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venerdì, 27 marzo 2009

L'intervista di questa settimana è ad Alessandro Cascio, giovane e strampalato autore di Historica. ;-)
Nella lista dei link trovate il suo blog... ma attenzione, maneggiare con cura!


1) Domanda di rito: chi NON è Alessandro Cascio?

Non è uno che uno che ha deciso di passare la sua vita a guardare la Luna, ma uno di quelli che ha cercato di studiare il modo per raggiungerla e nel '69 c'è riuscito. Se avessi vissuto il '68, tra starmene seduto in un prato a scrivere poesie e lavorare alla NASA, io sarei stato di certo tra quelli che avrebbero lavorato alla NASA, più che altro per evitare che la gente continuasse a scrivere smielati versi sugli astri come fossero lucciole. Sarei tornato con una foto di un ammasso di calcinacci e crateri e avrei detto a tutti: "Ecco, adesso trovatevi qualcosa di meglio da fare". 
 
2) Alessandro, sparliamo un po' di te e della tua (de)formazione personale.

Sono nato tra i mafiosi, in un paese chiamato Partinico dove ammazzano la gente a mezzogiorno. Da piccolo facevamo a gara per arrivare dai morti ammazzati prima che li coprissero per vedere i fori di proiettile. Poi smisi di correre tanto quando tra quei morti cominciarono ad esserci anche amici e parenti. La mia eistenza l'ho passata vivendo in giro per l'Italia e per l'Europa, passando da una scuola a un'altra e da una facoltà universitaria a un altra. Poi andai a Roma a studiare sceneggiatura con l'Oscar Mario Monicelli e Francesca Marciano e decisi che da quel momento avrei fatto solo quello che facevo da quando avevo 7 anni: scrivere, suonare e disegnare. Iniziai a editare quando vinsi un Premio Internazionale di letteratura con un romanzo che scrissi per una mia amica. Lei lo mandò a mia insaputa e mi pubblicarono. Se non avessi fatto l'artista sarei morto o sarei completamente pazzo.  

 
3) "Tre candele", tuo romanzo d'esordio. Lo accendiamo?


Non si dà fuoco ai libri, si diceva un tempo, ma da quello che sforna l'editoria da un po' di tempo, direi che questa regola non è più da prendere in considerazione. Tre Candele è un bel libro, il mio primo romanzo, non è da appicciare, è una splendida favola sul fatto che spesso pensiamo che i sognatori non valgono più nulla senza i loro sogni, ma non pensiamo mai a come si senta un sogno senza il proprio sognatore. Questo romanzo parla di schizofrenia, ma in un modo del tutto inusuale. 

4) Ok, però adesso parliamone disquisendo ovviamente anche su quella che è stata la tua esperienza editoriale prima di divenire un autore di Historica.
 
Tre Candele, Tutti Tranne me, un E-Book dal titolo "Il lustrascarpe" e Le sette vite di Dalila e Achille con un collettivo di artisti chiamato Underground Book Village che si prefigge di vendere libri per beneficenza. Ultimamente abbiamo devoluto alla piccola Serena, una bambina che ha urgente bisogno di cure mediche e di soldi per volare in America, i proventi del libro. Diversi scrittori come Stefano Benni o Gianluca Morozzi, oltre a noi, stanno tenendo dei reading in tutta Italia. C'è ancora bisogno di aiuto. Se poteste dare almeno qualche euro per salvarla, organizzare degli eventi, il sito è www.unsorrisoperserena.com
Per questa cosa abbiamo fatto anche dei gruppi su Facebook, ma su 2000 persone solo in 50 hanno fatto un versamento. Spero che gli altri 1950 si ammalino gravemente entro l'anno e chiedano aiuto, specie i giornalisti, gli scrittori, i librai, gli editori, i musicisti e tutti quegli artisti che avrebbero potuto fare qualcosa di concreto. Perfino un prete che opera in Africa mi ha detto che era troppo impegnato coi bambini africani, per poter fare qualcosa, ma avrebbe pregato per lei. Beh, si può bestemmiare in questo sito? Adesso esce "Touch and Splat" con Historica, con prefazione del Maestro Ernesto Gastaldi e illustrato da quattro tra i più grandi illustratori italiani Undeground. La mia passione è pubblicare con riviste letterarie buone. Anche se scrivo romanzi, adoro i racconti e le riviste hanno immediatezza, ti puoi sbizzarrire e poi molte come Sagarana, UT, Undeground Press, Fernandel sono fatte proprio bene.   

5) Come sei entrato a far parte del gruppo di Historica? Ti hanno circuito? Sei stato minacciato? Compromessi? A me puoi dirlo, tanto questo blog non lo legge nessuno...

Mi hanno pagato. Semplicemente il gruppo Historica ha fatto qualcosa che molti editori oggi non fanno. Promettermi tre volte la percentuale che dà una normale casa editrice, promettermi un basso prezzo di copertina, una buona stampa e grafica, una buona pubblicità e distribuzione e un impegno concreto per il futuro. Ho semplicemente pubblicato con un editore (il più giovane editore italiano) che diventerà un grande editore presto, è stata una scommessa che abbiamo fatto entrambi. Con noi hanno scommesso grandi autori come Remo Bassini della Newton e Compton, Francesco Dell'Olio che ha avuto la Prefazione di Morozzi, il maestro Gastaldi ha messo il suo nome nel mio libro mostrando la faccia e credendoci e poi c'è la vera promessa dell'editoria Italiana, Sacha Naspini con un libro che uscirà a breve e che giuro, quando l'ho letto stavo sul tapis roulant e parlavo da solo dicendo: "Brutto figlio di puttana, ma come ci sei riuscito?". 

