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venerdì, 29 maggio 2009

Atterra, per questo fine settimana, una nuova intervista! A rispondere è Francesco Dell'Olio, autore Historica e scrittore con tre libri all'attivo. Conosciamolo da vicino!

 francesco_dell

 

 

Domanda d'iniziazione al sacro rito dell'intervista targata Mushroom: chi è Francesco Dell'Olio?
Tra le altre cose, uno che scrive storie sui giovani, perché sono le storie che ha vissuto e che vive.

Francesco, è appena uscito il tuo romanzo breve "Vivere Adagio", per i tipi di Historica, collana ShortCuts.
Presentiamolo ai lettori ed iniziamo dalla copertina.
La copertina, secondo me molto bella e impattante, è di Giulio Bonatti. L’abbiamo scelta tra le tante proposte mandateci da una lunga serie di disegnatori e fumettisti underground. Abbiamo scelto l’immagine di Bonatti perché, in qualche modo, riflette il contenuto del libro, essendo un disegno scanzonato, divertente, che trasmette una sensazione di ritmo e movimento. All’interno del libro, poi, ci sono altri disegni, che ripercorrono graficamente la storia scritta. Disegni molto belli, che abbiamo selezionato tra i numerosi arrivati.
Cosa ti ha spinto a scrivere questo romanzo e quali sono i temi in esso affrontati?
La risposta esatta alla prima domanda dovrebbe essere Boh. Che cosa spinge a scrivere, disegnare, a fare fotografie? Boh. La stessa cosa che ci spinge a tifare per la squadra del cuore o a fare altre cose che ci piacciono o ci gratificano o ci realizzano. C’è chi dice che scrive perché non potrebbe farne a meno, perché spinto da un’esigenza interna e altre robe così. Io potrei farne a meno, ma in realtà scrivo perché scrivere è un’attività che mi piace, seppure sia molto faticosa. Vivere adagio è un romanzo breve che affronta principalmente, da un punto di vista allegro, vivace e giovanile, i temi dell’apparenza e delle sorprese che ci può riservare la vita in ogni istante. E’ un romanzo pubblicato nella collana Short Cut, dedicata ai giovani e a chi va veloce ma non può fare a meno di leggere, e ha un prezzo molto contenuto, costa infatti solo 4 euro e 50.
Come sei entrato in contatto con Historica? Parliamo della tua esperienza editoriale con Francesco Giubilei.
Ho conosciuto Giubilei, direttore di Historica, quasi per caso. Mi ha contattato via mail dopo aver letto un mio racconto pubblicato su una rivista on line e mi ha proposto di scrivere qualcosa per Historica. Da lì abbiamo avuto contatti sempre più assidui fino alla pubblicazione di Vivere adagio. Sono molto contento di aver conosciuto Giubilei perché questo incontro mi ha permesso di arrivare alla pubblicazione con Historica, una casa editrice che (lo garantisco) è molto seria e trasparente, sia nei rapporti con i lettori che in quelli con i suoi scrittori.
Non sei uno scrittore emergente, questo è sicuro: prima di Vivere Adagio, hai pubblicato L'ombra sul cuore (Prospettiva Editrice), Candidi fiori macchiati d'inchiostro (Il Filo Giallo Edizioni Private - Collettivo Indipendente), Un angelo seduto tra i rifiuti e altre piccole storie quotidiane (Edizioni Il Foglio).
Cosa, quindi, sai dirci del panorama della piccola e media editoria, basandoti ovviamente sulla tua esperienza,  rivolgendoti ad un casuale scrittore che desidererebbe proporre le sue opere ad un editore?
Beh, secondo me la prima cosa che deve fare un ipotetico scrittore che abbia l’intenzione di proporre le sue cose a un editore, è quella di non avere fretta. Per cui, rileggere e riscrivere più volte i propri racconti o il proprio romanzo, per arrivare alla stesura definitiva, vincendo la pigrizia e lo scoramento che, a volte, ci impediscono di correggere o riscrivere un pezzo o un capitolo o un momento o una frase che ci appaiono particolarmente complessi. Poi, spedire solo a quegli Editori che pubblicano generi ai quali la propria opera può appartenere e, soprattutto, solo a quegli Editori che non hanno come fine la truffa ai danni dell’aspirante scrittore. Quali sono? Beh, si può andare per esclusione: mai spedire lavori agli Editori che chiedono un contributo in denaro. O, perlomeno, se proprio si è convinti di quell’Editore, un contributo in denaro superiore a qualche centinaio di euro. Infatti ci sono Editori che, per pubblicare un’opera, arrivano a chiedere in cambio di migliaia di euro!
Pensi che la piccola editoriale, in questi ultimi anni, si stia davvero prendendo - come sembrerebbe - la sua rivalsa sui grandi e medio-grandi operatori?
Sinceramente, non credo, o meglio: come sempre, ci sono piccole realtà che lavorano bene e alla fine si vede. Ma eviterei di giungere alla solita affermazione che “i piccoli editori pubblicano opere interessanti e valide mentre i grandi editori solamente robaccia commerciale”… Ho letto tanti libri pubblicati da piccoli Editori che sono illeggibili e tanti altri stampati da grandi Editori che sono davvero belli. Penso, per stare in Italia, ai lavori di Paola Mastrocola o di Martino Ferro o di Diego De Silva o di Gianluca Morozzi (che pure è partito con un piccolo Editore, Fernandel. E che, fra l’altro, ha scritto l’introduzione di Vivere adagio!).
Cos'è per te la scrittura e qual è il tuo rapporto con i personaggi?
La scrittura per me è un modo di fare ordine nelle cose della vita e il rapporto con i miei personaggi è come quello con le persone reali: può essere tranquillo, conflittuale, noioso o passionale.
Cosa c'è, di te, nei tuoi romanzi? Ce n'è uno a cui sei particolarmente affezionato?
C’è sempre un qualcosa dello scrittore in tutto ciò che scrive, anche quando si tratta di storie fantastiche o, per esempio, horror, perché si trasferiscono nella pagina frammenti o momenti o situazioni accadute nella vita reale. Il romanzo cui sono più affezionato è un romanzo che ho finito di scrivere da pochissimo tempo e che perciò è ancora inedito e che si intitola “Mi manchi ogni maledettissimo minuto”.
Progetti in campo?
Per ora rivedere e sistemare definitivamente questo nuovo romanzo, e poi andare al mare e vivere l’estate, che è la stagione che preferisco.

