincitrice, altrimenti l’atto dello scrivere – la sua funzione comunicativa – perde significato e valore.
La prima edizione del concorso “Un sogno dentro un sogno” è stata portata avanti rispettando queste linee guida; attendevamo una partecipazione maggiore, ma alla fine quel che conta è stato portare a galla dieci autori sconosciuti del sottobosco editoriale. L’antologia che ne è scaturita è piaciuta un po’ a tutti, e tanto basta. Non a caso quest’anno abbiamo deciso di replicare. Se a qualcuno interessa, il bando di concorso della seconda edizione è consultabile qui:
http://www.casadeisognatori.com/concorso.htm


4) Pubblicare un libro è per ogni autore, ma anche per gli editori stessi, un grande traguardo, ma è anche e solo il primo passo. Come gestite la distribuzione dei libri da Voi editi?

Come già accennato, I sognatori distribuisce le proprie opere mediante commercio elettronico, forma di vendita sicura ed efficace. Le spese di spedizione bassissime e i tempi rapidi di consegna (a volte un solo giorno lavorativo) garantiscono il giusto appeal. La nostra distribuzione copre l’intero territorio nazionale, ma è chiaro che tramite internet ormai è possibile vendere in tutto il mondo.


5) Pensate che una giusta sinergia fra Editore ed Autore sia importante? Qual è il Vostro rapporto con gli scrittori da voi editi?

Più che importante: fondamentale. Curiamo i rapporti umani con un’empatia che spesso manca alle case editrici. Lo scrittore non è un giocattolo col quale interagire di tanto in tanto, per poi riporlo nella scatola quando non serve più. Deve avvenire invece uno scambio di idee finalizzato alla buona riuscita dell’opera. Bisogna pensare al libro come a un insieme di sforzi congiunti, il risultato di un’azione sinergica. L’autore deve avere voce in capitolo, e comprendere al contempo che un punto di vista esterno è necessario per scovare quei difetti che lui, proprio perché “padre” dell’opera, non è in grado di cogliere con obiettività.


6) Cosa ne pensate del fenomeno dell'editoria a pagamento?

Sull’argomento abbiamo versato i proverbiali fiumi d’inchiostro. Per non ricorrere al copia e incolla, col permesso dell’intervistatore segnaliamo un paio di link utili:
- http://www.casadeisognatori.com/2urlo.htm#1) la grande truffa dei contributo editoriale
- http://casadeisognatori.splinder.com/post/15601782
A chi non conosce la nostra politica editoriale, comunque, anticipiamo che I sognatori è assolutamente contraria alla richiesta di contributo.


7) Quali sono i generi sui quali punta la vostra linea editoriale?

I sognatori pubblica esclusivamente romanzi e raccolte di racconti. Niente poesie, saggi, riviste o libri illustrati (per bambini e non). Il genere del romanzo o dei racconti non ha importanza: per noi ciò che conta è la qualità dell’opera, a prescindere dal genere cui è ascrivibile. Ci sono anche lavori incatalogabili (come l’ultimo libro da noi edito, “Lapsus” di Flavio Pagani), che però non meritano in alcun modo di essere penalizzati. Al contrario: meritano di essere portati a conoscenza dei lettori, per il coraggio e l’originalità dimostrati.

8) Quali consigli dareste ad un autore che desidererebbe proporvi un testo in valutazione?

Agli scrittori suggeriamo di non dare per scontato alcunché. Di rispettare il nostro lavoro come noi rispettiamo il loro. Di non peccare di superbia. Di rivolgersi altrove se si è pieni di sé. Di consultare il nostro sito prima di contattarci. Di leggere moltissimo per essere certi di non aver elaborato un’opera pedissequa. Di essere disposti ad accettare un rifiuto ed eventuali critiche. Di essere disposti a farsi sorprendere, magari con una proposta di edizione. Di stabilire un rapporto di stima e fiducia reciproche che sappia andare al di là della pubblicazione tout court. Di ricordare che dall’altra parte del computer vi sono esseri umani, non robot. Di perseguire sempre e comunque la strada del perfezionamento. Di appoggiare la piccola e seria editoria indipendentemente dal tornaconto personale. E infine, parafrasando Ojetti: credete in voi stessi quando scrivete; dubitate, come un nemico, quando vi rileggete.

postato da: mMushroom alle ore 15:08 | Link | commenti (1)
categoria:intervista casadeisognatori
martedì, 05 febbraio 2008

1)DUNQUE, COMINCIAMO CON LE PRESENTAZIONI: CHI E' SERGIO PAOLI?

