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domenica, 26 ottobre 2008

 Nuova intervista, quest'oggi! A rispondere è Franco Romanò, autore Azimut e collaboratore della rivista "Il cavallo di Cavalcanti".

Dunque, iniziamo con le presentazioni: chi è Franco Romanò?

Mah... vediamo un po'. Comincerei col dire che il mio temperamento è assai nomade (vivo dividendomi fra Milano e Roma, con rapide incursioni a Berlino) e che sono un poco ispido come tutti i brianzoli. Come scrittore sono altrettanto nomade nel senso che non ho un genere d'elezione e la stessa rigida divisione in generi mi piace poco. Forse sono anche un dinosauro rispetto all'attualità e alla velocità con cui ogni cosa, libri compresi, viene consumata. A me piace la lentezza, per spostarmi tendo a privilegiare mezzi meno veloci di altri (astrologicamente sono un toro). Ci metto molto tempo a leggere un libro e anche a scriverlo, per cui non sono mai a tempo con l'attualità. Mi piace la buona compagnia, la convivialità allietata dai buoni cibi, dalla musica, dal vino e dalla conversazione: insomma, volendo sintetizzare, diciamo che sono un uomo del diciannovesimo secolo curioso di molte novità del ventesimo.

"Sguardo di transito". Un titolo ed una copertina accattivanti per un romanzo dai contorni suggestivi. Parliamone un po', descrivendone la genesi, i personaggi, ma sopratutto le emozioni che ti hanno accompagnato nel corso della sua composizione.

E' un romanzo di viaggio, in cui narrazione in senso stretto e riflessione si rincorrono. I protagonisti sono i luoghi, gli incontri e naturalmente l'occhio di chi osserva e incontra: lo sguardo di questo personaggio però è duplice perchè Giano non scrive direttamente, ma delega a un altro (un narratore ombra che tuttavia parla in prima persona nel capitolo iniziale e finale del libro) il compito di mettere ordine nelle sue carte e ricavarne un testo. Quindi il lettore non legge ciò che Giano ha visto, ma ciò che l'altro ha saputo trasmettere della sua esperienza. Quanto alla genesi, direi che si tratta del precipitato di molti viaggi (anche in Milano e non soltanto in giro per il mondo), di molti incontri e luoghi. Le emozioni tante: quelle provate al momento di un incontro, quelle successive quando ti metti al tavolo e ti sei quasi dimenticato del senso di un appunto e poi il ricordo ritorna improvviso. Oppure quando accade il contrario e cioè che pensi di ricordare tutto e poi leggendo ciò che avevi scritto al momento scopri che ti eri dimenticato di un sacco di cose. Il bello della scrittura è che lo stesso viaggio lo rifai più volte e ogni volta cambia. In fondo è così anche con i libri che rileggo, almeno per quelli che sono stati importanti nella mia vita e ai quali periodicamente ritorno.