copertina_VIVERE_ADAGIO_piccolo_formato


copertina_Un_angelo_seduto_tra_i_rifiuti
postato da: mMushroom alle ore 18:20 | Link | commenti
categoria:intervista a francesco dellolio
lunedì, 18 maggio 2009

Iniziamo questa settimana con una superintervista, davvero interessante, fatta ad un artista poliedrico e meritevole che vi lascerà affascinati! Sto parlando di Fabrizio Beccari, che ho conosciuto in marzo, presso la Domus Talenti, in occasione della sua mostra e dello spettacolo Anime Game Over (tenutosi il 14 ed il 15 marzo).

1) Dunque, iniziamo con le presentazioni: chi è Beccari Fabrizio Nestore?
 
Bella domanda. Conosci te stesso e la risposta risulta semplice. Definirmi è difficile persino per me.
Io nasco come scrittore, ma sarebbe più esatto dire sognatore poiché i miei scritti (romanzi racconti e saggi a parte qualche digressione comica) riguardano principalmente i sogni dai quali ho sempre tratto ispirazione per i miei lavori.
Comunque iniziamo dall’inizio.
Sono nato a Torino nel 1964 e ho frequentato il Liceo Classico per poi passare allo Scientifico nel quale mi sono diplomato con targa per miglior maturità scientifica. Forse proprio a causa della commistione dei due diversi indirizzi di studio mi ritrovai in bilico tra la passione per i classici e l’amore per la ricerca scientifica (comunque un ricercatore di oggi rabbrividirebbe nel constatare cosa io amo definire ricerca scientifica, io odio tutto ciò che è dogmatico ed i cieli con le stelle fisse e le leggi immutabili mal si addicono alla mia mente sempre tesa ad esplorare l’ignoto). 
Con queste premesse intrapresi gli studi universitari iscrivendomi alla facoltà d’Informatica dell’Università di Torino ma dopo un anno, dato l’esame di T.A.M.C. (Teoria e Applicazioni delle Macchine Calcolatrici) programmando in Pascal su schede perforate IBM, passai a Scienze Naturali che a ben vedere più si confaceva con il mio spirito poliedrico. Ma anche lì alla fin fine mi ritrovai allo stretto e così a quattro esami dalla fine e con una tesi in Astronomia ormai pronta decisi che non m’interessava più il mondo degli studi universitari (dove avrei potuto unicamente fare l’insegnante non esistendo alcun albo dei naturalisti ma solo dei biologi) e mi dedicai al mondo del commercio creando l’Archeoteca (Libreria Archeologica Piemontese) proprio nelle immediate adiacenze del Museo Egizio di Torino.
Dopo nove anni d’attività fui costretto a chiudere per il trasferimento dei vari distributori a Milano, e quindi per l’aumento dei costi della logistica, e per la diminuzione degli sconti fatti ai piccoli librai. Ancora oggi trovo ex clienti che disperano per la mia scomparsa.
Trasferitomi a Roma per ragioni sentimentali e trovatomi improvvisamente solo e senza alcun aiuto decisi che era giunta l’ora per un nuovo cambiamento.
Come quando su una nave in procinto di affondare si cerca affannosamente di caricare su una scialuppa di fortuna le cose essenziali così nei momenti legati ai profondi cambiamenti e traumi che purtroppo si possono verificare nella nostra vita si tende a fare un inventario delle proprie capacità e a metterle rapidamente a frutto.
Fu così che tirai fuori dai cassetti i più di 800 racconti e la decina di romanzi che avevo scritto in passato e che mai avevo pubblicato trovando in questa splendida città un immediato riscontro.
A Torino, per l’esattezza, i miei scritti mi venivano restituiti dagli editori (taccio i nomi perché non meritano pubblicità) sigillati esattamente come quando li avevo consegnati loro.