Sergio Paoli nasce a Viareggio, città di mare, famosa per il suo carnevale e le sue pinete.
E’ un posto che ama tantissimo e dove si sente sempre a casa. Ancora oggi, quando riesce a tornare e si ritrova in pineta, o sulla riva del mare, all’alba, ringrazia per avere avuto la fortuna di essere di nuovo lì.
E’ brianzolo d’adozione: ha vissuto quasi tutta la sua vita in queste zone, che adora, tra Olgiate Molgora, Brisoco e Missaglia. Qui ha fatto tutte le scuole, tra le colline ed il lago.
Il liceo era infatti il “Grassi”, di Lecco, sezione G.
Ha dato la maturità nell’anno del Mundial.
Poi si è laureato a Milano, in economia aziendale alla Bocconi, nel 1987.
Adora la Brianza anche e soprattutto perché è qui che, da vent’anni, al suo fianco ha una donna saggia, sua moglie. Da qualche anno ha anche altre tre piccole donne, le loro meravigliose figlie.
Ha insegnato per qualche tempo nelle scuole superiori.
Poi, seguendo la strada tracciata dalla sua laurea, è entrato in una grande azienda, dove ha fatto l’impiegato e il quadro.
Scrive da sempre.
Da piccolo erano poesie: da qualche parte ha un quaderno dove le conserva, dopo averle ricopiate con cura.
In età molto adulta ha ricominciato a scrivere: aveva trascurato questa passione, e un bel giorno si è chiesto perché.
E così ha pubblicato un libro, il primo, questa raccolta di racconti, chiamata “Rumori di fondo”.
“Rumori di fondo” è stato pubblicato intorno al 20 novembre 2007, da L’Autore Libri Firenze (MEF).
Con il solo passaparola, in un mese ha venduto circa 7.000 copie.


2)COS'E' PER TE LA SCRITTURA?

Un modo di esprimermi. Si comincia dall’inizio, se si vuole arrivare da qualche parte. Ho l’ambizione, ma non la presunzione, di diventare uno scrittore di narrativa. Sto misurando i miei limiti ed imparando. Non basta avere la predisposizione a scrivere, a immaginare storie, e pensare di avere talento, per poter scrivere un romanzo. Bisogna leggere, studiare ed esercitarsi.
D’altra parte Vargas Llosa ha scritto che “esiste una predisposizione a immaginare, persone, situazioni, aneddoti” ma anche che “gli scrittori sono una minoranza che a quella predisposizione o tendenza hanno aggiunto il moto della volontà che Sartre definiva una scelta”.
La scrittura di racconti brevi mi sembrava quindi la scelta più semplice per iniziare, anche per cominciare a capire se quello che scrivo è interessante per i lettori. Per un romanzo ci vuole molta più bravura. Forse tra qualche anno, vedremo. Per ora sto scrivendo una raccolta di racconti un pochino più articolati, che spero diventi la mia seconda pubblicazione.

3)HAI DEI MODELLI DI RIFERIMENTO, DEGLI AUTORI CHE APPREZZI E CHE RITIENI DEI MAESTRI DI SCRITTURA?

I racconti di Juan Carlos Onetti (Triste come lei).
Ho amato il Pavese della “Luna ed i Falò”. “La casa degli spiriti” e “D'amore e ombra” di Isabel Allende. Di Camilleri apprezzo la capacità di coinvolgere, di sembrare semplice, anche se non lo è. Calvino. Mario Tobino. Apprezzo Grisham, Turow, Elroy e LeCarrè. Leonardo Sciascia e Manuel Vazquez Montalban. Sepulveda e Garcia Marquez. E non te li ho detti tutti.

4) QUALI SONO LE TUE LETTURE PREFERITE?

I gialli o i legal thriller ben fatti. I romanzi, o racconti con argomenti importanti ed universali. Raymond Carver, ultimamente.

5)SECONDO TE QUANTO UNO SCRITTORE DOVREBBE PENSARE AL LETTORE, MENTRE SCRIVE?