6) E' uscito da pochissimo il tuo ultimo lavoro "Touch and splat", per la collana Short Cuts, casa editrice Historica-Il Foglio Letterario. Parliamo anche di questo... poi magari lo bruciamo, se ne hai voglia.



Touch and Splat è un romanzo che vuole spiegare alla gente come l'unico modo per placare la propria rabbia sia sfogarla. Quando per Tutti tranne me sostenni che la generazione del Mah e del Boh è indecisa solo perchè è stata cresciuta da genitori che hanno distrutto il mondo e che ci mostrano prospettive di vita come "più mp3 nei vostri IPod", "nuovi metodi per rimanere giovani e belli" mi dissero che la mia generazione avrebbe dovuto prendersi più colpe. Risposi: "Mah". Quando con "Spoon, i ragazzi vogliono solo divertirsi" raccontai di come l'omicidio un giorno sarà inteso come un gioco e non ci saranno più remore nell'ammazzare qualcuno per un nulla, qualcuno mi disse che avrei potuto attirare su di me molte antipatie. Con Touch and Splat, senza troppi giri di parole, dico semplicemente che se c'è qualcosa che ci ha fatto arrabbiare, praticare il Reiki o pregare non ci placherà, ma farà crescere quella rabbia sottoforma di qualcos'altro come un tumore per esempio o una forte depressione. Ovviamente ci sarà qualcuno che avrò qualcosa da dire contro questo modo di pensare e lo ringrazio in anticipo. Touch and Splat parla di un gruppo di ragazzi ex compagni di college che si incontrano in un set cinematografico Western ormai abbandonato per fare un gioco di ruolo. Ma si immedesimeranno così tanto nel ruolo di banditi e sceriffi, che finiranno per scannarsi. In verità, dietro tutto questo c'è la mano di un grande burattinaio che si nasconde dietro al nome del Dottor Rupert, dell'Università dell'Illinois. E' anche un modo per scoprire che un torto subito vent'anni prima, può crescere a dismisura dentro noi, se non si arriva subito alla resa dei conti.
 
7) Cos'è per te la scrittura? (Ma poi, detto fra noi, sei veramente tu che scrivi queste cose?)

Scrivere per me è come parlare da soli, ma ad alta voce in modo che tutti possano sentirti.
Ho fatto da Ghost Writer per un regista una volta. Mi è servito da lezione. Sì, sono io che scrivo. Conoscendomi, alcuni si chiedono come faccia uno come me a stare fermo, seduto a scrivere. Io sono uno che se parla con te, deve anche fare qualcos'altro, bere per esempio o non so, ascoltare della musica. Non so fare una cosa alla volta. Di solito, per leggere, metto su un audiobook di un libro noioso che non leggerei mai come "Ritratto di Dorian Gray" e faccio a pugni col sacco. E' da 8 anni che faccio così e adesso riesco da ammazzare una persona con le sole mani parlando un perfetto italiano.
 
8) Il punto G è, per l'appunto, un punto (si perdoni il gioco di parole), ma ne hai comunque altri che ritieni essere di tuo riferimento per i tuoi scritti?
 
Il cinema. In verità io scrivo perchè produrre libri costa una bazzecola, ma farei volentieri cinema, se in Italia esistesse ancora. Un giornalista mi chiese se per me il cinema in Italia vale la pena di essere preso in considerazione. Gli ho risposto che hanno aperto un nuovo Multisala a Palermo e che è niente male. Mi propongo di andare all'estero quanto prima, tornare a Londra forse e occuparmi di cinema. Per il resto, viaggio e visito i posti e le location dove devo ambientare il romanzo. La cultura può essere un buon riferimento, non credi? Conosco le armi, come fabbricare una bomba in casa, conosco i manoscritti del Mar Morto e la storia del diavolo, conosco tutti i metodi per suicidarsi senza provare dolore, le droghe e il modo per leccare una figa senza sembrare un bambino in gelateria. Ovvio, è un semplice studio, ma il riferimento migliore è la realtà. Per scrivere sulla religione islamica (e su quanto siano letteralmente pazzi quanto i cattolici, ma con più scorza) sono andato al Cairo e mi sono infilato nella zona vecchia di Khan el-Khalili rischiando di essere ammazzato per aver fatto troppe domande sul perchè la polizia non entrasse in quei luoghi. Mi salvò la vita il bibliotecario della biblioteca americana. Nello stesso locale dove gli offrii una succo di un frutta, lanciarono una bomba tre mesi dopo e fecero 22 vittime, tra cui dei turisti francesi.    


9) Progetti in campo?
 
