L'intervista di questa settimana è ad Alessandro Cascio, giovane e strampalato autore di Historica. ;-)
Nella lista dei link trovate il suo blog... ma attenzione, maneggiare con cura!
1) Domanda di rito: chi NON è Alessandro Cascio?
Non è uno che uno che ha deciso di passare la sua vita a guardare la Luna, ma uno di quelli che ha cercato di studiare il modo per raggiungerla e nel '69 c'è riuscito. Se avessi vissuto il '68, tra starmene seduto in un prato a scrivere poesie e lavorare alla NASA, io sarei stato di certo tra quelli che avrebbero lavorato alla NASA, più che altro per evitare che la gente continuasse a scrivere smielati versi sugli astri come fossero lucciole. Sarei tornato con una foto di un ammasso di calcinacci e crateri e avrei detto a tutti: "Ecco, adesso trovatevi qualcosa di meglio da fare".
2) Alessandro, sparliamo un po' di te e della tua (de)formazione personale.
Sono nato tra i mafiosi, in un paese chiamato Partinico dove ammazzano la gente a mezzogiorno. Da piccolo facevamo a gara per arrivare dai morti ammazzati prima che li coprissero per vedere i fori di proiettile. Poi smisi di correre tanto quando tra quei morti cominciarono ad esserci anche amici e parenti. La mia eistenza l'ho passata vivendo in giro per l'Italia e per l'Europa, passando da una scuola a un'altra e da una facoltà universitaria a un altra. Poi andai a Roma a studiare sceneggiatura con l'Oscar Mario Monicelli e Francesca Marciano e decisi che da quel momento avrei fatto solo quello che facevo da quando avevo 7 anni: scrivere, suonare e disegnare. Iniziai a editare quando vinsi un Premio Internazionale di letteratura con un romanzo che scrissi per una mia amica. Lei lo mandò a mia insaputa e mi pubblicarono. Se non avessi fatto l'artista sarei morto o sarei completamente pazzo.
3) "Tre candele", tuo romanzo d'esordio. Lo accendiamo?

Non si dà fuoco ai libri, si diceva un tempo, ma da quello che sforna l'editoria da un po' di tempo, direi che questa regola non è più da prendere in considerazione. Tre Candele è un bel libro, il mio primo romanzo, non è da appicciare, è una splendida favola sul fatto che spesso pensiamo che i sognatori non valgono più nulla senza i loro sogni, ma non pensiamo mai a come si senta un sogno senza il proprio sognatore. Questo romanzo parla di schizofrenia, ma in un modo del tutto inusuale.
4) Ok, però adesso parliamone disquisendo ovviamente anche su quella che è stata la tua esperienza editoriale prima di divenire un autore di Historica.
Tre Candele, Tutti Tranne me, un E-Book dal titolo "Il lustrascarpe" e Le sette vite di Dalila e Achille con un collettivo di artisti chiamato Underground Book Village che si prefigge di vendere libri per beneficenza. Ultimamente abbiamo devoluto alla piccola Serena, una bambina che ha urgente bisogno di cure mediche e di soldi per volare in America, i proventi del libro. Diversi scrittori come Stefano Benni o Gianluca Morozzi, oltre a noi, stanno tenendo dei reading in tutta Italia. C'è ancora bisogno di aiuto. Se poteste dare almeno qualche euro per salvarla, organizzare degli eventi, il sito è www.unsorrisoperserena.com
Per questa cosa abbiamo fatto anche dei gruppi su Facebook, ma su 2000 persone solo in 50 hanno fatto un versamento. Spero che gli altri 1950 si ammalino gravemente entro l'anno e chiedano aiuto, specie i giornalisti, gli scrittori, i librai, gli editori, i musicisti e tutti quegli artisti che avrebbero potuto fare qualcosa di concreto. Perfino un prete che opera in Africa mi ha detto che era troppo impegnato coi bambini africani, per poter fare qualcosa, ma avrebbe pregato per lei. Beh, si può bestemmiare in questo sito? Adesso esce "Touch and Splat" con Historica, con prefazione del Maestro Ernesto Gastaldi e illustrato da quattro tra i più grandi illustratori italiani Undeground. La mia passione è pubblicare con riviste letterarie buone. Anche se scrivo romanzi, adoro i racconti e le riviste hanno immediatezza, ti puoi sbizzarrire e poi molte come Sagarana, UT, Undeground Press, Fernandel sono fatte proprio bene.
