Ecco qui una nuova intevista! A rispondere alle domande di quest'oggi è Stefano Milani, direttore editoriale della casa editrice romana ROUND ROBIN, per la quale, ricordo, ha già pubblicato un romanzo l'autrice Vanessa Sacco (Il viaggio di Joelle), che ho intervistata pochi mesi fa. ;)
Domanda di rito: com’è nata la Vostra casa editrice e con quali aggettivi (facciamo quattro) la definireste?
E’ nata, come spesso accade, per passione. Passione per la letteratura, per le storie, per l’immaginazione, ma anche per l’odore dei fogli e della colla, per la cura dei dettagli tipografici, per il piacere di vedere belle copertine. Insomma per la voglia di “fare letteratura” in tutte le sue declinazioni: è importante, anzi fondamentale, il contenuto ma da noi anche il contenitore ha una strada privilegiata.
Dirigere una piccola realtà editoriale, specialmente di questi tempi, non dovrebbe essere semplice: ogni anno nascono e muoiono decine di editori. Quali sono i Vostri punti di forza e qual è la Vostra strategia per farvi avanti nel sottobosco spesso intricato della piccola editoria?
E’ un mondo di squali quello dell’editoria, e noi siamo come un piccolo pesciolino rosso che, abituato a vivere nella sua ampolla dorata, improvvisamente ha deciso di nuotare in oceano aperto. Un po’ come il Nemo disneyano, sperando nello stesso lieto fine. Ma niente vittimismi, non portano da nessuna parte. Anzi credo che proprio la nostra dimensione “ridotta”, la nostra dimensione precaria, possa essere un punto di forza. Avendo pochi capitali a disposizione ci rifugiamo nel nostro ingegno, che è tanto, e così possiamo rischiare, sperimentare, provocare, usare nuovi linguaggi, viaggiare fuori dai canoni tradizionali. Usiamo, ad esempio, molto bene la “rete” e questo ci permette di farci conoscere al mondo a costo zero. Poi non ci fermiamo al libro stampato. Facciamo booktrailer, magliette, spettacoli teatrali tratti dai nostri libri, concerti, eventi culturali. Parole d’ordine dunque: creatività e sperimentazione. Perché guai a scimmiottare le grandi case, sarebbe un suicidio annunciato.
Pubblicare un libro è per ogni autore, ma anche per gli editori stessi, un grande traguardo, ma è anche e solo il primo passo. Come gestite la distribuzione dei libri da Voi editi?
Siamo alla nota dolente. Al brusco risveglio dopo i sogni di gloria. Uno lavora per mesi, immagina, crea, architetta, trova la storia giusta, la copertina che spacca. La quadratura del cerchio sottoforma di libro. Poi però quell’oggetto di carta deve uscire dalla redazione ed entrare negli scaffali delle librerie prima, e delle case poi. Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo la distribuzione. E’ lei che decide i nostri destini. E a lei che ci si affida, sborsando parecchi soldini (in media il 50% del prezzo di copertina) senza però avere la certezza che quell'investimento un giorno frutterà. Noi (poveri illusi!) all’inizio abbiamo provato a scavalcarla. Mettendoci noi stessi a distribuire i nostri libri con la vendita porta a porta, anzi libreria a libreria. Dieci giorni di pattugliamenti in giro per la città, montagne di bolle, litri di benzina evaporata, contrattazioni per togliere lo zero virgola sulla percentuale di vendita. E il tutto per accorgersi che rimanevamo comunque invisibili. Relegati, quando andava bene, all’ultimo ripiano in alto della libreria più periferica della periferia della città. La situazione ora è solo leggermente migliorata. Abbiamo un distributore nazionale che paghiamo profumatamente, e ogni volta riesce nel miracolo di collocare qualche nostro titolo tra gli scaffali delle Feltrinelli. Ma la vetrina, la “bella mostra”, lo specchietto che cattura il lettore-cliente rimane sempre roba per i soliti noti. E noi piccoli ci dobbiamo adeguare e, costretti a ripiegare su altri lidi, accendiamo tutti i giorni un cero ad Santo Internet.
Pensate che una giusta sinergia fra Editore ed Autore sia importante? Qual è il Vostro rapporto con gli scrittori da voi editi?
E’ il nostro punto di forza. Dal momento in cui diventano nostri autori entrano a far parte della nostra squadra in tutto e per tutto. Con oneri e onori. Quindi la scelta di pubblicazione è dettata, oltre alla validità del manoscritto, anche dalla disponibilità e dalla “filosofia” dell’autore che deve coincidere con la nostra. Consapevole, il nostro autore, che se firma per noi non venderà mai come Joanne Kathleen Rowling, ma certo non morirà di noia.
Cosa pensate del fenomeno dell'editoria a pagamento?
Che è una pratica deprecabile e sempre più diffusa. Tenere a galla la “baracca” non è infatti semplice. Le spese di gestione e produzione sono infinite rispetto ai guadagni che un singolo libro può regalare. Succede che la passione man mano scema, e con lei anche il conto in banca. E così c’è chi per dare ossigeno alle casse pratica questo “servizio” che rimane però, per quanto mi riguarda, deontologicamente discutibile. Specie se si gioca sulla bramosia delle persone che pur di vedere il proprio nome e cognome stampato a chiare lettere su una copertina sono pronte a staccare assegni sonanti e ricevere centinaia di copie indietro per arredare il corridoio di casa. A quel punto però non è giusto chiamarle case editrici. Sono un’altra cosa, tipografie o stamperie. Se si esce da questo equivoco allora non c’è nulla di male. Perché rischia di confondere le idee agli autori, i quali pensano che quello di pagare sia rimasto l’unico modo per riuscire a vedersi pubblicare un libro. E’ sicuramente il modo più semplice, ma poi una volta regalate tutte le copie ad amici, parenti, conoscenti, vicini di casa e riempito il proprio ego letterario cosa resta?
Quali sono i generi sui quali punta la vostra linea editoriale?
Due “classici”: romanzi e saggistica. Ultimamente stiamo aggiustando un po’ il tiro dopo una prima fase di assestamento. Abbiamo giovani autori molto validi con i quali abbiamo stabilito un rapporto più duraturo nel tempo. Convinti, noi come loro, che prima o poi si riuscirà a fare il “botto”.
Progetti editoriali in campo?
Per fortuna tanti. Ci piacerebbe uscire dai confini italici, aprire una collana di romanzi sudamericani, aprirne un’altra anche sull’est Europa, dove c’è ancora tanto da scoprire. E poi provare a sperimentare nuovi linguaggi e forme di libro sempre più innovative. Ma non sveliamo tutto, altrimenti non c’è gusto!