Il mio obbiettivo è quello di portare alla luce una lettaratura chiamata Action, attraverso dei testi che analizzino non solo i fatti, ma i processi mentali per i quali ci si arriva. Spesso ci ritroviamo Moccia a parlare di ragazzi che mettono i lucchetti a ponte milvio, ma in realtà pochi sanno che quel lucchetto rappresenta qualcosa di più di un semplice atto per consolidare un amore, in realtà, ai tempi in cui vivevo a Londra e suonavo nelle metro, c'era un arte del tutto Underground chiamata Padlock Art, che consisteva nel creare sculture con i lucchetti venduti dai pakistano a 1 sterlina per imbrattare Londra. Sopra, si scrivevano delle dediche. Quindi, la prima ragazza che mise un lucchetto a ponte milvio, non era una semplice slavata di 15 anni che aveva fatto sega a scuola per uscire con un tamarro, ma una ragazza profonda conoscitrice della street art. Per adesso sto scrivendo "Domino" e "Tra bene e male" per due editori diversi.    


DOMANDA FLIPPER: considerando che la crisi economica, in questo 2009, si farà sentire (così è stato calcolato) in modo molto forte, ahinoi, e che i reality show non sono ancora passati di moda, vorrei chiederti se credi negli alieni.

Guarda, ci sono milioni di pianeti ed è del tutto matematico che si sia venuto a formare un clima adatto per la nascita della vita, ma noi abbiamo troppa paura di sentirci insignificanti, per questo non vogliamo ammetterlo e abbiamo abbattuto la navetta aliena nei pressi di Groom Lake confinandola nell'area 51. Sono convinto che siano finiti qui per caso, che con tutto quello che hanno da fare, l'ultima cosa che salta in mente a quegli esseri è studiare come si autodistrugge un gruppo di mentecatti. Sarebbe come se noi facessimo miliardi di chilometri per studiare il perchè le zecche bevono così tanto sangue fino a morire. Non so se qualche umano lo fa, ma se esiste, mi contatti, per favore, voglio scrivere un romanzo su di lui.

Ora le avrei io alcune domande per te... 
Ma com'è che sei passato dalla scrittura al Grande Fratello?
Credo che tu stia facendo un po' di confusione... io non sono mai stato al Grande Fratello... E poi scusa... ma cos'è? Il libro di Orwell? No, non l'ho letto, non ancora. ;)
Mi dici come ci si riesce?
Mah, non saprei... perchè, tu ci vorresti andare? Magari potremmo organizzare un Grande Fratello con tutti gli autori di Historica, che ne dici?
Potresti salutare tutte le mie amiche che sbavano per te, visto che me l'hanno chiesto? 
Ciao ciao! (Sbavano?? Ma che hanno, la rabbia?? Aiuto! Attente che poi diventate come gli zombi del film "28 settimane dopo")


postato da: mMushroom alle ore 08:50 | Link | commenti
categoria:intervista ad alessanro cascio
sabato, 21 marzo 2009

21 marzo. Un giorno speciale, il primo della bella stagione: la Primavera! E come non festeggiare!
E lo farò regalandovi una superintervista, una delle più belle che mi sia capitato di fare negli ultimi tempi e non solo!
A rispondere sono l'amica Silvia Denti, alias Divinafollia, e gli altri collaboratori di Radio Nostalgia, un bellissimo programma che va in onda tutti i sabati (quindi oggi! non perdetevelo!) dalle 17:30 alle 19 su RadioSì. Trovate il link nella lista apposita, e cliccando su "ON AIR" potrete ascoltarla in streaming!

Ma ora procediamo con il nostro appuntamento settimanale... tre, due, uno... VIA!

1) Poesia, musica, intrattenimento e reading, una miscela intensa e delicata, concentrata in una sola parola: Radio Nostalgia.
Com'è nata la Vostra trasmissione? Qual è stata la spinta?

-         SILVIA DENTI: La poesia è sempre stata oggetto di forte interesse da parte mia, tanto che lo porto avanti da moltissimi anni e mi sono spesso chiesta perché non divulgarla anche con la voce, la recitazione stessa che è arte, il fatto di esprimere l’emozione nel leggerla, nel cercare di trasmettere a chi ascolta quanto vissuto dall’autore. E poi è meraviglioso dare l’opportunità a coloro che amano il teatro e la recitazione di cimentarsi nelle interpretazioni. Con il sito POESIABLU, infatti, sto accogliendo tutte le forme d’arte, come ad esempio la musica, creata da artisti non ancora famosi, oppure la pittura, la scultura, la fotografia.

-         Quindi la spinta è proprio questa: il fatto di riuscire a divulgare in ogni modo e maniera la poesia e l’arte tutta. Inoltre questo nostro inizio è stato anche una questione di amicizia. Vero Ross?

ROSSELLA CEA: Sì,tutto è partito da una sincera amicizia tra i componenti del nostro gruppo,dalla voglia di condividere interessi comuni e dalla passione per la poesia ,la musica e l’arte in generale. Dal desiderio di confrontarsi con altri e di crescere trasmettendo agli ascoltatori le nostre emozioni.

-        
 2) La poesia è cavallo di battaglia del Vostro programma. Un'idea senz'altro innovativa, ma anche - io direi - audace, del resto non dimentichiamo che la musica, nella storia dei media, è stata il motore che ha portato al successo milioni di radio indipendenti. Ebbene, come gestite questa simbiosi poesia/musica?

-         SILVIA DENTI: La musica , infatti, fa parte dei nostri progetti: ci sono musicisti che meritano davvero, scrivono testi meravigliosi accompagnati da musiche originalissime e, come dicevo sopra, alcuni li ospito al mio sito con le loro performances.  Erano anni, comunque, che io pensavo a delle trasmissioni che si occupassero anche di poesia, ma visto che è un argomento un poco elitario, ho avuto poche risposte. Solo negli ultimi periodi qualcosa si sta muovendo, sai, a volte sono fenomeni di moda, noi ne approfittiamo, ma la risposta è buona.

