Cinzia Ottonello è una giovanissima autrice piemontese trapiantata a Parma, presso la facoltà di Psicologia dell'università del comune emiliano. Per i tipi della casa editrice Joker(Novi Ligure), ha pubblicato il romanzo Il sentiero del destino.
Anja Filan è una psicologa - irlandese, com'è intuibile dal suo cognome - assunta come operatrice in un centro disabili di Los Angeles.
Ambientarsi, per lei, non è semplice: il suo è un carattere difficile, ostico agli occhi dei più, ai quali Anja ha sempre negato ogni minimo tentativo di istaurare un rapporto, vuoi per scarsa autostima, vuoi per diffidenza verso chiunque, vuoi per l'improbabile e quanto mai indecente situazione in cui si versano i ragazzi portatori di handicap del centro disabili Saint Claire.
L'arrivo della nuova direttrice, Sylvia Hibbert, e di un giovane autistico, Luke, muterà le carte in tavola, e non solo: la protagonista dovrà fare i conti con sé stessa e con la gestione dei propri sentimenti.
Una storia cadenzata in capitoli brevi ma netti, decisi, come la scrittura che li compone.
Da leggere.
1) Dunque, iniziamo con le presentazioni: chi è Cinzia Ottonello?

Sono una ragazza di ventuno anni, occhi azzurri, per centosessantacinque centimetri di altezza. Futura criminologa, studio attualmente presso il dipartimento di Psicologia a Parma. Amo la letteratura, e appunto mi diletto nella stesura di romanzi, dedicandomi poi alla conoscenza di scrittori d'altri tempi. Antisociale per mia scelta, appaio a tutti come ragazza bizzarra e maniacale in campo estetico. Narcisista dichiarata, mi faccio chiamare Cinci, poiché è l'unica novella di Pirandello che mi sia mai piaciuta. A cura della Joker edizioni, di Novi Ligure (Al) ho pubblicato la mia prima opera, Il sentiero del destino.
2) C'è un collegamento fra il titolo e l'immagine in copertina?
Assolutamente sì. Sebbene sia una copertina astratta, e da una comprensione, forse ambigua, ogni singolo disegno e sfondo è strettamente legato all’intera opera e di conseguenza al titolo. Dapprima l’albero in primo piano. Si tratta di Anja Filan, la protagonista del romanzo. Radici salde al terreno rappresentano il suo carattere forte, deciso, ma nel contempo insicuro e malinconico. Spoglio come i rami. L’acqua del fiume rispecchia invece lo spirito limpido e puro del ragazzo autistico Luke, il quale viene relazionato con la psicologa, grazie alle ‘manipolazioni’ di Sylvia, direttrice del centro disabili Saint Claire, qui rappresentata dal ponte. Gli alberi nello sfondo, confessando di averli disegnati senza un vero e proprio riferimento, mostrano il contorno degli operatori che compaiono mano a mano nella storia. Il sentiero del destino si può riassumere con un solo nome, ora che vi rifletto sufficientemente. Luke Dawson.
3) "Il sentiero del destino" è stato accolto molto positivamente, seppur definito dai lettori alquanto angosciante... Cosa ne pensi, di questo particolare riscontro?
Rispondendo in tutta onestà, non me lo aspettavo. Angosciante per lo meno. Ammetto di aver pianto io stessa, durante la stesura di ogni singola parola. Ma addirittura suscitare una simile emozione…beh…potrei risultare macabra o autolesionista. Ma fa piacere. Sia il giudizio decisamente positivo, a discapito della sua semplicità. Sia per quanto riguarda il suo lato oscuro. Versione che forse riemergerà nella seconda edizione. Anzi. Lo spero. Poiché sono dell’opinione che ogni opera debba vacillare tra tutte le emozioni presenti in natura.
4) C'è un personaggio del tuo romanzo al quale sei particolarmente affezionata?
Sono affezionata ad ogni singolo personaggio citato ne Il Sentiero del destino. Ma se proprio vengo messa dinanzi una scelta. L’ago della bilancia punta verso Luke. E’ lui che mi ha ispirato. Ho personalmente conosciuto un ragazzo autistico di nome Luca. E’ grazie a lui che ho partorito questo mio primo libro. Ed è a lui, che con i suoi occhi, e con il suo fare dolce e commovente, mi ha ispirato. A lui, colgo l’occasione, il mio grazie.
5) Parliamo ora di te come scrittrice. Qual è il tuo rapporto con la scrittura?
E’ un rapporto viscerale. Ho iniziato a scrivere all’età di dodici anni, con semplici e forse banali pagine di diario. La scrittura. Le parole, mi scorrono nel sangue. E’ una parte di me. Fa parte del mio mondo estroverso e bizzarro. E che mai baratterei. Non riesco a non scrivere, nonostante vi siano momenti in cui credo di non riuscire a produrre. A volte, confesso, temo il foglio bianco. Ma la voglia di migliorarsi e comporre, è come una tormenta, dalla quale mai vorresti allontanarti.
6)Hai dei modelli letterari?
Nel leggere questa domanda, si è teso un sorriso sornione sul volto. Probabilmente perché per coloro che mi conoscono, la risposta risulta scontata e ridondante. E’ doveroso però segnalare lo scrittore che da sempre accompagna la mia carriera letteraria. Oscar Wilde. Drammaturgo irlandese, per il quale nutro una passione sconfinata. E del quale mai troverò stanchezza nel leggere le sue opere. Mi permetto, inoltre di sottolineare, la coincidenza (sebbene io non vi creda per nulla) che lega l’autore al mio romanzo. La collana in cui Il sentiero del destino è stato pubblicato. I girasoli. Che altri non sono che il suo fiore preferito.
7) Progetti in campo?
Al momento ho terminato la stesura di un esperimento. Un romanzo in stile gotico, dal titolo Vita e morte, al quale seguono sei racconti sconnessi l’un l’altro, uniti dal nominativo Sogno ed incubo. Questi in attesa di pubblicazione. In successione, ho in archivio un romanzo storico, elaborato a quattro mani, sul tema dell’inquisizione e la caccia alle streghe. On hiatus, invece, un thriller su Oscar Wilde.
M.M.






