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lunedì, 28 settembre 2009

Iniziamo questa nuova settimana con l'intervista di Vespina Fortuna, autrice, per i tipi della casa editrice L'Oleandro Arga, de "Il Principe di Udjania".

Il principe di Udjania

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1-      Dunque, cominciamo con le presentazioni: chi è Vespina Fortuna?
 Sono una persona semplice che ama la natura e i viaggi e non sopporta l'arroganza e la prepotenza. Mi piace ascoltare le persone ma anche starmene da sola a fantasticare e inventare nuove storie. E' un vizio che non voglio togliermi.

 

2- Il principe di Udjania, tuo romanzo edito per i tipi della casa editrice L'Oleandro Arga di Roma.
Presentiamolo ai lettori del blog.
 Il Principe di Udjania è una fiaba dove ogni personaggio, dal più marginale al protagonista ha una vita propria. E' la favola del destino che ad ognuno di noi viene affidato alla nascita e della capacità che ciascun individuo ha di poterlo forgiare a seconda delle proprie aspirazioni.

 

3- Com'è nato questo romanzo e cosa ha rappresentato per te scriverlo?
 Il romanzo è iniziato in un triste giorno di pioggia, quando inchiodata a letto dal un'ernia al disco ho pensato che se dovevo rimanere ferma un motivo c'era: era arrivato il momento giusto per lasciare da parte tutto il resto e dedicarmi esclusivamente a ciò che più amo fare nella vita, scrivere!

 

4- Il principe di Udjania è ambientato in un mondo medievale dove spiccano luoghi e personaggi fantasiosi in un universo verosimile. Ebbene, entro quale genere inseriresti il tuo libro? E per quale target di lettori è stato pensato?
 Qualcuno l'ha definito Fantasy, per me è una fiaba. Credo che sia diretto ad un pubblico adulto, più si cresce e più si ama tornare bambini. devo dire, comunque, che la fascia di persone che lo hanno apprezzato è molto ampia. So che c'è stato anche un bimbo che ancora non sa leggere  al quale è piaciuto molto sentirselo raccontare dalla mamma. Questo mi ha resa molto felice.


5 - Un personaggio che mi è piaciuto molto è stato il Mago Telorius, che vive in una casa incantata dove posate, mobili e suppellettili hanno vita propria e costituiscono la sua cerchia di amici fidati.
 Telorius e Octavius sono le colonne portanti del romanzo ma io ho creato e amato tutti i personaggi uno ad uno e non saprei dire se ce ne sia qualcuno che preferisco agli altri. Se proprio devo sceglierne uno ti dico che quello che più mi ha divertito creare è stato Antonia, la vecchia megera.
 
6 - quanto tempo hai impiegato per scrivere Il principe di Udjania?
 Fra idearlo e terminarlo di scrivere ho impiegato circa un anno. Ma non è stato faticoso, mi sono divertita tantissimo.


7 - La copertina del libro mi piace molto. Un castello che pare fatto di sabbia sullo sfondo d'un cielo notturno dove sonnecchia una luna piccola e timidina...
 Si tratta veramente di un Castello di sabbia e la Luna non poteva mancare, è l'Astro al quale mi rivolgo più spesso nelle mie scritture.

 

8 - Progetti in campo? Anticipazioni di nuovi romanzi? ;-)
 Sto già iniziando un nuovo romanzo e visto che il tuo personaggio preferito è Telorius


Domanda flipper: se il mondo fosse di un sol colore, questo colore quale vorresti che sia?

Se il mondo fosse di un unico colore fuggirei! Ma costretta a scegliere dico blu, ma me la consenti una pennellata di arancio-argenteo?

postato da: mMushroom alle ore 18:42 | Link | commenti (1)
categoria:intervista a vespina fortuna
lunedì, 21 settembre 2009

Quello di oggi è un incontro speciale: è il quarto appuntamento con la scrittrice MariaGiovanna Luini, nonché un'intervista piena di significati, intensa e profonda. Buona lettura :)

 

1-    Ebbene, MariaGiovanna, penso di poter dire che sei di famiglia, qui al Mushroom's Blog, dal momento che questo è il nostro quarto appuntamento! Un'intervista speciale, questa, dedicata esclusivamente al tuo nuovo romanzo, Diario di melassa, in uscita per il mese di Ottobre. Edito per i tipi di Historica , vorrei iniziare questo nostro incontro telematico chiedendoti, come premessa, un piccolo resoconto della tua esperienza con questa intraprendente casa editrice.