5) Come sei entrato a far parte del gruppo di Historica? Ti hanno circuito? Sei stato minacciato? Compromessi? A me puoi dirlo, tanto questo blog non lo legge nessuno...
Mi hanno pagato. Semplicemente il gruppo Historica ha fatto qualcosa che molti editori oggi non fanno. Promettermi tre volte la percentuale che dà una normale casa editrice, promettermi un basso prezzo di copertina, una buona stampa e grafica, una buona pubblicità e distribuzione e un impegno concreto per il futuro. Ho semplicemente pubblicato con un editore (il più giovane editore italiano) che diventerà un grande editore presto, è stata una scommessa che abbiamo fatto entrambi. Con noi hanno scommesso grandi autori come Remo Bassini della Newton e Compton, Francesco Dell'Olio che ha avuto la Prefazione di Morozzi, il maestro Gastaldi ha messo il suo nome nel mio libro mostrando la faccia e credendoci e poi c'è la vera promessa dell'editoria Italiana, Sacha Naspini con un libro che uscirà a breve e che giuro, quando l'ho letto stavo sul tapis roulant e parlavo da solo dicendo: "Brutto figlio di puttana, ma come ci sei riuscito?".
6) E' uscito da pochissimo il tuo ultimo lavoro "Touch and splat", per la collana Short Cuts, casa editrice Historica-Il Foglio Letterario. Parliamo anche di questo... poi magari lo bruciamo, se ne hai voglia.

Touch and Splat è un romanzo che vuole spiegare alla gente come l'unico modo per placare la propria rabbia sia sfogarla. Quando per Tutti tranne me sostenni che la generazione del Mah e del Boh è indecisa solo perchè è stata cresciuta da genitori che hanno distrutto il mondo e che ci mostrano prospettive di vita come "più mp3 nei vostri IPod", "nuovi metodi per rimanere giovani e belli" mi dissero che la mia generazione avrebbe dovuto prendersi più colpe. Risposi: "Mah". Quando con "Spoon, i ragazzi vogliono solo divertirsi" raccontai di come l'omicidio un giorno sarà inteso come un gioco e non ci saranno più remore nell'ammazzare qualcuno per un nulla, qualcuno mi disse che avrei potuto attirare su di me molte antipatie. Con Touch and Splat, senza troppi giri di parole, dico semplicemente che se c'è qualcosa che ci ha fatto arrabbiare, praticare il Reiki o pregare non ci placherà, ma farà crescere quella rabbia sottoforma di qualcos'altro come un tumore per esempio o una forte depressione. Ovviamente ci sarà qualcuno che avrò qualcosa da dire contro questo modo di pensare e lo ringrazio in anticipo. Touch and Splat parla di un gruppo di ragazzi ex compagni di college che si incontrano in un set cinematografico Western ormai abbandonato per fare un gioco di ruolo. Ma si immedesimeranno così tanto nel ruolo di banditi e sceriffi, che finiranno per scannarsi. In verità, dietro tutto questo c'è la mano di un grande burattinaio che si nasconde dietro al nome del Dottor Rupert, dell'Università dell'Illinois. E' anche un modo per scoprire che un torto subito vent'anni prima, può crescere a dismisura dentro noi, se non si arriva subito alla resa dei conti.
7) Cos'è per te la scrittura? (Ma poi, detto fra noi, sei veramente tu che scrivi queste cose?)
Scrivere per me è come parlare da soli, ma ad alta voce in modo che tutti possano sentirti.
Ho fatto da Ghost Writer per un regista una volta. Mi è servito da lezione. Sì, sono io che scrivo. Conoscendomi, alcuni si chiedono come faccia uno come me a stare fermo, seduto a scrivere. Io sono uno che se parla con te, deve anche fare qualcos'altro, bere per esempio o non so, ascoltare della musica. Non so fare una cosa alla volta. Di solito, per leggere, metto su un audiobook di un libro noioso che non leggerei mai come "Ritratto di Dorian Gray" e faccio a pugni col sacco. E' da 8 anni che faccio così e adesso riesco da ammazzare una persona con le sole mani parlando un perfetto italiano.
8) Il punto G è, per l'appunto, un punto (si perdoni il gioco di parole), ma ne hai comunque altri che ritieni essere di tuo riferimento per i tuoi scritti?