Nessuno s’era mai preso la briga di leggerli. Venuto via da Torino una mia opera teatrale è stata portata in scena dal teatro dei ragazzi arrivando terza nel corso della rassegna teatrale Teatrando concorso indetto dalla Regione Piemonte. Un segno? Nemo profeta in patria?
A Roma ho collaborato e collaboro tutt’ora con diverse testate giornalistiche alle quali offro le mie prestazioni sia come grafico che come scrittore.
Sono stato Direttore artistico di due riviste ed un mio romanzo è persino comparso a puntate sulla rivista Sherpa News.
Ho tenuto un corso di scrittura creativa secondo un metodo di mia ideazione definito Corso di Scrittura Creativa Comparata. Un esperienza che mi ha permesso di analizzare me stesso ed i miei lavori in profondità. Ma non è finita. Avendo dalla mia un qual certa poliedricità ed una vena comica mai sopita ho partecipato come comparsa-carattersita a diverse fiction televisive (L‘uomo che cavalcava nel buio – con Terence Hill, Onore e rispetto 2 – con Gabriel Garko, Intelligence – con Raoul Bova e ultimamente nella parte del prof. di Matematica nella fiction Caterina e le sue figlie 2) ed ora come cabarettista con un mio amico e socio nel duo Nico e Nestore che si esibirà nell’estate ormai prossima.
Oggi i miei lavori vengono indagati e analizzati con interesse in specie dagli studiosi di psicologia per i quali rappresentano una finestra (o meglio una porta come nel mio libro La Porta d’Ebano) verso l’inconscio. Alla Fiera del Libro di Torino di quest’anno dovrei esserci io a parlare di Sogno e vita di tutti i giorni in una conferenza indetta dal dipartimento di Bioetica dell’Università di Torino.
Ma anche qui a Roma ho suscitato molto interesse per i miei sogni coscienti in cui riesco anche a leggere i libri che trovo nell’universo onirico.
Che dire? Ci sarebbe molto di più. Per esempio ultimamente sarò il fotografo ufficiale di un matrimonio e mi piace molto suonare il pianoforte e le tastiere elettroniche.  Sono un esperto d’elettronica ed informatica e …. beh si… non amo troppo gli sport. Già. Li considero movimenti da far fare a gente che non ne fa mai per mantenerla in salute. Strano è dir poco.   
 


2) Parliamo della tua formazione artistica e professionale.
 
Io mi definisco un autodidatta estremo. Essendo stato abbandonato a me stesso per tutto quello che riguardava la mia "formazione artistica" (dimenticherei le esperienze del liceo, i miei lavori all'epoca venivano considerati molto male) mi sono trovato a dovermi inventare ogni tecnica da zero. Per esperimenti da tecniche recepite in sogno inventai così uno stile del tutto nuovo che poi è quello che mi caratterizza.
Come ha detto Yildirim Orer il disegnatore di Dago e mio caro amico - "Si vede subito che quel quadro l'hai fatto tu. Il tuo stile ti rende unico." Un bel complimento.
Ma veniamo al Fabrizio Nestore dei tempi passati. Da ragazzo desideravo fare il fumettista o fumettaro come amava dire Ugo Pratt e così frequentai un corso di Fumetto.   
Qui conobbi il famoso artista che, al vedere i miei lavori dell’epoca, affermò che sarei diventato bravo solo quando avrei imparato a separare in modo adeguato i personaggi dagli sfondi.
E ovviamente aveva ragione.
Molto tempo dopo trasferitomi a Roma ebbi occasione di conoscere il prof. Trotti dell’Accademia di Belle Arti di Roma che mi spinse a fare la mia prima personale presso la Galleria della Tartaruga di Via Sistina. Anche qui ci sarebbe molto da dire e da raccontare ma allora l’intervista assumerebbe l’aspetto di una bibliografia.


 
3) So che sei prima di tutto scrittore, di racconti e romanzi a tema fantastico non ancora, tuttavia, editi. Una scelta?
 