Francesco Giubilei è una mia vecchia conoscenza. Vecchia si fa per dire (nel suo caso), perché credo sia il più giovane editore italiano! Il manoscritto di “Diario di melassa” è stato scritto proprio per Francesco: è un dono, una dimostrazione di stima e fiducia dopo anni di lavoro insieme. Da anni infatti collaboro con la rivista letteraria Historica come responsabile della sezione racconti: lo dico con orgoglio perché Historica nel tempo si è confermata un investimento culturale vincente, di ottimo livello e con distribuzione sempre maggiore. Su Historica si trovano firme di scrittori eccellenti, e il merito è della tenacia e della credibilità del suo direttore. Francesco mi ha colpita subito per l’intraprendenza e la giovane età: sono molto felice quando incontro un giovane pieno di entusiasmo e buone idee, è la dimostrazione che la nostra cultura italiana è in grado di formare persone che tirano fuori la grinta (e il sapere) in età molto precoci, senza invidiare alcunché a persone più adulte. Detesto il disfattismo e la sfiducia a priori: la prima decisione, quella dell’inizio del mio rapporto con Historica, è stata raccogliere una sfida. C’era un giovanissimo direttore che mi chiedeva di aiutarlo a tirare su una rivista letteraria online (successivamente è diventata anche cartacea): ci ho pensato al massimo cinque secondi e ho detto sì, impegnandomi per dare alla rivista racconti degni dei lettori, che meritano sempre la massima qualità e l’attenzione a ciò che ricevono. Devi sapere che non riesco a resistere al fascino delle sfide, questo a volte mi crea qualche problema come accade spesso a chi si butta a capofitto nelle imprese difficili, ma con Francesco invece la scelta è stata positiva anche a lungo termine. Quando c’è stata la svolta, cioè la creazione della casa editrice, ho apprezzato i libri che ho visto pubblicare e deciso di scrivere qualcosa per contribuire allo sviluppo della bellissima idea di Francesco. “Diario di melassa”, lo dico anche nelle premesse del libro, è un regalo a lui.
 
2-    Collaboratrice, e ora autrice di questo romanzo. Presentiamolo ai lettori.

Aiuto! Una cosa che proprio non so fare è descrivere i miei libri. Alle presentazioni spero sempre che i relatori lo facciano al posto mio: una mia spiegazione della trama ha sempre risultati incomprensibili. Pensa che quando scrivo le sinossi dei miei romanzi sudo e impiego il doppio del tempo rispetto alla scrittura di uno o due racconti! Comunque ci provo. Marcella, la protagonista, si rifugia in un piccolo e triste appartamento di periferia per scrivere un pezzo della propria vita: racconta l’infanzia, i pensieri, i traumi e la violenza, ma anche i sogni e gli amori delle età più adulte. Lascia andare la testa (e le mani) e scrive, scrive, scrive, saltando qua e là e raccogliendo dentro di sé ricordi e rielaborazioni, per tirare tutti i fili che secondo lei pendono dal soffitto e che l’hanno creata esattamente come è. Infila la vita recente nel mezzo di racconti del passato prossimo e remoto, trova connessioni che forse prima non ha mai visto. Si parla di disturbo alimentare (lei ne ha sofferto a lungo), di pedofilia, ma anche di rinascita, di relazioni d’amore, di famiglia. Insomma, tutto ciò che ha popolato la vita di Marcella fino al momento della scrittura, in un diario che è più cronaca d’anima che reale biografia.
 
3-    Ma ora dimmi, com'è nato questo tuo nuovo romanzo, qual è stata la spinta? In esso c'è qualcosa dei tuoi precedenti successi (Una storia ai delfini e Le parole del buio, Creativa Editrice)?