ROSSELLA CEA : Io aggiungerei che la risposta è semplice, anche la poesia è musica! La musica, nel nostro caso, non è altro che un elemento che dà forza e rinvigorisce i concetti espressi nei nostri testi, non solo per quanto riguarda la musica di sottofondo alle poesie ma anche per quanto concerne i brani musicali proposti tra una lettura e l’altra, che spesso sono scelti appositamente per lasciare nell’ascoltatore uno spazio alla riflessione. Spesso sono pezzi musicali in qualche modo inerenti alle tematiche trattate.


 
3) Parlando di poesia, non potremmo ora non dedicare qualche parola ai Vostri reading. Cosa occorre fare per ascoltare un proprio componimento sulle varie radio alle quali prendete parte ?


-SILVIA DENTI:  Beh, gli autori interessati, possono inviare a me il materiale (s.denti1@tin.it), ovviamente non possiamo accontentare tutti, sono veramente tantissimi e ci vorrebbero parecchie ore di radio, ma cercheremo di dare più spazio possibile. Certo, abbiamo lavorato per un paio di emittenti con sede in Bruxelles (Radiosì e radio Alma) con le quali è iniziata la nostra bella avventura, poi in alcune anche in Italia (come Radio Kiss kiss), ma avremo presto un contenitore più ampio, probabilmente la nostra idea sta piacendo e, oltre a recarci in redazioni radiofoniche, abbiamo adesso anche una nostra radio web, è ARTXENIA, raggiungibile cliccando sul blog : www.artxenia.blogspot.com. Questo è uno spazio-succursale del mio sito, POESIABLU, laddove abbiamo deciso di inserire la parte ribelle e anticonformista dei poeti. Da lì, con altri blog gestiti con  il poeta e musicista MAURIZIO CLICECH, è nata la radio, che ospita liriche lette da noi e da attori bravi come SEBASTIANO CLICECH,ad esempio…   Insomma, ci stiamo dando molto da fare!!!


4) Non solo poesia, ma anche musica, leggera, italiana, d'autore e... esordiente!
Parliamo della possibilità, rivolta ai giovani musicisti, di andare in onda con i propri brani!


-ROSSELLA CEA: Sarebbe bellissimo se anche i giovani musicisti potessero trovare uno spazio per andare in onda con i propri brani . Così come per la poesia, siamo favorevoli a qualsiasi idea innovativa che riguardi manifestazioni artistiche di qualsiasi genere, infatti, come diceva SILVIA all’inizio, già alcuni musicisti sono presenti nel suo sito e altri ci regalano i loro sottofondi per le poesie. E’ un’idea nuova, intelligente, originale e finalmente questo connubio piace e viene percepito nella maniera giusta, un nuovo modo di fare arte, appunto ..

-        
5) Una domanda che ora rivolgo a Divinafollia, principalmente. Tu, Divina, operi anche in ambito editoriale, ed io volevo chiederti se anche in radio è forte la cesura fra grandi e piccole emittenti come lo è fra grandi e piccoli editori.

-         SILVIA DENTI: Il discorso appare un poco diverso. Forse le radio sono più disponibili a dare spazio, certo, quelle prettamente commerciali nicchiano ancora, ma ci stanno contattando, ci ascoltano e allora…se per ora non possiamo avere la grande editrice disponibile a rischiare, facciamo sentire la nostra voce attraverso le onde sonore.  Perché no? Anche questa è una forma d’arte, anzi sai, Marco, io stessa non avevo mai letto in pubblico le mie liriche, ora mi cimento un pochino con questa bella novità che per dirla tutta mi piace, mi piace davvero e probabilmente riesco a metterla in pratica degnamente, come se riscrivessi le poesie una seconda volta o, quando leggo quelle altrui, come se le rivisitassi e assaporassi di nuovo.
 
6) Quello che fate è un programma giovane, destinato - io ve lo auguro di cuore - a crescere e ad avere una cerchia di ascoltatori sempre più numerosa e fedele. Il classico zoccolo duro, insomma. Come ultima domanda quindi vorrei chiedervi quali saranno le novità, per questo 2009?

-         SILVIA DENTI: Di novità ne abbiamo moltissime: ARTXENIA RADIO , il nostro podcast, POESIABLU (che è un sito che sta diventando sempre più seguito); ARTXENIA BLOG (altro blog del dissenso curato da Maurizio Clicech in cui sta apparendo proprio in questi giorni uno scultore bravissimo…e dove è dato molto spazio alla fotografia), i siti “30 danari di dissenso creativo”e “per 30 danari di dissenso creativo”, contenitori multimediali di rottura, il sito in costruzione inerente all’INQUIETANTISMO, movimento da me individuato e al quale dedicherò parecchio tempo per il suo sviluppo con tutti gli autori annessi; il libro che stiamo scrivendo tutti noi (Roberto Ioannilli, Viviana Ferrari, Maurizio Clicech, Piero Pavia,Rossella Cea, Carla Zancanaro ed io) sulla comunicazione ( una sorpresa, ma ti assicuro che ti piacerà!) e…altre cose ancora.