Secondo te, da dove nasce il bisogno di scrivere, concepire per gli altri storie che il più delle volte non ci vengono commissionate, ma che prepotentemente vengon fuori direttamente da noi, dai nostri cuori, e che noi sentiamo di dover esprimere quasi a tutti i costi?
Nel mio caso credo che, per quanto riguarda la narrativa (per la poesia la questione è molto più complessa e anche di più incerta definizione), l'imprinting venga da mio padre e dalle sue origini contadine. Lui mi raccontava storie di paese quando ero bambino, le favole tradizionali me le raccontava mia madre, ma mi affascinavano di più le altre. Mio padre si ricordava di quando nelle stalle passavano le sere o i pomeriggi della domenica a chiacchierare e contarsela su. Secondo me, con il senno di poi, penso che inventasse molto. Certe pause, che lui riempiva con una lenta masticazione, oppure centellinando, in realtà erano dovute alla difficoltà di far tornare i conti: il coniglio però riusciva sempre a farlo uscire dal cappello. Ecco, credo che il piacere di leggere storie e poi di scriverle, mi venga da questa sorgente profonda. E' anche un limite, perchè è tale il fascino di questi ricordi che io posso farmi catturare anche da storie molto banali; per di più amo anche il melodramma per cui figuriamoci! Devo stare molto attento ed esercitare una selezione rigorosa su quello che scrivo...
Qual è il tuo rapporto con la scrittura?
Molto piacevole, le sudate carte è un'espressione che non ho mai sentito mia. Naturalmente scrivere richiede disciplina, rigore, solitudine, metodicità e dunque anche fatica; però è un'avventura bellissima, a volte entusiasmante, almeno per me. Anche nei momenti di apparente frustrazione, quando in una giornata non riesci a cavare una pagina e neppure un verso, rimane ugualmente una grande avventura; non ho mai pensato che fosse tempo perso.
Ma andando ora a domande di stampo meno romantico, parliamo adesso della rivista semestrale "Il cavallo di Cavalcanti", della sua nascita, della sua crescita, e del suo stretto rapporto con la casa editrice Azimut, avviato nel 2003.La rivista fu fondata nel 2003 da Maria Caldei, Giampiero Comolli, Beppe Mariano e da me. Ci sembrava che mancasse in Italia (a parte il settore accademico naturalmente) una periodico che si occupasse di narrativa in modo spassionato (un tempo si sarebbe detto militante) e non dipendente dalle strategia editoriali di questa o dell'altra casa editrice. Il nostro primo editore fu Magenes, che non fu in grado di garantire l'uscita oltre il terzo numero. Da quel momento cominciò un duplice calvario. Il quarto numero fu auto prodotto e il quinto uscì con l'editore Iiriti, grazie all'interessamento di Ottavio Rossani; ma si trattava sempre di soluzioni instabili. ll problema tragico, però, fu la malattia di Maria Caldei e la sua scomparsa. Pensavamo di non farcela e di chiudere e invece Guido Farneti e Adriana Merola, che conoscevano la rivista, ci proposero di pubblicarla con Azimut. Devo dire che per me fu una sorpresa, una piacevolissima sorpresa perchè collaboravo già con loro e sapevo come si muovono! Non pensavo, tuttavia, che un editore così giovane (Guido ha la stessa età di mio figlio maggiore più o meno), potesse far suo un progetto che risentiva di un marchio generazionale così forte. Devo dire comunque, che anche noi che l'avevamo fondata, sentivano l'esigenza di aprire maggiormente la rivista alla contemporaneità, ma da soli facevamo una certa fatica a realizzare l'intento. Credo che Guido Farneti abbia intuito che poteva aiutarci a colmare questa lacuna senza stravolgere la fisionomia della rivista; anche perchè è un editore che conosce bene il panorama della narrativa contemporanea e poi aveva contatti importanti con l'università: la collaborazione del Prof. Fabio Pierangeli, dell'Università d Tor Vergata in questo senso, è stata importante per noi. Per il resto l'editore ci chiese solo un cambiamento del formato e a conti fatti su questo aveva pienamente ragione lui.
Cosa pensi del fenomeno ormai sempre più dilagante, figlio di questi ultimi anni, delle riviste online e quindi di Internet come risorsa per gli scrittori esordienti, che nella rete trovano un primo trampolino di lancio per farsi conoscere e apprezzare?Ne sono curioso. Il mio rapporto con la tecnologia e con ciò che è nuovo è prudente, ma non ostile. Forse un po' diffidente all'inizio, per un riflesso di conservazione, ma poi mi viene in mente Platone che temeva per le sorti dell'umanità e della memoria a causa della scrittura. Aveva le sue ragioni, intendiamoci!, ma da allora abbiamo sopportato di tutto e siamo sopravvissuti lo stesso. Le riviste on line, i siti, i blog sono risorse: io stesso ho un blog, mi piace l'ossimoro di poter viaggiare e lanciare messaggi ovunque stando ben fermo: i tori sono pigri in fondo... Sono risorse che vanno accolte con buon senso: sono sbagliati, secondo me, sia gli atteggiamenti apologetici sia quelli aristocratici, che molto spesso sono finti. Ricordo un dibattito in cui un noto poeta dichiarava apertamente la sua ostilità alla rete, alla scrittura online, al computer medesimo ecc. Quando gli fu chiesto come se la cavava, visto che gli editori e le riviste operano con questi mezzi, rispose candidamente che faceva tutto un altro per lui, sito compreso... Penso che facciano bene gli autori esordienti a utilizzare le riviste online e quant'altro; le scelte per lo più miopi della grossa editoria, inoltre, aprono spazi di cui anche il lettore sente il bisogno. Naturalmente la potenza del mezzo è tale che il fenomeno è dilagante come dici tu nella domanda e questo porta con sè effetti di gigantismo, ma questo vale anche per l'editoria cartacea. In Italia, se non ricordo male vengono stampati e pubblicati, 54.000 titoli ogni anno e si tratta di un fatto, questo sì negativo, perchè si sa benissimo che poi non vengono distribuiti e hanno una durata media di poche settimane; spesso fanno fare affari solo a finti editori. Almeno nella rete il testo o la rivista sono lì e se trovano lettori vuole dire che il pubblico se lo sono conquistato.
Progetti futuri?
Molti. Prima di tutto un ritorno alla poesia. E' appena uscito un mio poemetto sulla rivista Smerilliana e sto per pubblicare un libro dopo anni di silenzio; ma ho anche dei lavori in corso ai quali sento il bisogno di dedicarmi a fondo. Una parte importante del futuro rimane la cura per la rivista, che richiede tempo e abnegazione e la collaborazione con altre riviste come La Mosca di Milano, di cui sono redattore, La clessidra e altre. Poi ci sono i racconti: ne ho parecchi già pronti ma con Guido Farneti si è deciso in pieno accordo che non era bene pubblicare a raffica troppe cose, visto che il romanzo in fondo ha appena due anni di vita. Infine un lavoro a cui tengo molto: un testo teatrale, della cui regia si sta occupando Giacomo Guidetti insieme con Barbara Gabotto e che spero possa approdare in scena prima o poi.
postato da: mMushroom alle ore 08:54 | Link | commenti
categoria:intervista a franco romanò
domenica, 19 ottobre 2008