Non credo che sia corretto pensare al lettore. Non del tutto almeno. Si scrive per essere letti, certo, e per dire qualcosa al mondo. Ma, come dice Carver "niente trucchi da quattro soldi!". Scrivendo bisogna essere sè stessi. Bisogna dire qualcosa. E' questo il punto, avere qualcosa da dire. Non è necessario che sia originale o stravagante, ma deve essere solido, profondo, chiaro e onesto. E' solo alla fine, quando hai terminato e pubblicato, che dovresti pensare al lettore. Per capirne le reazioni. Secondo me, vale qualcosa quello che hai scritto se chi lo legge sente aumentare le proprie pulsazioni. Se ritrova qualcosa di sè stesso dentro le tue parole. Se la sua temperatura corporea si alza un pò, appena finito di leggere il tuo romanzo o il tuo racconto. Scrivere significa comunicare qualcosa (emozioni, idee, riflessioni): devi essere sincero per farlo bene. In questo senso devi pensare al lettore. Devi rispettarlo, ed il massimo di rispetto che puoi dargli è essere onesto e sincero, non cercare di circuirlo o stordirlo con effetti speciali. Uno scrittore è un semplice essere umano che cerca di dire qualcosa ad altri esseri umani come lui. E' il modo migliore di pensare al lettore.

6) PARLACI UN PO' DEL TUO LIBRO, "RUMORI DI FONDO" E PRESENTACI, IN DUE O TRE RIGHE, OGNUNO DEI 27 RACCONTI CHE COMPONGONO L'ANTOLOGIA.