-         ROBERTO IOANNILLI: Oltre la poesia, che Silvia mi ha fatto scoprire ed amare, ci occupiamo, come lei stessa ha appena scritto, di narrativa.  Il progetto accennato del romanzo, nasce con l’intento di affrontare problemi relativi alla comunicazione. I personaggi in esso descritti, saranno pregni di tutte quelle problematiche legate a filo stretto con l’inquietantismo, e collegate ad un attuale e sconclusionato vivere “ telematico”. Da parte mia, come uomo e scrittore, mi sforzerò di rivolgermi verso quella che è da sempre  la delizia dell’universo”, cioè la donna, vista con gli occhi di uno scopritore bambino che riesce ad  entrare nel suol suo sconosciuto ed affascinante mondo interiore. Questa nostra voglia di scrivere e di fare che già ha dato frutti succosi e ci porterà verso la fine di quest’anno a scrivere le prime righe di quella che sarà una nostra collana narrativa, un progetto di quelli non semplici ma che appassionano, un’occasione resa possibile da questo gruppo di poeti/scrittori che hanno in comune amicizia ed una “sensibilità dissenziente”.

-         MAURIZIO CLICECH: C'e' ancora da dire che i siti che stiamo sviluppando, sono piuttosto diversi da quello che si può trovare nel web, e forse il navigatore si aspetta, in quanto espletano la funzione di “Installazione” artistica tra parola, musica e fotografia, attraverso delle scelte grafiche, compositive e recitative, non poco al di fuori degli schemi. In questo periodo storico in cui la parola d'ordine sembra essere “Multimedialità” abbiamo ricercato proprio un equilibrio che sia di “rottura” con la staticità dello “Standard Template”.
Per adesso, e ripeto adesso perché la ricerca non si ferma mai, ci esprimiamo nell'ambito della parola scritta e recitata della musica e dell'immagine statica, nel prossimo futuro ci sarà anche una video ricerca nell'ambito del “corto”  che andrà inizialmente in web.

SILVIA DENTI: Del resto è da un paio d’anni che stiamo pensando alle poesie recitate (abbiamo realizzato anche dei dvd), alla musica (che io ho sempre sostenuto e adorato), quindi…come poteva non nascere un discorso radiofonico? E…chissà…un giorno sarà anche televisivo, ce lo auguriamo!

postato da: mMushroom alle ore 09:10 | Link | commenti (3)
categoria:intervista - radio nostalgia
domenica, 15 marzo 2009

TA-DAAN! Questo fine settimana è pieno di interviste! 
A rispondere, questa domenica, è Paolo Ruggieri, Editore di Galaad Edizioni, piccola ma agguerrita casa editrice abruzzese con un interessantissimo catalogo.

1) Domanda di rito: com'è nata la Vostra casa editrice e con quali aggettivi (facciamo quattro) la definireste?

La Galaad Edizioni è nata dall’incontro casuale di alcune persone profondamente innamorate della letteratura. Quattro aggettivi per definirla? Curiosa, aliena, caleidoscopica, libera.

 

2) Dirigere una piccola realtà editoriale, specialmente di questi tempi, non dovrebbe essere semplice: ogni anno nascono e muoiono decine di editori. Quali sono i Vostri punti di forza e qual è la Vostra strategia per farvi avanti nel sottobosco spesso intricato della piccola editoria?

Io penso che nessuna attività sia semplice, specie all’inizio. Scorrendo le statistiche si scopre che più di metà degli italiani non compra neppure un libro all’anno, e questo non incoraggia l’ottimismo. Eppure, nonostante le difficoltà, succede sempre qualcosa che ci convince ad andare avanti. La nostra ricetta è molto semplice: collaboratori validi, tra i quali ci sono persone che da decenni operano nel mondo del libro con passione e competenza; cura maniacale del testo e della veste grafica; scelta accurata dei titoli, secondo coordinate ben precise che caratterizzano la nostra linea editoriale.

 

3) Parliamo ora delle vostre ultime pubblicazioni del 2008 e delle novità di questo neonato 2009. Cosa ci regalerà il cavaliere Galaad?

Abbiamo concluso il 2008 con due pubblicazioni che ci hanno dato molte soddisfazioni: La cosa reale di Henry James, un racconto sfaccettato ed enigmatico che ruota intorno al tema del rapporto tra arte e artista; e Lyadarland di Danilo Marano, primo libro di una trilogia fantasy che ha riscosso molto successo, e di cui si è molto parlato in rete su forum specializzati.

Il 2009 è partito all’insegna dei classici. Un romanzo breve inedito di Gaston Leroux (autore de Il fantasma dell’opera), L’uomo che vide il diavolo, incentrato sulla figura di uomo perseguitato da una particolare maledizione, e Sogni di Olive Schreiner, scrittrice sudafricana di fine ottocento i cui temi sono di sorprendente attualità.

 

4) Pubblicare un libro è per ogni autore, ma anche per gli editori stessi, un grande traguardo, ma è anche e solo il primo passo. Come gestite la distribuzione dei libri da Voi editi?

In Italia i distributori che garantiscono una presenza capillare sono pochi e inarrivabili per una piccola casa editrice agli inizi come la nostra. Per aggirare l’ostacolo abbiamo deciso di instaurare rapporti diretti con tutte le librerie che manifestano un interesse per le nostre proposte editoriali. In altre parole, abbiamo eliminato gli intermediari e provvediamo noi alle varie spedizioni. Attualmente possiamo contare su una trentina di librerie sparse sul territorio nazionale.

