MariaGiovanna Luini torna nuovamente qui per rispondere ad una terza, interessante intervista!
1) "Le parole del buio", un romanzo breve ma intenso, una donna, Silvia, che soffre per amore, un amore furtivo, clandestino, nato per gioco su una chat, e finito così come è iniziato, all'improvviso, come un'illusione, nel silenzio di un uomo dai tratti confusi. Parliamone un po', presentiamolo ai lettori.
E’ un amore come tanti, speciale come gli amori veri. Immagino che Silvia lo viva come un amore vero, e forse per qualche istante anche Marcello l’abbia sentito così. E sia scappato. Oppure si sia sentito soffocare dall’amore di Silvia che, inaspettatamente, ha lasciato andare i freni e l’ha travolto andando oltre i patti e la logica.
Lo chiami illusione: un amore furtivo, socialmente sbagliato, è illusione esattamente come tutti gli altri amori. Chi ama lo fa a prescindere dai legami matrimoniali, dai contratti e dalle parentele. Potremmo discutere anni su matrimoni basati su specie di amore trasformate nel tempo, affievolite o trasformate in altro. La relazione tra Silvia e Marcello avrebbe potuto essere amore, nonostante tutto. Il fatto è che non lo sappiamo perché abbiamo solo la versione di lei.
Silvia è convinta di avere trovato lo spazio per ogni cosa, nella sua vita: non ha mai sofferto troppo per abbandoni o dubbi d’amore, è una scrittrice affermata che basta a se stessa e in fondo manifesta il proprio egoismo con un po’ di compiacimento. Marcello si vede attraverso i racconti di lei, nei ricordi della passione che li ha legati: è un chirurgo di successo, un uomo deciso e tormentato che tiene insieme un’immagine socialmente invidiabile e un dramma familiare che Silvia crede di aiutarlo ad affrontare. Possiamo pensare che l’incontro in chat faccia scattare la passione, con quel tanto o poco di rischioso e torbido che rende il sesso interessante, e che Silvia si innamori di Marcello andando oltre. Oltre il consentito per una storia così. Oltre le barriere psicologiche e materiali che Marcello ha tentato di mettere. Non sappiamo se Marcello l’abbia amata: forse sì, se sono veri i ricordi di Silvia. Può anche darsi che l’abbia usata per distrarsi dal dramma familiare che lo perseguita, oppure che gli sia piaciuta l’idea di una relazione sessuale con una scrittrice famosa; come è normale, prima o poi qualcuno lascia e qualcun altro viene lasciato, e Marcello se ne va senza spiegare il motivo. O forse spiegandolo, ma Silvia non può accettarlo. E’ difficile accettare che chi amiamo sia andato via, perché significa accettare che ha deciso di fare a meno di noi.
2) Dopo Lucia, la protagonista de "Una storia ai delfini", c'è ora Silvia. Due donne, entrambe scrittrici, che in qualche modo sembrano essere simili, l'una l'immagine speculare dell'altra. Ecco, come è nato questo tuo nuovo romanzo, e qual è il rapporto che hai avuto con i suoi personaggi? C'è qualche "rilfesso" del romanzo precedente?

A una presentazione di “Una storia ai delfini” a Pisa ho detto che i miei romanzi non hanno un seguito, poi ho riletto il manoscritto de “Le parole del buio” e ho capito che in qualche modo avevo scritto un seguito, almeno psicologico. Lucia di “Una storia ai delfini” è immobile al ricordo di lutti e amori perduti, e non riesce ad amare altri che se stessa e la barca e i delfini che danzano con lei, Silvia invece si è lasciata travolgere dalla passione, si è buttata totalmente nell’amore per Marcello ed è caduta. Il suo corpo ha vissuto passione e sesso e desiderio, per la prima volta ha capito di essere pronta a condividere la vita con qualcuno. Lucia era congelata nel dolore, Silvia ha avuto mesi di fuoco totale: non so se sia un’evoluzione, ma esistono analogie tra le due protagoniste. Sono due espressioni di una personalità unica, probabilmente. “Le parole del buio” rimanda a “Una storia ai delfini” perché sembra che Silvia abbia scritto il romanzo precedente, che ne sia autrice: questo è un gioco, è quell’identificazione sottile e irresistibile di chi scrive. MariaGiovanna, Lucia, Silvia: non ha importanza la storia in se stessa, ma la voce di chi racconta. E la voce ha trilli e baratri, ma un sottofondo sempre guguale.
3) "Le parole del buio" innaugurano la collana PICCOLE STORIE, da te diretta! Parliamo un po' di questa esperienza e dell'ambiente editoriale visto così da vicino da parte di un autore.
In effetti si tratta di un mio personale orgoglio, che crea qualche ansia. So cosa significhi scrivere e desiderare che prima o poi qualcuno si accorga di te, sognare l’editore che ti fa mettere una firma e crea il tuo libro. La collana “Piccole Storie” pubblicherà romanzi brevi a tema assolutamente libero: finora abbiamo ricevuto decine di manoscritti, e ogni volta che ne leggo uno è un’emozione perché sono partecipe di un processo creativo e di emozioni, ricordi, invenzioni, voli di fantasia. Leggo tutto due o tre volte, per essere sicura di valutare con equilibrio e non trascurare tesori che la gente vorrebbe tanto leggere.