All’inizio era una scelta. Non desideravo dare alle stampe ciò che, a ben vedere, riguardava il mio inconscio. Insomma sarebbe stato quasi come lavare i panni sporchi in piazza.
Ma poi, mi sono reso conto che la gente trovava molto interessanti le mie idee. Le mie visioni di mondi e di universi fantastici ma decisamente “logici”. Inoltre non mi sono mai considerato come un “bravo” scrittore. Dovendo darmi un voto, essendo molto critico nei miei confronti, il meglio che saprei dire è: “grande fantasia mitigata solo da uno stile poco interessante”.
Amo molto gli autori classici, specie quelli del fantastico come i lavori di Poe e di Verne ultima maniera ed alla fine anche quelli di Lovecraft (che conobbi solo molto più tardi quando un mio amico mi suggerì di leggere gli scritti del solitario di Providence perché come i miei riguardavano mondi visti in sogno).  Non amo al contempo la “fantascienza” favolistica di Guerre Stellari o il fantasy alla Harry Potter. Forse perché entrambe nascondono una vena ottimistica (presente anche in Star Trek)  che nei miei lavori (virati al lieto fine) in fondo non esiste.


 
4) Come sei arrivato al disegno? C'è forse un nesso con i tuoi scritti?
 
Enorme. Il mio tentativo di trasportare nella dimensione del reale ciò che vedo nel mondo onirico mi ha portato ad essere per prima cosa scrittore. I miei racconti tratti dai sogni presentavano come un “di più” illustrazioni che vennero notate da importanti riviste del settore (alcuni miei disegni hanno fatto parte di svariate testate giornalistiche). Un giorno mi venne detto: “Ma perché non provi a farne dei quadri?” Tentai e riuscii.
Insomma i racconti dovevano fare da traino anche ai disegni ed invece è avvenuto il contrario.
Tutto ciò che disegno è esistito in un mio sogno ed essendo i miei sogni decisamente logici esiste anche, da qualche parte, in forma di racconto scritto velocemente da me stesso al momento del risveglio. Sogno-racconto-disegno sono strettamente collegati tra loro e ad essi va affiancata l’oggettistica, veri apporti dal mondo onirico nella figura di sculture, meccanismi o modelli che sono una delle mie passioni che cerco di limitare per non sottrarre tempo alle tre fondamentali appena citate. 


 
5) Parliamo adesso della tecnica che da vita alle tue opere.
 
La tecnica registrata presso la S.I.A.E. col nome di Retinografia o Grafia retinica è la folle evoluzione del sistema utilizzato dai fumettisti per creare sfondi o trame per gli oggetti disegnati. Ma, mentre un fumettista si avvaleva (oggi usano i computer) di trasferibili (i famosi retini) io disegno tutto a mano, da qui la grafia del retino o Retino-grafia.
Non faccio quasi mai uso della matita per abbozzare le immagini. Le ho troppo chiare nella mente per sbagliarle ma devo darmi una regolata per centrarle sui fogli altrimenti con la mia smania di disegnare finirei per uscire dalla tela. Così con la matita segno i margini dell’immagine ma è tutto qui. I miei lavori sono disegnati a mano libera e senza righelli, squadre o matita se si eccettuano i segni usati per la centratura.
Inoltre non sfumo mai e così le tegole che si vedono in primo piano sui tetti di un palazzo compariranno su quelli dell’ultimo palazzo sullo sfondo solo più piccole e disegnate con pennini più fini e lenti d’ingrandimento più potenti.
La stessa cosa dicasi per le foglie delle siepi di un labirinto o la ghiaia di una strada, le scaglie di un drago etc.
I chiaro scuri e le ombre vengono generati dalla dimensioni dei particolari costituenti le trame, così che sotto le ali di un drago l’ombra è data dalle scaglie disegnate più piccole e più fitte ma sono sempre scaglie.
Un lavoro esclusivamente manuale che richiede molta pazienza e soprattutto molto tempo.
Flamelaut è stata disegnata in due mesi ma nel processo mi sono ammalato. Il labirinto di “La difficile via verso l’Amore” ha richiesto due mesi e mezzo che è un tempo abbastanza giusto per un’opera di quel tipo di un metro per settanta.
I cinquanta per settanta richiedono circa quindici giorni di lavorazione a seconda del soggetto.
Normalmente prediligo la china ma ho sperimentato anche altre cose come oro e argento su cartoncino nero, acrilici su plastica e mille altre prove per design d’oggetti industriali.
Ultimamente mi occupo di scatole per profumi, oggettistica d’arredo, tessuti e trame.


 
6) Nelle tue opere pittoriche sono ritratti mondi fantastici, in miniatura, arzigogolati e che sembrano esulare dalle normali leggi della fisica; ma non mancano anche rappresentazioni di animali impossibili, piante aliene, atmosfere oniriche... Quando ci conosciuti, a metà marzo, mi hai spiegato che le tue opere traggono spunto principalmente dai tuoi sogni...
 