 

5) Pensate che una giusta sinergia fra Editore e Autore sia importante? Qual è il Vostro rapporto con gli scrittori da voi editi?

Il rapporto tra Editore e Autore è essenziale. Solo in questo modo il libro può essere curato e valorizzato dal punto di vista stilistico e contenutistico. Deve instaurarsi un rapporto di profonda fiducia, quasi di confidenza, tra chi scrive e chi pubblica.

 

6) Cosa ne pensate del fenomeno dell'editoria a pagamento?

E’ una scelta che rispetto, ma solo se l’editore è serio. Naturalmente, se l’editore non è a pagamento sarà più attento nella scelta del titolo da pubblicare, e più motivato nel curarlo in ogni aspetto e nel promuoverlo.

 

7) Quali sono i generi sui quali punta la vostra linea editoriale?

Le scelte editoriali riflettono in buona parte il nostro gusto di lettori innamorati della grande letteratura ottocentesca, soprattutto angloamericana, della poesia romantica e della letteratura fantastica. Un elemento favolistico attraversa tutti i nostri libri, che seguono un filo conduttore ispirato a coordinate ben precise: la ricerca dell’identità, il rapporto dell’essere umano con gli elementi della natura, il ruolo fondamentale che l’arte e gli artisti possono svolgere nel ricondurre l’individuo alla sua essenza più autentica.

Ecco perché il simbolo della casa editrice è il fiore del Balsamo di Galaad. Un buon libro è come il Balsamo di Galaad: ci trasforma dall’interno e insinua radici profonde nel nostro essere; assorbe le nostre paure e le nostre fragilità e rilascia una potente energia positiva che ci arricchisce e insegna alle ferite a rimarginarsi da sole.

La nostra attività editoriale si articola in sette collane:

 

LUMINA MUNDI propone opere cadute nell’oblio o mai tradotte nel nostro paese. AVALON è dedicata alla letteratura fantastica declinata in tutti i suoi generi. LA PORTA MAGICA presenta fiabe illustrate di ogni tempo e paese. GOLDEN LIGHTS è la collana dedicata alle opere di autori emergenti, GLI ALBERI SAGGI alla saggistica. Al momento stiamo inaugurando una nuova collana di narrativa contemporanea, LE FOGLIE.

 

8) So che offrite un servizio di book on demand per le pubblicazioni scientifiche.

Sì, è vero. Sono pubblicazioni rivolte a istituti scientifici e di ricerca e a docenti universitari. Pubblicazioni di servizio che spesso non arrivano sui banchi delle librerie ma sono legate a convegni e conferenze o sono il risultato del lavoro svolto da un ente scientifico durante l’anno.

 

9) Non solo autori esordienti nel Vostro catalogo, ma anche nomi del passato che meritano di essere ricordati. George Eliot, Frances H. Burnett, solo per citarne alcuni...

La Galaad Edizioni è nata con la collana Lumina Mundi, collana di classici dimenticati, misconosciuti o mai tradotti. Opere che meritano di tornare alla luce perché possono appassionare e arricchire il lettore di oggi e perché sono la dimostrazione che molte tematiche sono ancora attuali.

 

10) Quali consigli dareste ad un autore che desidererebbe proporVi un testo in valutazione?

Prima di tutto l’autore dovrebbe cercare di capire la nostra linea editoriale. E può farlo consultando il nostro sito o leggendo alcuni dei nostri libri. Ogni casa editrice, soprattutto una piccola realtà, ha una sua identità precisa.

Poi ci sono due fattori fondamentali che teniamo in gran conto quando valutiamo un testo: l’originalità della storia e la forza della scrittura. Un testo dev’essere non solo ben scritto, ma deve anche avere uno stile personale e riconoscibile.

Ogni autore targato Galaad Edizioni è un prezioso fiore blu.

 

postato da: mMushroom alle ore 09:36 | Link | commenti
categoria:intervista galaad edizioni
sabato, 14 marzo 2009

Nuova intervista per questo sabato di metà marzo, per festeggiare l'imminente aprirsi della primavera! A rispondere è Massimo Zanettini, autore Round Robin con il suo primissimo romanzo, "Chiuso per turno".

Dunque, iniziamo con le presentazioni: chi è Massimo Zanettini e qual è la sua formazione professionale?
Sono un consulente informatico. La mia è quindi una formazione tecnica, anche se coltivo da anni una grande passione per la letteratura.

 

Massimo Zanettini, autore de "Chiuso per turno", Round Robin Editore. Parliamo di questo tuo romanzo d'esordio, soffermandoci anche sul titolo e sulla copertina... e sul suo protagonista ;)

 copertina del libro

Il protagonista di Chiuso per turno è un vorace cuoco emiliano: Michelangelo Bricoli. Proprio dal protagonista e          dal contesto della storia che viene la copertina del libro, sapientemente progettata dai ragazzi della Round Robin (RR). L’oggetto raffigurato in copertina è divertente, tenero, fragile, un po’ kitsch, e rappresenta molto bene credo le ambientazioni provinciali della storia.

Il titolo è invece farina del mio sacco, e l’idea mi è venuta per caso scrivendo il romanzo. In fin dei conti le vicende del romanzo si svolgono principalmente nei giorni di chiusura del ristorante di cui Michelangelo è proprietario.