"Rumori di fondo" è una raccolta di racconti brevi. Li possiamo definire “racconti urbani” o “pendolabili”, perché se ne può tranquillamente leggere uno per intero in treno, in tram o in metro mentre si va o si torna dal lavoro. Io stesso uso il treno per andare e tornare dall’ufficio e mi rendo conto che molte persone leggono durante il tragitto, ma molte altre no. Magari questa forma più leggera, più snella di racconto, dei micro-racconti appunto, può essere un modo per avvicinarle alla lettura e, perché no, render loro più piacevole il viaggio casa-luogo di lavoro.
ALTRI TEMPI
E’ il racconto della memoria, in tutti i sensi.
C’è la memoria della mia famiglia, dei miei genitori e dei miei nonni. Tutti quanti vissero quegli anni, tra il settembre del 1943 e la liberazione dal nazifascismo, con vicende diverse, in Toscana.
L’AMORE DIFFICILE
Lo ho scritto di getto, mentre guardavo la foto, in bianco e nero, di una scala, interno giorno, ripresa vuota, e dall’alto, dentro un palazzo.
E’ la scala lungo quale la figlia scende, per tornare fuori da lì, per riprendere sé stessa e la sua vita, dopo il solito incontro straziante con la madre.
IL POMERIGGIO DELL’ELETTRICISTA
Un racconto di redenzione. Forse. Una vita modesta, mediocre, buttata via, o comunque costellata da fallimenti. Il matrimonio, i figli, l’alcool.
E la voglia improvvisa, magari la ribellione: se ho un lavoro da fare, devo farlo bene.
COMUNE DI RESIDENZA
Una piccola storia che, inspiegabilmente, ho avuto in testa per anni.
L’idea di un uomo, maturo, tranquillo, che sta facendo qualcosa di ordinario, e che sembra essere un pensionato. Di colpo, all’improvviso, non ne sappiamo il perché, succede qualcosa.
VITE COMPLICATE
A volte, forse, fa bene cercare di relativizzare, di mettere le cose in un contesto più ampio, di allargare lo sguardo oltre il proprio ombelico, no? Alfio, il protagonista, lo sa.
PICCOLI RANCORI
Non sempre quello che per te è importante lo è anche per qualcun altro. Soprattutto in amore.
ITALIA UNO!
E’ un racconto che parla di una sofferenza, di una ribellione, certo insensata, irrazionale verso la stupidità che ci circonda, e forse verso anche il potere che ne è in qualche modo complice.
YESTERDAY
E’ uno dei bellissimi casi di racconti che ho scritto riga dopo riga, senza sapere minimamente cosa sarebbe successo alla fine. Che ha stupito anche me.
CAMBIO TURNO
Certo, pensare davvero che gli angeli siano in mezzo a noi può sembrare ridicolo, me ne rendo conto. Ma a me, a volte piace pensarlo, così come mi garba immaginare che gli angeli, siano per molti aspetti, o almeno per alcuni, abbastanza simili alle persone comuni. Ed abbiano quindi alcuni dei problemi che le persone comuni hanno. Ad esempio quello di sentire che stanno lavorando troppo e che hanno bisogno di riposo.
LUNGHEZZA D’ONDA
E’ una storia che mi ha stupito: come accidenti fa una radio degli anni quaranta a sapere di Internet e delle email? Delle Community e degli avatar? Mah, credo che sia parte del suo mistero, del suo fascino. Ed è per questo che spero che voglia raccontarmi ancora altre storie, un giorno.
RUMORE DI FONDO
Qualcosa è successo, prima, e noi ne vediamo solo la conclusione. Qualcuno dei due non ha ascoltato i segnali forse deboli dell’altro, qualcuno ha sbagliato, chi sa perché, chi sa quando. Può capitare in ogni storia d’amore, se si diventa distratti.
L’AQUILA E IL POLLO (MORTE DI UN POLLO E ALTRE STORIE)
Sono domande che mi sono fatto: sono un pollo o un’aquila?
Al di là delle risposte, credo sia molto importante essere contenti della propria vita e saper guardare oltre il proprio ombelico. Così quando ho scritto questo, volevo divertirmi un po’ con la storia del pollo e dell’aquila.
PICCOLE VIE DELLE CITTA’ DI MARE
Così non va, eh? Ci avete mai pensato, seriamente, che consumiamo troppo, sprechiamo troppo, inquiniamo troppo e che ci comportiamo come se le risorse di questo nostro meraviglioso ed esausto pianeta fossero infinite?
NUOCE GRAVEMENTE ALLA SALUTE
Non avete a volte l’impressione che la cosmetica e la salutistica abbiano preso un posto fin troppo importante nella nostra vita? Dovrebbero esistere delle priorità.
Mi fa più schifo il non rispetto dell’altro, di uno che si fuma una sigaretta all’aria aperta.
PRINCIPE DI SAVOIA
Oh, io sono contro la pena di morte. Ma qui, non sono riuscito a trattenermi.
SBAVATURE
Le tante facce dell’amore, l’amore fisico anche, e il sesso che fa parte dell’amore.
E poi l’invidia e la nostalgia di chi l’amore non lo ha più, perlomeno non come lo vorrebbe.
IL GRANDE NEMICO
Un leone piangente, che rappresenta l’orgoglio di qualcuno, mortificato, ferito e umiliato. Forse vorrebbe essere ascoltato.
CANDID
E’ il racconto della difesa, riuscita, di un’anima candida (in senso positivo).
Difesa dalla volgarità, dalla spazzatura e dalla bruttezza che ogni giorno ci viene tirata addosso in migliaia di messaggi pubblicitari, in trasmissioni televisive viteindiretta, isolegrandifratelli e tutti i derivati. La bellezza, quella dentro, ce la costruiamo solo noi. Ed è quella la bellezza che ci salverà.
COMPIUTA GIACENZA
Ci sono un sacco di cose in compiuta giacenza, al giorno d’oggi. Speriamo che qualcuno abbia la buona volontà di recuperarle prima che vadano nel non riciclabile, no?
IL MARATONETA
Correre mette a confronto con i propri limiti, fa capire cosa è il dolore e cosa è la sofferenza. Fa sentire vivi e felici. Alza l’autostima e al tempo stesso la riconduce nella giusta banda di oscillazione. Manda via i cattivi pensieri e fa arrivare le buone meditazioni. Provate.
IL SALUTO
Ho immaginato la perdita di una persona cara. E il vederla andar via, come un fantasma che sta recandosi nel regno dei morti. Non c’è molto altro da dire, salvo che con la morte ci dobbiamo confrontare tutti.
IL PORTIERE AVVERSARIO
E’ importante essere sé stessi: avere il coraggio di ammettere le proprie paure. Che non è poi questo gran coraggio in fondo. Per me, significa solo cercare di assomigliare a quello che dovrei essere: un fragile e spiazzato essere umano.
I RICCI
Attenzione, attenzione, perché il mondo dei bambini ci insegna tante cose, tra cui la sincerità. Mi piaceva, qui, far pensare al mondo bambinesco della sincerità e della sfrontatezza allegra.
CODICE ROSSO
Il racconto è assurdo, quasi grottesco. Qui c’è quasi il paradosso che rivaluta la tecnologia, che diventa forse più umana degli esseri umani.
IL RIGATTIERE
Il tempo che non ci costa nulla, ma che non ne abbiamo mai a sufficienza.
Il tempo che vola via e che vorremmo tornasse indietro, perché..se avessimo fatto…se avessimo detto. Ci pensiamo troppo poco al tempo, e ai tempi, ormai.
IL TESTAMENTO DEL MANAGER
Può essere che la mia vita sia di successo, e che io diventi ricco, ricchissimo e potente.
Alla fine però, dovremo fare tutti i conti con la stessa medesima difficile cosa: la morte.
IL GIOCO
Che dire? La stupidità umana non ha limiti, no?
Ma come si fa a pensare di divertirsi così, con tutte le cose belle e interessanti che ci sono al mondo, dai! La bellezza ci salverà, almeno spero.