Si. Tutto esatto. Innanzitutto bisogna dire che da bambino soffrivo di terribili incubi e che in occasione di un sogno decisamente strano (se vuoi un giorno te lo racconterò non è misterioso è solo lungo da mettere sulla carta) ebbi il dono di accorgermi di “stare sognando”.
Ero così diventato un sognatore cosciente. Nell’accorgermi di trovarmi in un universo onirico incominciai a tollerare (dominare no, non ci riuscii mai in pieno) le visioni mostruose che mi erano prospettate durante il sonno. Poi col passare degli anni in queste mie escursioni nel mondo dei sogni (gli americani lo chiamano con una parola sola “dreamland” e mi pare decisamente appropriato) iniziai a focalizzare la mia attenzione sui particolari di ciò che mi circondava.
Se dal principio m’interessavo alla trama del sogno e cioè della storia che questo mi raccontava in seguito presi ad esaminarne gli oggetti, gli arredi, le scenografie del sogno e non trovando la loro corrispondenza nel nostro universo del reale cercai di riprodurle. Il motivo a foglie strettamente connesse che compare più volte nei miei quadri lo appresi osservando una serie di altari pagani presenti su un isola (un isola da e in sogno ovviamente) quest’esperienza è narrata in “l’Isola della Villa Tempio” altro racconto della Porta d’Ebano. Il motivo mi toccò così tanto che l’indomani cercai di riprodurlo con la china ma l’originale in sogno era come l’opera che ho portato all’ultima mostra alla Domus Talenti un bassorilievo su rame. Imparai la mia tecnica di disegno dai sogni.
Le mie esperienze oniriche spaziano su argomenti talmente diversi tra loro che anch’io faccio fatica a seguirli tutti per questo ne prendo attentamente nota per eventuali lavori futuri.



7) Mi piacciono molto i Crinoidi. Anch'essi sono frutto dei tuoi viaggi onirici?
 
Si. Certamente. Come gli “Araldi” creature presenti in un mio racconto (Insect God of Shanna Lou) di speriamo prossima pubblicazione nella raccolta La Porta d’Ebano.
Il poster della loro città Flamelaut è disegnato proprio come la vidi la prima volta che ebbi modo di visitarla in sogno. Chi lo osserva (andrebbe posto abbastanza in alto) si trova proprio nel punto ove era l’osservatore, nella fattispecie colui che sognava … cioè io.
Il Crinoide sulla destra è Zanjard Toled  il mio “Virgilio” ovvero colui che mi fece da guida, ma anche lui era in visita. A quanto pare abitava in un'altra città periferica. Per questo sta scattando una foto-ricordo del posto con una macchina fotografica pentaprismatica (anche qui il cinque è d’obbligo dato che hanno cinque occhi). La loro vista tende a fornire un’immagine circolare di ciò che li circonda, in sogno ho visto alcuni loro quadri e non è detto che un giorno non tenti di riprodurre le loro distorte percezioni della realtà (distorte per noi che abbiamo una visione binoculare).

Crinoide1


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


8) Chi sono i Crinoidi? Sono creature pacifiche?
Si. Hanno organi di fonazione simili a trombe ma comunicano perlopiù col pensiero. In loro tutto e a gruppi di cinque. Cinque petali (se a volte ne ho disegnati di più ho commesso un grave errore!!!) cinque occhi sistemati tra i petali simili ai pistilli di un fiore ma attaccati alla corolla, cinque tentacoli boccali (anche qui a volte ne ometto qualcuno – Ahi!) e cinque per la mobilità (anche qui … nella scultura sono solo quattro perché non sono riuscito a farceli stare tutti ma non dirlo in giro!)
Sono intelligentissimi. A loro non importa nulla dell’apparire. Sono dediti a forme di pensiero filosofico molto alte e non si preoccupano troppo di cose secondarie.  La loro città appare come primitiva solo perché non si curano dell’aspetto al di là della pura funzionalità e amano molto l’artigianato. Mi hanno accolto benissimo perché leggendo la mente non considerano l’aspetto esteriore come importante. A loro basta sapere che un essere ha pensieri positivi e costruttivi. Odiano la sopraffazione e all’apparenza, ma non è così, sono abbastanza schivi.

Crinoide2

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 
9) Come vivono e com'è strutturata la loro città? Inoltre ci parleresti del loro pianeta?
 
Innanzitutto si riproducono per mezzo di “fiori unisessuali” proprio come certe piante (vedere il Bosso). Non esistono individui femminili o maschili. Essi portano su di loro entrambi i sessi e durante un certo periodo dell’anno, quello che potrebbe essere definito la Primavera se sul pianeta Zan esistesse tale stagione, dai metameri inferiori del corpo dei crinoidi viene emesso il polline ovvero i gameti maschili mentre da quelli più alti si ha una specie di ovulazione ma l’ovulo se fecondato rimane aderente al corpo del genitore sviluppandosi nelle zone di attacco dei vari metameri. L’individuo non partorisce nel senso più vero del termine ma convive con il “figlio” per un brevissimo periodo.
Quando si distacca dal corpo del genitore questi è già “adulto” mentalmente e solo a quel momento gli viene dato il “nome” in una cerimonia “d’investitura” che si svolge nell’anfiteatro a cupola che si vede nel centro del quadro di Flamelaut (è probabile che ogni città ne abbia uno ma io per ora in sogno ho visitato solo Flamealut e la sua immediata periferia).
Il suffisso Zan molto probabilmente si riferisce alla gente del pianeta, la seconda parte al genitore e il secondo nome è proprio dell’individuo. Ricorda molto il patronimico dei russi (ed è probabile che sia nato in sogno proprio da questo).
 