Certo, ho capito che il mondo editoriale è difficile non solo per la probabilità che un manoscritto arrivi alla pubblicazione: ho incontrato eccellenti scrittori potenziali che si aspettavano di sedersi su un prato e attendere che il successo cadesse nelle loro mani insieme a sacchi di denaro contante, oppure che arricciavano il nasino quando erano costretti a fare trenta chilometri per una presentazione al pubblico. Il libro vive se tu lo fai vivere, se ci credi e ti muovi per presentarlo alla gente, per ricevere commenti e critiche, per mettere in discussione il tuo stile mostrando il viso e accettando che qualcuno non la pensi come te. Qualche invidiosetta o invidiosetto (ci sono anche tra gli scrittori… sta nelle umane cose!) mi ha definita “piazzista del libro” perché mi muovo, viaggio, raggiungo angoli d’Italia che non avevo mai conosciuto: insomma, dove mi invitano vado perché credo ne valga la pena. Ogni presentazione è un incontro, è la fonte di ricordi e suggerimenti preziosissimi. L’editoria ti chiede tantissimo: ti chiede di avere pazienza e tenacia, di affidarti a chi ti può aiutare ma anche di muoverti in prima persona per promuovere il tuo lavoro. Non basta scrivere e farsi pubblicare (impresa già ardua), bisogna che l’editore veda la tua disponibilità a fare crescere il tuo libro, a farlo incontrare alla gente.
4) Ma "Le parole del buio" non è tuo ultimo libro in assoluto di questo 2008: ultimamente hai anche pubblicato "I racconti delle bacche rosse", per i tipi della casa editrice LAMPI DI STAMPA. E' un libro di fiabe, fiabe che insegnano, ma insegnano cosa, qual è il loro messaggio?
Non scrivo per dare messaggi: scrivo ciò che esce da qualche parte in fondo a me. Non ho trame predefinite e detesto la retorica, per questo ho avuto difficoltà tremende a scirvere una sinossi de “I racconti delle bacche rosse”: se un messaggio esiste è il lettore a trovarlo. Il messaggio è diverso da lettore a lettore: basta guardare i commenti pubblicati nelle librerie online, c’è chi ama alcuni libri e chi invece li odia oppure è indifferente. Vale per tutti gli scrittori: si amano o odiano oppure si lasciano in un angolo per noia, e non esiste regola. Non conosco il messaggio delle mie fiabe, ma posso dire che il festival della letteratura per bambini a Montecastello di Pontedera mi ha aperto gli occhi e la testa: i bambini vedono nelle fiabe significati, immagini che ai grandi sfuggono totalmente. Ho trovato difetti o pregi nelle mie fiabe soprattutto raccontandole ai bambini.
5) Romanziera e scrittrice di fiabe. Pensi siano due dimensioni connaturate o distinte nella tua formazione personale di autrice?
Le fiabe sono state una sopresa. Non credevo avrei mai scritto fiabe, io che ho letto (e leggo) moltissimo, in modo famelico, ma poche fiabe. Invece sono uscite così, e sono nati due libri che a quanto pare piacciono. I romanzi nascono da soli quando è tempo, quando è luogo. Mi sento molto più vicina alle storie simili alla vita, realistiche o addirittura reali, più vicina ai romanzi insomma. Il percorso della vita è imprevedibile: mai avrei creduto di pubblicare fiabe invece l’ho fatto, e ne sono contenta. Ma sono i romanzi la dimensione che spunta dall’anima con maggiore insistenza.
6) Parlando sempre di formazione personale, ovviamente sempre nell'ambito della scrittura, dove pensi che verta la tua penna, la tua ispirazione, attualmente? Quali sono le tematiche che più ti stanno a cuore, ciò di cui senti di voler parlare e perchè?
Torniamo un attimo agli invidiosetti, brutta razza che però rende simpatica la vita. Non potrei vivere senza: danno pepe e stimolano ad andare avanti con caparbietà. Si dice che io parli d’amore come i romanzi di serie B. Forse è vero, chissà. Definisce la serie B letteraria chi pretende di essere più intelligente di altri, io mi sento molto normale quindi lascio ad altri più competenti di me il giudizio (sapessi quanta facilità hanno alcune persone a giudicare! Beate loro!).
In realtà non parlo d’amore. Parlo di tormento e passione, e di abbandoni. Di solitudine e depressione, oppure di istanti irripetibili di gioia, di vita. Parlo anche di malattia, ma con rispetto (almeno spero): detesto i tuoni di pubblico suscitati scovando disgrazie e piaghe sociali a uso e consumo dei propri diritti d’autore. Parlo anche di sesso, in modo abbastanza esplicito: per questo “Una storia ai delfini”, pur presentato al Salone del Libro di Torino nel 2008 con mia grande felicità, è stato censurato per un’altra presentazione alla quale avrebbero assistito alcuni adolescenti. Il sesso fa parte di noi e può essere meraviglioso, banale, divertente oppure cattivo. Il sesso è sesso ed è inutile mascherarlo da altro quando lo si descrive. Mi piace descriverlo quando c’entra, quando nella storia ha un ruolo e una spiegazione, e mi piace dire esattamente cosa fanno i protagonisti e come, senza indulgere alla ricerca di un pubblico ma senza censurare cose che possono essere eccitanti oppure drammatiche.
7) Progetti futuri e/o anticipazioni :) ?
Un manoscritto lungo, con una trama complessa e diversa dai due romanzi pubblicati. E’ pronto, vedremo se e come vivrà. Un altro manoscritto da rivedere completamente, con il tormento e l’erotismo molto evidenti. E un libro per bambini, perché il loro sorriso, i disegni che mi regalano dopo avermi letto sono il vero senso della vita.
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