Una nuova e bellissima intervista per questa domenica!
A parlare sono Nicola e Alfonso Vaccari, pittori ed autori Azimut del romanzo "Angelo senza Ali".

Dunque, iniziamo con le presentazioni: chi sono Alfonso e Nicola Vaccari?
Siamo due gemelli monozigoti, di un unico ovulo: gemelli DOC quindi! Bhè, innanzitutto, siamo due pittori, artisti della Nuova Figurazione. I temi che prediligiamo sono i notturni urbani e la figura femminile. Tutta la nostra vita si è basata sulla ricerca estetica dell'arte, facendo dell'arte un comportamento. Amiamo il bello in tutte le sue forme ed espressioni. La pittura è il mezzo primario, ma sentiamo anche l'esigenza di scrivere, come un secondo strumento espressivo per raccontare emozioni e sentimenti del nostro tempo. Nella nostra pittura vi sono i luoghi della memoria:  con la rapprersentazione del quotidiano recuperiamo quindi la memoria attraverso il luogo vissuto.
 
"Angeli senza ali", Azimut 2008, Roma. La storia di un giovane pittore neodiplolato presso l'Accademia delle Belle Arti di Bologna si scontra con la mentalità provinciale della sua città d'origine, Forlì, e con le difficoltà e gli attriti del mondo artistico. Parliamone un po'; da dove nasce questo romanzo, qual è stata la pennellata d'inizio?


Sicuramente la nostra esperienza personale: il romanzo è autobiografico, se pur sono cambiati i nomi dei personaggi. L'intento primario è stato quello di raccontare il mondo dell'arte dalla parte di chi nel quotidiano si trova ad affrontarlo, nelle sue molteplici contraddizioni e difficoltà: di chi, partendo dagli esordi della carriera di pittore, cerca di affermarsi professionalmente con tutte le sue forze, scontrandosi con le avversità del mercato e delle gallerie,  settori popolati di improvvisati e lestofanti mecenati. Un mondo da molti sconosciuto, che volevamo rendere visibile denunciandone i vari aspetti, che fosse per i giovani artisti un segnale di monito e di riflessione.
 