7) CHE RAPPORTO HAI CON I TUOI PERSONAGGI? MA SOPRATUTTO, COME ESSI NASCONO?

Nascono spesso per caso. Un volto visto in treno, le parole di una canzone, la cassiera di un negozio, l’espressione di una collega, una foto, un film. Ho un rapporto difficile, ma bello, con i miei personaggi. Difficile perché in ognuno di essi vorrei metterci tutto, e loro si ribellano, giustamente dicendo “non puoi farci finti, devi farci veri!”. Bello perché li sento vivi.

8)C'E', IN "RUMORI DI FONDO", UN RACCONTO AL QUALE SEI PARTICOLARMENTE AFFEZIONATO? SE Sì, SPIEGACI COME ESSO E' NATO E COME L'HAI SVILUPPATO.

Credo si YESTERDAY.
I Beatles (che io adoro, tra mille altre cose musicali) qua non c’entrano niente.
Di questo racconto è nato prima la seconda parte, che è stata pubblicata nella Community Fotografia dell’azienda dove lavoro in accompagnamento ad una bella (secondo me) foto che ritraeva due bambini che si rincorrevano gioiosi.
Avevo dato alla foto un effetto giallognolo (tipo seppia) che la faceva sembrare antica e questo mi ha spinto al titolo, che poi è rimasto.
Il testo originario di questa seconda parte (da “in seguito parlammo molto..”) era compreso in sole 2000 battute, perché quello era lo spazio a disposizione.
E’ uno dei bellissimi casi di racconti che ho scritto riga dopo riga, senza sapere minimamente cosa sarebbe successo alla fine.
La parte iniziale la ho scritta dopo, cronologicamente: la ritenevo necessaria, al di fuori da un contesto web come quello della fotografia, per inquadrare meglio i due protagonisti.
Il nocciolo del racconto però è nella parte finale.
Come dicevo, mentre lo scrivevo non avrei mai immaginato quello che salta fuori alla fine: si comprende che tipo di persona è lei e, forse, che problemi ha lui.
Mi piacerebbe, quando scrivo, provare sempre questa sensazione, e cioè che si la storia a prendere vita ed a guidare me.
Le storie non si immaginano a tavolino: si vivono o si apprendono da qualche parte e poi si mantengono dentro, finchè, misteriosamente, non ti chiamano per uscire fuori.
E’ qui che inizia il lavoro dello scrittore, quella meravigliosa arte di saper mettere in un insieme di parole di senso compiuto delle storie che sono nell’aria.

9)PROGETTI FUTURI NEL CAMPO DELLA SCRITTURA?

Un secondo libro quasi finito: ancora racconti, ma un poco più lunghi e articolati di questi. La partecipazione a qualche concorso con Rumori di fondo (esempio Premio Letterario Internazionale "Isola d'Elba - Raffaello Brignetti". Qualche blog letterario. Un romanzo, già iniziato.

Grazie. Ah, dimenticavo...nelle librerie non troverete Rumori di Fondo (l'editore non fa parte dei grandi circuiti): cercatelo online su www.ibs.it o www.webster.it, oppure ordinatelo via email a firenzelibri.ordini@tin.it (lo inviano senza spese di spedizione). Grazie.

postato da: mMushroom alle ore 11:59 | Link | commenti (1)
categoria:intervista a sergio paoli
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