Il pianeta Zan ora è molto freddo, sta infatti attraversando quella che potrebbe essere definita come un era glaciale, ma tempo addietro, quando i Crinoidi apparvero come specie dominante, era un luogo a clima tropicale. Essendo fiori e dipendendo dalla luce del sole di Zan per la loro vita essi hanno ideato diversi stratagemmi per ovviare al freddo intenso. I cristalli amplificatori di luce che si trovano su alcuni edifici (solo uno nel mio quadro ma in realtà erano moltissimi) servono appunto a questo e così le torri ove, specie la notte, bruciano le “pietre nere”, una specie di carbone solo molto più duro e lucido (come faccia a bruciare non lo so proprio). Queste torri, anche se nel quadro se ne vedono solo due, sono in gran numero e poste a mo’ di bracieri secondo uno schema ben preciso in modo da coprire con l’emissione del calore l’intera area urbana.
Non ho viaggiato su mezzi spaziali per giungere a Zan. Mi ci sono ritrovato all’improvviso. Non mi sono spaventato dei Crinoidi anche se sono alti all’incirca tre metri anche perché comunicavano col pensiero e poi perché nei miei sogni ho visto di peggio.
Sul pianeta vivono anche altri umani. Non so da dove siano venuti ma ci sono. E da quel che vedo vivono d’espedienti e sono abbastanza mal visti anche se tollerati. Forse non sono terrestri anche se ricordano individui del nostro medioevo. Il crimine (per quel che riguarda i Crinoidi) su Zan non esiste. Collegati mentalmente nessuno dei Crinoidi si sognerebbe mai di rubare o di fare qualcosa di men che lecito nei confronti degli altri. Non essendovi sessualità come noi l’intendiamo non esistono neppure scontri generati da gelosie di tipo sentimentale. Ecco, i Crinoidi pur essendo molto simpatici sono quasi privi di sentimento,  se si esclude la compassione per gli altri e la pietà.
Penso ci considerino inferiori ma non lo vogliano esprimere per non ferirci, almeno questo rispetto a me. Forse altri umani potrebbero provare loro il contrario.
Sono fieri del loro lavoro ma lavorano solo per poter vivere e potersi dedicare alla contemplazione mentale astratta. Tutti lavorano sino al completamento del loro ciclo vitale e la morte di un individuo non è mai vista come un momento triste quanto piuttosto d’un ineluttabile fatalità. Transizione di energie da uno stato all’altro. Questa è la definizione della morte datami da Zanjard Toled.
Quello che hanno ammirato in me è il fatto che io non mi sia stupito nel vederli e nel contemplare la loro città. Farà ridere ma mi hanno anche assegnato un onorificenza come visitatore gradito – Il fiore di Zan. Una medaglia tridimensionale che poi io ho riprodotto e che raffigura un crinoide in miniatura. L’originale in sogno però era più dettagliato presentando su ogni petalo delle scritte a me incomprensibili redatte nel loro pazzesco alfabeto (e dire che in sogno io leggo benissimo).
Vorrei sottolineare che i miei sogni traggono certamente origine da informazioni che posso aver visto anche di sfuggita in passato da qualche parte e che tutti questi dati sono stati poi “montati” dal mio inconscio sotto forma d’immagine onirica. Così i miei studi di Scienze Naturali sono certamente responsabili delle caratteristiche salienti dei Crinoidi esattamente come per il loro nome che, “guarda caso”, in biologia esiste realmente ed è attribuito a minuscoli animali dei fondali oceanici chiamati anche (altra coincidenza?) animali-fiore. L’influenza c’è eccome anche se io non sempre me ne rendo conto.    


 
10) Parliamo della tua ultima esposizione romana.
 
Alla Domus Talenti ho voluto dare un immagine variegata del mio universo onirico. La mostra si chiamava “Viaggio oltre le mura del sonno” proprio perché era un tentativo di portare oggetti ed immagini da un universo ad un altro e di sfatare la frase che afferma che non sia possibile portare indietro nulla dal mondo dei sogni.


 
11) Progetti in campo?
 