 

Com'è nato? Spieghiamo ai lettori il suo concepimento.
L’idea di Chiuso per turno è nata per caso, partendo dall’immagine di un uomo enorme e obeso che divora cibo in un amplesso autodistruttivo ed edonista. Mi deve aver ispirato l’episodio Gli anni del declino del film Il senso della vita dei Monty Python, in cui un uomo enorme mangia fino ad esplodere. Quell’uomo mi fece venire in mente la società mercantile occidentale, col suo atteggiamento vorace.

D’altro canto il protagonista di Chiuso per turno doveva riflettere i dubbi, le difficoltà della nostra cultura. Michelangelo, quello che poi è diventato il personaggio principale del romanzo, doveva risultare bloccato dal dualismo tra il desiderio di cambiare le cose e l’egoismo che gli impedisce di rinunciare ai sui privilegi. Nel tempo ho raccolto materiale, citazioni, riferimenti che fornissero lo zoccolo su cui poggia la storia che si è sviluppata da sola pagina dopo pagina.

 

Luoghi o personaggi de "Chiuso per turno". Come potremmo definirli?

I luogo fisici in cui si sviluppa la storia di Chiuso per turno sono Parma e la Tanzania. La prima è una mecca della musica lirica e dell’industria alimentare, per citare lo stesso protagonista del libro: “la città più food oriented di tutta la food valley”. L’Africa invece è l’icona, forse usurata, ma ancora vivida nella fantasia della gente, della fame e dell’indigenza. Sono i luoghi rispettivamente della ricchezza e della povertà, della sazietà e della fame, del corpo e dello spirito, del pieno e del vuoto, soprattutto del pieno e del vuoto.

 

Qual è il tuo rapporto con la scrittura, e quindi con i tuoi personaggi?

Faticoso… Alzarsi alle cinque e mezza di mattina per scrivere di un tizio che si ostina a fare quello che vuole, è davvero faticoso. Poi, per scrivere, tolgo tempo alla famiglia, energie al lavoro. Ma ne ho bisogno di scrivere per sentire che sto facendo qualcosa per me e per le persone che mi circondano.

 

Parliamo della tua esperienza editoriale con Round Robin.

Mi sto divertendo, nonostante l’ansia di prestazione che provo per le presentazioni e le interviste. I ragazzi della RR sono creativi, intelligenti, dotati, giovani, fanno un lavoro fresco, ma impegnato, esteticamente gradevole. Insomma è piacevole, anche se impegnativo, vedere un mondo che non conosco, ma che mi stimola intellettualmente.

 

E' domenica, qualcuno bussa alla porta di casa tua; sei ancora in pigiama e pensi che sia un venditore ambulante, invece è un aspirante scrittore che vorrebbe qualche consiglio da te (sì, proprio da te! Poteva bussare alla porta di qualcun altro, ma lui ha letto il tuo libro, ne è rimasto entusiasta e ha voluto rivolgersi a te!)

La domenica? L’unico giorno che la sveglia tace? Assonnato davanti ad una fetta di pane con burro e marmellata, gli direi che per scrivere bisogna acquisire uno stile, ma soprattutto un metodo di lavoro. Bisogna leggere, raccogliere materiale, e scrivere quasi quotidianamente. Quando si sono acquisiti stile e metodo, bisogna trovare una storia e un messaggio e scrivere un romanzo. C’è una parte di mestiere nella scrittura - che io solo intuisco, sia chiaro - che si impara, credo, solo con la pratica costante.

 

Progetti futuri?

Sicuramente uno. Sto lavorando ad una storia dal taglio fumettistico, anche se raccontata con le parole e non con i disegni, in cui si parla di biciclette, di supereroi, di autovelox e soprattutto di speranza per il futuro. Vedremo cosa ne salterà fuori…

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categoria:intervista a massimo zanettini
lunedì, 02 marzo 2009

Iniziamo questa nuova settimana con una nuova e speciale intervista! A rispondere è Serena Maffia, giovane, talentuosa e poliedrica autrice Azimut!

 

DUNQUE, INIZIAMO CON LE PRESENTAZIONI: CHI È SERENA MAFFIA?

 

 Da giovanissima, ho la cattiva idea di dedicarmi a qualcosa di diverso da ciò che attrae i miei compagni di scuola, e invece di giocare a palla, decido di farmi venire una bella scogliosi e di mettermi a scrivere delle filastrocche. Alle filastrocche si aggiungono le vignette di fumetti che io stessa disegno, e poi piccole scenette teatrali. Insomma a quattordici anni scrivo e metto in scena il mio primo adattamento teatrale: “Fiorenza”, dalla fiaba dei Fratelli Grimm “Fata Piumetta”, che va regolarmente in scena al Teatro Colombo.

Da allora non ho più smesso di scrivere, ma devo dire la verità: con più fatica. Più si legge, più si ha cognizione del teatro, della poesia, e della cultura in genere, più ci si considera banali. Oggi un discreto numero di lettori mi stima e ciò mi riempie di gioia, ma resta il timore per ogni mia opera nuova, mi domando ogni volta se li deluderò.


PRIMA DI PRESENTARE LA TUA SILLOGE DI POESIE, PARLIAMO UN PO' DELLA TUA FIGURA PROFESSIONALE. SO CHE HAI ESORDITO, A SOLI VENTUN ANNI, CON UN'OPERA PER IL TEATRO: "MA CHE BELLA COMPAGNIA"...