No. Ogni storia è separata dalle precedenti. Lucia (“Una storia ai delfini”) e Silvia (“Le parole del buio”) non sono Marcella, né potrebbero esserlo: certo, scrivono, hanno tratti del carattere tra loro simili, ma sono nate in tempi diversi e hanno avuto vite e sviluppo profondamente differenti. La spinta, come ti dicevo prima, è stata la voglia di creare qualcosa per Francesco Giubilei: mi sono messa al computer, ho cercato il vuoto e il silenzio e la storia è saltata fuori da sola.
“Diario di melassa” ha alcune peculiarità. La prima è che per un po’ do tempo questo sarà l’ultimo romanzo breve (o racconto lungo? Non so la differenza e francamente non mi interessa): le prossime storie saranno più lunghe e avranno la visione di più protagonisti, uomini e donne (“Diario di melassa” è denso di nomi ma il punto di vista è unico, quello di Marcella, è la sua voce che risuona nel piccolo appartamento di periferia). La seconda peculiarità è che alcune parti sono vicine alla mia vita: non è autobiografia perché l’autobiografia vera non esiste e perché non mi interessa scriverne, però per esempio la descrizione (forse brutale) del binge eating disorder, il disturbo alimentare che affliggeva Marcella in gioventù, è il racconto molto sofferto di ciò che è capitato a me. In questo senso ho voluto tirare fuori, facendomi anche molto male, parti buie della mia vita per scriverle e condividerle, per allontanarle da me.
E’ la prima volta che davvero infilo parti di Giovanna Gatti in una storia scritta da MariaGiovanna Luini.  Questo non significa che la storia sia la mia: non è così. Però qua e là ci sono io, soprattutto nel tormento e nella profonda sofferenza di una malattia psichica che per anni neanche la psichiatria ha voluto riconoscere: si poteva essere anoressiche oppure bulimiche, e allora si era capite, compatite, forse aiutate, ma se si aveva questo “binge eating disorder” cioè si mangiava in modo forsennato, pazzo, malato e si ingrassava a dismisura si era solo golose e incapaci di controllarsi. Ho vissuto un dramma, ho raggiunto dimensioni fisiche abnormi soffrendo moltissimo e ricevendo commenti sprezzanti, ironici, pieni di incomprensione: il più frequente era “Una donna intelligente e colta come te come può ridursi così?”. In effetti l’apparenza era questa: non avevo problemi di rilievo (ma sarà stato poi vero?), il mio livello culturale era compatibile con un ottimo controllo di me e del mio peso corporeo, avevo tutti gli strumenti per essere in piena forma fisica. Eppure non ce la facevo. Bene (male, anzi), a un certo punto gli psichiatri hanno detto “Ragazzi, ci siamo accorti che anche questa è una malattia!”. E improvvisamente chi come me annaspava in solitudine, umiliata per un’obesità che non sapeva frenare e senza l’eterea dignità delle anoressiche o delle bulimiche (non mi fraintendere: provo empatia profonda per chiunque soffra di disturbo alimentare, a prescindere dal tipo di malattia, però credimi se ti dico che l’obesità rende il mondo spietato nei confronti di chi ne soffre), ha trovato una via. Ha trovato la cura. Sono stata curata da uno psichiatra, il dottor Cesare Casati, e da una psicoterapeuta, Marilù Vinci, che sono nei ringraziamenti. E’ stata durissima ma ce l’ho fatta, e se proprio devo trovare un senso che vada oltre per questa breve storia è questo: se si accetta che un disturbo possa derivare da un problema psicologico pesante, complesso, si riesce a chiedere aiuto e a guarire. Come è capitato a me. Anticipo già alcuni commenti di persone amiche: “Ma perché hai voluto raccontare questo aspetto doloroso del passato?”: rispondo adesso e non ci ritorno sopra, lo faccio perché ne ho bisogno, per allontanare da me un problema che ho risolto, ma anche per dire a tante donne che se ne esce, si può guarire.
 
4-    Chi sono i personaggi di Diario di Melassa?

Marcella e il suo universo: genitori, amici, fratelli, cugina, mariti (sì, più mariti), amanti. E un uomo che non avrebbe mai dovuto incontrare nell’infanzia. Ma soprattutto il disturbo alimentare, la violenza e la rinascita.
 
5-    I tuoi due romanzi precedenti, che ho citati in parentesi nella terza domanda, erano storie dove l'introspezione interiore, la paura ma anche la felicità di voltare pagina, la solitudine e il conseguente vuoto che essa va creare attorno alle protagoniste erano i temi portanti. Qual è il fulcro di Diario di melassa?