Attualmente ho in lavorazione bozzetti per la realizzazione di tessuti e stoffe decorate secondo lo stile che mi caratterizza. Spero che i miei motivi a foglie ornamentali vengano apprezzati da importanti ditte del settore che possano trasformarli in oggetti di uso comune per abbigliamento e moda in generale. Inoltre ho già in lavorazione alcuni quadri in cui utilizzerò il mio stile per realizzare dei ritratti, vedremo con quali esiti. La prossima mostra dovrebbe svolgersi sempre a Roma nel prossimo Autunno/Inverno ma vorrei giungervi portando con me tutte queste nuove esperienze, in specie quella letteraria, già realizzate in modo compiuto.

postato da: mMushroom alle ore 09:35 | Link | commenti
categoria:intervista a beccari fabrizio ne
domenica, 10 maggio 2009

L'intervista di questa domenica è ad Eleonora Granata, autrice per i tipi della casa editrice Scrittura&Scritture. Ha pubblicato un interessante romanzo di genere mistery, Blu Cobalto, che l'autrice tra l'altro mi ha regalato e che consiglio vivamente e di chi parleremo!


Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro? Parliamo della sua genesi.
 Una vecchia storia di famiglia. Da tempo mi ronzava in testa e sembrava l'incipit perfetto per un libro. Così ho iniziato utilizzando lo spunto di questo quadro perduto e da lì e nato questo mezzo noir itinerante. 
 
 


Qual è il tuo rapporto con la scrittura?
Conflittuale. A volte molto frustrante, altre un'esaltazione dei sensi. Nel complesso potrei dire che la scrittura è la migliore valvola di sfogo che abbia mai trovato alla mia emotività irrequieta.
 

Parliamo della tua esperienza editoriale con Scrittura&Scrittura.
Splendida. Non è facile trovare un editore competente e disposto ad investire seriamente negli esordienti. Loro hanno avuto il coraggio di farlo e lo hanno fatto da veri professionisti del settore.

Cosa ne pensi dell'attuale panorama editoriale italiano, così nettamente diviso fra grandi, medi e piccoli operatori? 
Credo che ci sia poco coraggio. I grandi editori investono solo su successi annunciati, o comunque rischiando il meno possible. Troppo spesso preferiscono vivere comodamente il riflesso di paesi esteri (come gli Stati Uniti ad esempio) acquisendo la scrematura di comparti editoriali molto più dinamici del nostro e per questo anche più fruttuosi. Mentre i piccoli, tranne qualche rara eccezione, ne fanno un business di basso livello, puntando sulla quantità e sul contributo dell'autore che si sobbarca quasi interamente i costi di stampa. E qui ci sarebbe da aprire anche una piccola parentesi sulla distribuzione...
 
In quarta di copertina si legge, tra l'altro, che tu stessa sei responsabile di redazione di una casa editrice.
Sì. Ora ho un nuovo incarico. Vado a capo del dipartimento edicola per una casa editrice di Treviso. Ma l'edicola, come si può immaginare, è ben altra cosa.


So inoltre che scrivi per internet (giornali online), ed io vorrei chiederti cosa ne pensi del web come trampolino di lancio per chi attende con trepidazione di vedere, prima o poi, i propri lavori sulla carta.
Non credo che il web sia un trampolino di lancio. E' piuttosto una giungla selvaggia dove ogni pinco pallino qualunque può esprimere la sua opinione. Certo in alcuni casi può essere molto liberatorio, ma non proficuo per future carriere, a meno che non abbiate la fortuna di scrivere per testate di importanti quotidiani on line. Comunque, per chi deve iniziare è un'ottima palestra.


Dopo Blu Cobalto, quali altre novità ci aspettano dalla tua penna?
Ho in mente qualcosa di tragicomico. Una miscellanea che somigli a un rimestio di interiora umane, lacrime e risate.
Per la storia sto seguendo il filo di un vecchio fatto di cronaca che mi aveva molto incuriosito, ma per ora è top secret!


Da autrice, quali consigli daresti a chi fosse interessato a farsi conoscere come scrittore?
Non mollare. Anche nella notte più buia bisogna seguire il lumicino che ci porterà fuori dalla grotta dello sconforto. Certo, oltre questo ci vuole talento, studio e fortuna. Perché non basta arrivare al posto giusto al momento giusto, bisogna arrivarci preparati.

postato da: mMushroom alle ore 13:04 | Link | commenti
categoria:intervista a eleonora granata
sabato, 02 maggio 2009

L'intervista di questo sabato è a Chantal Corrado, direttore di Scrittura&Scritture, giovane e agguerrita casa editrice con all'attivo un catalogo assolutamente da tenere d'occhio.

1) Domanda di rito: com'è nata la Vostra casa editrice e con quali aggettivi (facciamo quattro) la definireste?

Scrittura & Scritture nasce da un grande entusiasmo per quest’attività, motivazione forse ovvia ma presupposto indiscutibile, secondo noi per questo lavoro, oltre ad una massicia dose di impegno, duro lavoro e dedizione costante. Come aggettivi direi: indipendente, dinamica, alla costante ricerca del miglioramento, non a pagamento.