Arrivo alla pubblicazione con il teatro: “Ma che bella compagnia”. Si tratta di un esperimento. Volevo parlare del teatro, del Grande teatro che mi tumultuava dentro, e non trovavo il modo giusto, ossia non mi riusciva di scrivere né un articolo né un saggio, e nemmeno una pagina di diario, e a un certo punto ho un illuminazione: perché non scrivere una piéce teatrale che parli dei Grandi del teatro? In fin dei conti gli autori di teatro sono consapevoli che le loro opere non esistono se non in scena, e allora perché non omaggiarli proprio con una opera di teatro?

E così faccio… I “fattacci” si svolgono in Paradiso, Dio si annoia e chiede a San Pietro di organizzare per lui uno spettacolo dal vivo. San Pietro in preda al panico si rivolge a Marx che riesce a distogliere dalla scrittura del suo ultimo libro: “Dio purtroppo esiste”. Con Marx come regista San Pietro si sente in una botte di ferro ma ora resta da trovare il testo, le parole, lo spettacolo. Si radunano perciò un bel gruppo di grandi autori del teatro ed il lavoro ha inizio.

A questa sono seguite tante altre pubblicazioni, sempre di teatro, l’ultima è “Il tirchio” che mi vede protagonista insieme a Marco Baliani e Giuseppe Manfridi d’uno splendido volume curato da Fabio Pierangeli: “Qui e ora”.

 

"SRADICHEREI L'ALBERO INTERO", TITOLO DELLA TUA RACCOLTA AZIMUTIANA DI POESIE; PRESENTIAMOLA AI LETTORI.

 

“Sradicherei l’albero intero” è una silloge che mi ha tratteggiata agli occhi di tanti come una poetessa dell’eros.

Se per eros vogliamo intendere la sensualità della spontaneità, confermo.

QUAL È IL TUO RAPPORTO CON LA POESIA? E' UN PROCESSO ISTINTIVO, O QUALCOSA DI PIÙ MEDITATO, CEREBRALE?

 

Certamente la mia poesia nasce come processo spontaneo, per poi vedersela con il mio cervello. E ti assicuro che è una bella lotta, perché alla fine non so se sono più cerebrolesa di parte destra o sinistra.

SEI GIOVANE, MA HAI GIÀ UNA INVIDIABILE ESPERIENZA PROFESSIONALE; EBBENE, QUALI CONSIGLI DARESTI A CHI DESIDERI EMERGERE O COMUNQUE INIZIARE A FARE I PRIMI PASSI IN CAMPO ARTISTICO E / O EDITORIALE?

Di lavorare sodo e di proporsi, di non fare discorsi inutili –ne sento tanti- del tipo: “Io sono restio a pubblicare subito”. Pubblicare vuol dire rendere pubblico il proprio lavoro e assumersi le conseguenze di ciò che si scrive. Chi non pubblica, semplicemente non ha coraggio.


IN ITALIA, OGNI ANNO, NASCONO E MUONIONO DECINE DI PICCOLE CASE EDITRICI. QUAL È L'OPINIONE CHE TI SEI FATTA ENTRANDO A FAR PARTE DI UNA PICCOLA MA AGGUERRITA REALTÀ EDITORIALE UNDERGROUND COME AZIMUT? CREDI CHE LA SITUAZIONE SIA COSÌ OSTICA COME LA SI DIPINGE?

Sì. Azimut è agguerrita come dici tu, ma semplicemente perché conosce i propri limiti. Gli editori lavorano molto bene ma devono poi lasciare il posto alle librerie. Detto in termini aulici: le case editrici sono l’utero della cultura; detto in termini rudi: le case editrici sono il passaggio tra il privato e il pubblico.

 

L'AMBIENTE DEI MEDIA E DEI MASS MEDIA, CREDO DI POTERLO DIRE, TI È DI CASA, QUINDI VORREI CHIEDERTI UN'OPINIONE: PENSI CHE L'ATTUALE FENOMENO DELLA PICCOLA EDITORIA INDIPENDENTE (ESTESOSI ENORMEMENTE IN QUESTI ULTIMI ANNI GRAZIE AD INTERNET) POSSA ESSERE PARAGONABILE, IN QUALCHE MODO, ALLA NASCITA DELLE PRIMISSIME RADIO INDIPENDENTI (E PIRATA) AVUTOSI NEGLI ANNI '70?

 

No, la nascita delle prime radio indipendenti voleva essere o si accordava ad un manifesto politico-sociale; le piccole case editrici esistono da sempre e cercano semplicemente di sopravvivere rispetto alle grandi case editrici pubblicizzate che hanno largo accesso alle librerie, ed ai loro scaffali. L’unica cosa che le piccole case editrici hanno in comune con le radio indipendenti credo sia il coraggio. E se restiamo in argomento “politica”, le piccole case editrici purtroppo non hanno il sostegno di nessun politico e per questo sono destinate a morire. Ma meglio un giorno da leoni che una lunga vita da formiche no?!


PROGETTI IN CAMPO?

 

Per Azimut in giugno-luglio sarà in libreria il mio primo romanzo: Il grande flipper. Che sconsiglio vivamente a tutte le signorine borghesi, sparrucchierate e manicurate amanti di romanzi composti.

 

postato da: mMushroom alle ore 07:56 | Link | commenti (2)
categoria:intervista a serena maffia
Immagine di L'uomo che dipingeva con i coltelli Immagine di La nave del destino - Asia