"L'alchimista delle acque" è invece la vostra primissima pubblicazione, che ha visto la luce nel lontano 1988 per la Società Editrice "Il ponte vecchio". A distanza di vent'anni, come vedete mutata la vostra penna, il vostro stile? Ci fa piacere che citi questo primo racconto autobiografico, al quale teniamo molto, frammento di una esperienza infantile che ci ha segnati profondamente, e che ancor oggi ne portiamo appresso il prezioso memoriale.  Riguardo la domanda: non c'è stata una gran mutazione. Ciò che caratterizza il nostro stile letterario è innanzitutto la rievocazione della memoria, in uno stile descrittivo neo realista, curando i dettagli nei minimi particolari, intesi non solo come immagini,  ma anche come senzazioni percettive del vissuto.
 
*Siete sì scrittori, ma anche, e forse prima di ogni altra cosa, pittori. Mi verrebbe allora da chiedere come concepite voi la scrittura, se come un canale per scindervi da essa, oppure un universo parallelo che con la tela ed i pennelli va armonicamente coniugandosi, magari anche indirettamente. Bella domanda! Infatti è vero...noi innanzitutto siamo pittori di professione; la passione per la scrittura comunque l'abbiamo sempre avuta sin da bambini, e abbiamo sempre letto tanto. Quando scriviamo, lo facciamo come se dipingessimo con le parole. Infatti molti ci hanno detto che scriviamo come se usassimo il pennello:  perchè quando descriviamo qualcosa, viene percepito dal lettore eideticamente, come se ciò che viene descritto gli si materializzasse davanti agli occhi in quanto immagine chiara e completa. Questo crediamo sia possibile solo a chi sa dipingere e vive di immagini, attraverso l'amore per le arti visive. Quindi la scrittura non si scinde affatto dalla pittura.
 
Cosa c'è nei vostri quadri? E quali tecniche, colori e soggetti favorite?
Come abbiamo già detto, nei nostri quadri vi sono paesaggi notturni urbani e la sensualità delle figure femminili. La tecnica che usiamo è l'olio su tela. Questi scenari sono Flash back di una memoria:  sequenze filmiche, nelle quali il riferimento al cinema è dichiarato.
 
Parliamo adesso della vostra esperienza artistica, del vostro percorso.
Siamo partiti dal Neo- espressionismo sintetico per approdare alla Post-Transavanguardia italiana, esponendo - appena laureati - in una mostra curata da Achille Bonito Oliva a Bergamo alta, dal titolo DESIDERETUR. (1985)
Poi è seguito un ritorno all'ordine col Neo-realismo magico, sino al Neo- realismo di matrice americana (hopperiano), ed infine nell'attuale Nuova Figurazione. Ci siamo occupati anche di performance pittoriche sinestetiche, unendo la musica con la pittura in concerti con grandi musicisti.
 
Quali consigli dareste ad un artista che decide di uscire allo scoperto? Del resto, il vostro ultimo libro non è infatti una denuncia...? Esattamente Marco. Il primo consiglio che diamo è quello di essere genuini e se stessi nel fare pittura, senza seguire mode o tendenze a tutti i costi, in quanto l'originale si genera da sè. Inoltre occorre una maledetta serietà, ma anche tanta umiltà. Seguire sempre i consigli del proprio maestro e accettare anche quelli dei colleghi. Nel momento che si esce allo scoperto per fare mostre: non accettare mai mostre a pagamento, giacchè il gallerista serio prende la percentuale dalle vendite, e non chiede soldi all'artista. Stare accorti alle porte che si aprono: non sempre conducono lontano; spesso presentano inaspettate insidie.
 