 2) Dirigere una piccola realtà editoriale, specialmente di questi tempi, non dovrebbe essere semplice: ogni anno nascono e muoiono decine di editori. Quali sono i Vostri punti di forza e qual è la Vostra strategia per farvi avanti nel sottobosco spesso intricato della piccola editoria?

Per punti di forza la trasparenza, l’apertura al dialogo, la qualità più che la quantità dei testi di strategie ne mettiamo in atto tante alcune si rilevano buone altre no. La formula magica non esiste, o forse Scrittura & Scritture non l'ha trovata ancora.

3) Parliamo ora delle vostre ultime novità e dei libri che vi hanno dato maggiori soddisfazioni.

Le nostre ultime novità sono un saggio documento "Cronistoria di un confino.L’esilio in Lucania di Carlo Levi raccontato attraverso i documenti" di Angelo Colangelo, un testo che ci sta dando notevoli soddisfazioni soprattutto per il  riscontro con la stampa nazionale, per la narrativa il nuovo romanzo di Adriana Assini "Un sorso di arsenico" una scrittrice dal talento indiscusso, che ha confermato la sua fiducia nei nostri confronti, con questa sua ultima prova . 
Per il resto direi più o meno tutti ci hanno dato una soddisfazione, ad esempio "Scugnizzi "collana per ragazzi va bene, Domenico Infante con "Cronache del vicolo" è arrivato alla sua prima opera a vincere due premi e raggiungere in breve ottime vendite, "Blu Cobalto" di Eleonora Granata lo citerei per la grande disponibità dell’autrice nei nostri confronti;  nonostante sia un'autrice esordiente, ha dimostrato di avere un approccio diverso rispetto alla generalità degli autori esordienti; lo ricorderei inoltre perché pubblicato in un momento di difficoltà distributiva della casa editrice, è stato molto apprezzato e venduto nelle maggiori fiere nazionali e online.

4) Pubblicare un libro è per ogni autore, ma anche per gli editori stessi, un grande traguardo, ma è anche e solo il primo passo. Come gestite la distribuzione dei libri da Voi editi?

Il traguardo non è pubblicare un libro: è promuoverlo bene, il che significa venderlo bene ma anche  cercare di far arrivare al lettore il messaggio contenuto in quel libro cercare la comunicazione di quel libro con la stampa. Il nodo cruciale è qui: da un lato distributori e librerie, dall’altra la capacità e soprattutto l’impegno della casa editrice e dell’autore. Quotidiani e riviste di settore non sempre attente a piccole sigle o troppo ingolfate dai libri.  Alle volte però  la riuscita o meno di un testo non è imputabile  a nessuno. Ci sono sempre incognite  e cose imprevedibili, il flop è dietro l’angolo anche per le grandi sigle editoriali.  

5) Pensate che una giusta sinergia fra Editore e Autore sia importante?

Fondamentale.

Qual è il Vostro rapporto con gli scrittori da voi editi?

Tutto sommato buono con alcuni, ottimo con altri. Alle volte può dipendere anche dall’esperienza della casa editrice nella scelta dei testi ma anche degli autori sui quali si vuole investire. Quando si è agli inizi non basta avere una conoscenza da manuale di questo lavoro occorre la pratica io aggiungo la “gavetta” anche se questa deve passare per insuccessi, batoste, delusioni perché a Scrittura & Scritture fortifica ancora di più il carattere. È innegabile anche un pizzico di fortuna.

6) Cosa ne pensate del fenomeno dell'editoria a pagamento?

Non lo condividiamo, è una scelta di Scrittura & Scritture non chiedere contributi economici , però crediamo anche che debba essere un po’ l’autore a non cadere in certi “meccanismi”o quanto meno a cercare di conoscere come opera ,come si muove quella casa editrice.

7) Quali sono i generi sui quali punta la vostra linea editoriale?

Al momento la narrativa in tutti i suoi generi per il momento italiana ma non escludiamo di aprirci anche ad autori stranieri, la saggistica e i libri per bambini e ragazzi Approfitto di questa domandaper rivolgere un appello: Leggete più libri di autori italiani e un po' meno di quelli stranieri, se decidete di comprare due libri fate in modo che uno sia di un autore italiano

8) Quali consigli dareste ad un autore che desidererebbe proporVi un testo in valutazione?

Essere convinto nel testo che vuole pubblicare.

Collaborare e dialogare sempre con noi per una migliore riuscita del testo

non scoraggiarsi alle prime difficoltà

Se si tratta di un autore esordiente che sta per pubblicare con noi e quindi con una relatà piccola non aspettarsi di aver pubblicato il bestseller dell’anno e non fare paragoni improponibili con autori esordienti di colossi dell’editoria.Insomma un po’ di umiltà da parte sua non guasterebbe. Ma i consigli sarebbero tanti da scriverci un ennesimo libro sull’argomento e lascio questo a chi magari lo sa fare meglio di me.

Chantal Corrado

postato da: mMushroom alle ore 17:59 | Link | commenti
categoria:intervista scrittura&scritture
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