Il cinema. In verità io scrivo perchè produrre libri costa una bazzecola, ma farei volentieri cinema, se in Italia esistesse ancora. Un giornalista mi chiese se per me il cinema in Italia vale la pena di essere preso in considerazione. Gli ho risposto che hanno aperto un nuovo Multisala a Palermo e che è niente male. Mi propongo di andare all'estero quanto prima, tornare a Londra forse e occuparmi di cinema. Per il resto, viaggio e visito i posti e le location dove devo ambientare il romanzo. La cultura può essere un buon riferimento, non credi? Conosco le armi, come fabbricare una bomba in casa, conosco i manoscritti del Mar Morto e la storia del diavolo, conosco tutti i metodi per suicidarsi senza provare dolore, le droghe e il modo per leccare una figa senza sembrare un bambino in gelateria. Ovvio, è un semplice studio, ma il riferimento migliore è la realtà. Per scrivere sulla religione islamica (e su quanto siano letteralmente pazzi quanto i cattolici, ma con più scorza) sono andato al Cairo e mi sono infilato nella zona vecchia di Khan el-Khalili rischiando di essere ammazzato per aver fatto troppe domande sul perchè la polizia non entrasse in quei luoghi. Mi salvò la vita il bibliotecario della biblioteca americana. Nello stesso locale dove gli offrii una succo di un frutta, lanciarono una bomba tre mesi dopo e fecero 22 vittime, tra cui dei turisti francesi.
9) Progetti in campo?
Il mio obbiettivo è quello di portare alla luce una lettaratura chiamata Action, attraverso dei testi che analizzino non solo i fatti, ma i processi mentali per i quali ci si arriva. Spesso ci ritroviamo Moccia a parlare di ragazzi che mettono i lucchetti a ponte milvio, ma in realtà pochi sanno che quel lucchetto rappresenta qualcosa di più di un semplice atto per consolidare un amore, in realtà, ai tempi in cui vivevo a Londra e suonavo nelle metro, c'era un arte del tutto Underground chiamata Padlock Art, che consisteva nel creare sculture con i lucchetti venduti dai pakistano a 1 sterlina per imbrattare Londra. Sopra, si scrivevano delle dediche. Quindi, la prima ragazza che mise un lucchetto a ponte milvio, non era una semplice slavata di 15 anni che aveva fatto sega a scuola per uscire con un tamarro, ma una ragazza profonda conoscitrice della street art. Per adesso sto scrivendo "Domino" e "Tra bene e male" per due editori diversi.
DOMANDA FLIPPER: considerando che la crisi economica, in questo 2009, si farà sentire (così è stato calcolato) in modo molto forte, ahinoi, e che i reality show non sono ancora passati di moda, vorrei chiederti se credi negli alieni.
Guarda, ci sono milioni di pianeti ed è del tutto matematico che si sia venuto a formare un clima adatto per la nascita della vita, ma noi abbiamo troppa paura di sentirci insignificanti, per questo non vogliamo ammetterlo e abbiamo abbattuto la navetta aliena nei pressi di Groom Lake confinandola nell'area 51. Sono convinto che siano finiti qui per caso, che con tutto quello che hanno da fare, l'ultima cosa che salta in mente a quegli esseri è studiare come si autodistrugge un gruppo di mentecatti. Sarebbe come se noi facessimo miliardi di chilometri per studiare il perchè le zecche bevono così tanto sangue fino a morire. Non so se qualche umano lo fa, ma se esiste, mi contatti, per favore, voglio scrivere un romanzo su di lui.
Ora le avrei io alcune domande per te...
Ma com'è che sei passato dalla scrittura al Grande Fratello?
Credo che tu stia facendo un po' di confusione... io non sono mai stato al Grande Fratello... E poi scusa... ma cos'è? Il libro di Orwell? No, non l'ho letto, non ancora. ;)
Mi dici come ci si riesce?
Mah, non saprei... perchè, tu ci vorresti andare? Magari potremmo organizzare un Grande Fratello con tutti gli autori di Historica, che ne dici?
Potresti salutare tutte le mie amiche che sbavano per te, visto che me l'hanno chiesto?
Ciao ciao! (Sbavano?? Ma che hanno, la rabbia?? Aiuto! Attente che poi diventate come gli zombi del film "28 settimane dopo")