Avete trovato analogie comparando il mondo dell'editoria con quello dell'arte? Non conosciamo a fondo il mondo dell'editoria, non ancora. Ma ci sembra che, sia nelle arti visive che nel mondo dell'editoria, spesso non si incoraggiano i giovani; a loro gli si chiudono le porte, e spesso passano delle robbacce che non sono nè arte, nè letteratura.
 
Progetti in campo?
Pittura, mostre, spettacoli e un nuovo romanzo che stiamo scrivendo.

 

GALLERIA

Quadro di Nicola e Alfonso Vaccari

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

quadro di Nicola e Alfonso Vaccari

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

quadro di Nicola e Alfonso Vaccari

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

quadro di Nicola e Alfonso Vaccari

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

quadro di Nicola e Alfonso Vaccari

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Visistate il sito dedicato all'atelier di Nicola e Alfonso Vaccari! Lo trovate nei miei link ;)

postato da: mMushroom alle ore 11:45 | Link | commenti (2)
categoria:intervista a nicola e alfonso va
martedì, 14 ottobre 2008

L'amica Divinafollia, alias Silvia Denti, mi ha segnalato questa interessante iniziativa!

AUTORI E POETI! AVETE VOGLIA DI VEDERE REALIZZATO UN DVD CON LE VOSTRE POESIE LETTE E INTERPRETATE DA UN ATTORE CON LO SFONDO DI SCENARI SUGGESTIVI? CORRETE SUL SITO POESIABLU E RACCOGLIETE LE INFORMAZIONI! FORZA!

CLICCATE QUI: www.divinafollia.altervista.org

postato da: mMushroom alle ore 15:41 | Link | commenti
categoria:
mercoledì, 08 ottobre 2008

Una nuova intervista sul Mushroom's Blog! A fare quattro piacevoli chiacchiere è Guido Farneti, responsabile della casa editrice romana Azimut.

Domanda di rito: com'è nata la Vostra casa editrice e con quali aggettivi (facciamo quattro) la definireste?

Azimut è nata dall’incontro di alcuni pazzi. Clinicamente, pazzi.

Persone innamorate della letteratura e dell’arte, professionisti da anni in questi settori, che però non sono mai riusciti a mettersi in campo completamente con tutte le loro idee e i sogni. Ecco, Azimut è nata come un’isola dove poter esprimersi in libertà. Dove provare a dar voce alla propria parte più autentica, dove provare a spostare un poco più in là i confini.

Aggettivi…  Beh, Azimut è tonda, soffice, viola e scanzonata.

 


Dirigere una piccola realtà editoriale, specialmente di questi tempi, non dovrebbe essere semplice: ogni anno nascono e muoiono decine di editori. Quali sono i Vostri punti di forza e qual è la Vostra strategia per farvi avanti nel sottobosco spesso intricato della piccola editoria?

 

Oggi come oggi, essere un piccolo editore significa provare a vivere sull’Isola di Utopia.

Muoiono di continuo piccole realtà editoriali, hai ragione. Ma anche i grandi editori, insomma, subiscono la bufera editoriale.

La cosa, però, che mi fa riflettere, è che nonostante tutto gli editori continuano a nascere. A nascere! E perché? Perché c’è voglia di libri e letteratura. Perché c’è voglia di non arrendersi.

E il nostro punto di forza è proprio questo, noi non ci arrendiamo. Noi non molliamo. Noi, e questa è la cosa più bella, riusciamo a fare fronte a tutte le difficoltà, consapevoli dei nostri limiti e delle nostre possibilità. Riusciamo a farlo perché siamo un gruppo, una squadra, e chiunque entri in Azimut –sia autore, traduttore, collaboratore o altro- entra solo se vuole mettersi in gioco in prima persona. E se realmente accetta la nostra filosofia, quella di chi è piccolo, e tramite i piccoli passi vuole crescere, in onestà.

E senza dubbio, il punto di forza più incredibile, è la straordinaria capacità di un gruppo di amici di sacrificarsi per un’idea, senza aspettarsi nulla - se non di fare il meglio per vederla realizzata.


 
Pubblicare un libro è per ogni autore, ma anche per gli editori stessi, un grande traguardo, ma è anche e solo il primo passo. Come gestite la distribuzione dei libri da Voi editi?

 

Dico sempre che la pubblicazione è solo la nascita del figlio. Il figlio va poi cresciuto. Noi abbiamo un grande fortuna, diciamo così: ancor prima di nascere, proprio per tutte le professionalità che sono entrate nella nascita di Azimut, abbiamo costruito un progetto che si sviluppava in alcuni anni. E, grazie a questa organizzazione, grazie a un’infinita fortuna e forse anche a un pizzico di bravura, siamo riusciti ad essere da subito promossi e distribuiti in tutte le librerie d’Italia da due tra i gruppi migliori d’Italia. Un onore incredibile, e uno stimolo fantastico a fare ogni giorno meglio, per meritarci questa grossa opportunità.
 
Pensate che una giusta sinergia fra Editore ed Autore sia importante? Qual è il Vostro rapporto con gli scrittori da voi editi?

Un po’ ho risposto prima. Azimut non esisterebbe se non ci fosse un rapporto speciale tra lo staff e gli autori. Il rapporto con gli scrittori, in Azimut, è impostato sull’onestà e la serietà. Onestà, e non mi stancherò mai di dirlo, nell’esporre i limiti nostri, così come i nostri pregi. Nel raccontare cosa significa fare l’editore, fare l’autore, o pubblicare un libro, oggi nel 2008. O comunque cosa significa per Azimut farlo. E cosa Azimut può fare, senza illudere nessuno.

E così, si crea un rapporto di stima, sia che poi si concluda un progetto, oppure che l’autore si rivolga ad altri. Sai, io penso che sia meglio avere un autore scontento in meno ma una persona che ti stima in più.


Cosa pensate del fenomeno dell'editoria a pagamento?

Eh, questo è un tema scottante, su cui –come si parla- si sbaglia. E io spesso sono finito al centro di bufere, per le mie opinioni. Tra l’altro, è un tema vastissimo e non basterebbero mille pagine per esaurirlo.

In sostanza, io penso che non esista “l’editoria a pagamento”.

Io, così mi hanno insegnato i miei maestri, penso che esistano due figure:

quella dell’editore e quella dello stampatore.

Entrambi, l’uno e l’altro, possono essere a pagamento o non a pagamento. Ma un editore rimarrà sempre un editore, uno che punta sui libri che pubblica, che li segue, che ci lavora, che li promuove, che ci crede.

Uno stampatore sarà sempre uno che il libro lo stampa e lo pubblica, e stop.


Quali sono i generi sui quali punta la vostra linea editoriale?

Mah, noi non abbiamo generi particolari. Mi spiego. Per noi l’importante è pubblicare libri che ci piacciono, anzi, libri che leggeremmo e che abbiamo letto (prima di pubblicarli).

Se un libro ci piace, lo pubblichiamo. E se non appartiene a un genere preciso… cerchiamo di trovarglielo!


Progetti editoriali in campo?

 

Tanti, come sempre. Come i sogni.

Per il momento, ci godiamo l’uscita di due antologie strepitose: Senza fermarsi. Parole dal viaggio, è una raccolta di racconti di viaggio scritti da scrittori immensi così come da esordienti, e curata dal prof. Fabio Pierangeli. Non è male, per un editore, pubblicare un libro in cui –tra gli autori- ci sono Erri De Luca, o Eraldo Affinati, o Giuseppe Conte, Sergio Campailla, Daro Buzzolan, Massimo Cacciapuoti e molti altri…

Il mestiere di riflettere. Storie di traduttori e traduzioni è un’idea di Chiara Manfrinato, invece. E si tratta della prima antologia in Italia in cui a venti traduttori famosi è stato chiesto non di tradurre, ma di creare, e di raccontare come loro hanno vissuto la traduzione di uno dei loro libri. Affascinante, no?

 

 

postato da: mMushroom alle ore 14:40 | Link | commenti (2)
categoria:intervista azimut editrice
Immagine di L'uomo che dipingeva con i coltelli Immagine di La nave del destino - Asia