Ops, mi sa che ti ho già risposto prima. O l’ho fatto in parte. Ci sono molti altri aspetti. La solitudine è argomento eterno delle mie storie: si è soli sempre, anche quando tutto sembra andare per il verso giusto e sei pieno di amici e amori e persone che ti danno e ricevono con un sorriso. Di fronte e te stesso, di fronte ad alcuni traumi nascosti nel profondo, di fronte alla malattia, al tradimento, alla violenza sei solo. Sempre.
Le donne, in particolare, soffrono di una solitudine atavica che sembra quasi scritta nel DNA. Sono sole anche quando hanno marito, fratelli, amici, genitori, amanti, figli. Forse perché hanno aspettative e modi di amare profondamente diversi rispetto agli uomini. Danno se stesse per il bene altrui, dimenticano di essere la priorità e rendono gli altri priorità assoluta. E vengono tradite, inevitabilmente.
In “Dario di melassa” Marcella tratteggia profili di uomini che ha amato o ama, e qua e là racconta aneddoti di abbandoni o tradimenti ricevuti: questo non significa che voglia avere ragione e le figure maschili siano negative a priori, ma che in quanto donna abbia la tendenza a dare la massima importanza ai rapporti con gli altri, regalando fiducia che molte volte viene stracciata e buttata via senza alcuna considerazione. Succede spesso: ami qualcuno e ti fidi, quindi decidi che quella persona non sarà mai il tuo carnefice, non potrà mai abbandonarti e, se lo farà, userà parole e comportamenti attenti a farti meno male possibile. Ho dovuto arrivare a trentanove anni per capire che non è così. Sento storie tristissime, in parte le ho vissute in prima persona: la donna è vulnerabile e sola più degli uomini quando si tratta di amore (o amicizia), riveste l’altro di aspettative che non sono altro che la proiezione dei propri bisogni, dando per scontato che dei suoi “buchi”, della sua storia passata si tenga conto per non ferirla. Invece no, non è mai così, ed è ora che ci si renda conto di questo.
Un esempio che è solo un modo per dare concretezza a ciò che dico: esistono donne traumatizzate dall’abbandono nell’infanzia, queste donne di solito vivono l’amore o l’amicizia con il tallone d’Achille molto evidente dell’abbandono silenzioso. Ne conosco una, in particolare, che aveva stretto con l’uomo che amava un patto di lealtà: il patto avrebbe dovuto essere reciproco, e lei aveva chiesto che quando fosse giunto l’abbandono l’uomo le spiegasse ciò che accadeva senza sparire nel nulla. La promessa c’era stata, e ovviamente l’uomo, tempo dopo, la abbandonò sparendo quasi nel nulla (se si fa eccezione per un paio di sms adolescenziali che spiegavano niente). Ebbene, ho raccolto il dolore di questa donna e l’ho trasformato in storie, in piccoli frammenti dei miei romanzi non perché ritenessi che la ragione stesse solo dalla sua parte (un cinquanta per cento è sempre ragionevole, secondo me), ma perché mi colpiva l’insensatezza dell’abbandono silenzioso. Tra adulti non dovrebbe essere così.
Mi parli di rinascita, e allora sì, affrontiamo anche questo argomento. Nelle mie storie di solito c’è, ed è una rinascita affidata esclusivamente alle forze personali dei protagonisti. Si soffre da soli ma si rinasce anche da soli, ed è la più bella vittoria in assoluto. Perché dai traumi si esce, e a volte si riesce anche a ridere della propria sofferenza passata (non sempre, è ovvio: dipende da ciò che è accaduto). Abbiamo dentro le risorse che servono per fare due cose: la prima, uscire dal dolore e lasciarlo indietro, vivendoci dentro per un po’ poi dismettendolo come un vestito che non ci appartiene più; la seconda, fare tesoro degli errori e del dolore per essere migliori, sempre migliori. Potrei farti decine di esempi, ma scommetto che non c’è bisogno: tutti abbiamo avuto e avremo un carico di dolore, tutti sappiamo come ci si possa sentire a terra, privi di voglia di andare avanti (perfino di respirare), ma sappiamo anche che si può guarire. Come dal disturbo alimentare, come dall’abbandono: si guarisce e si respira, si riempiono di aria i polmoni e si ama meglio, si ride meglio, si vive meglio.
La migliore lezione ce l’ho dalle donne che seguo come senologa: anche quando la malattia non guarisce sanno reagire, trovare motivi per parlare, vivere, afferrare l’esistenza a piene mani e portarmela perché anche io ne possa condividere la bellezza. Si vive, e finché c’è vita c’è possibilità di ripresa.
Qualche tempo fa, in un momento veramente triste, una mia “paziente” (detesto questo termine) mi ha vista un po’ giù e mi ha mandato via email un’intervista che io stessa avevo rilasciato sul dolore. Mi ha incitato a rileggerla: IO dicevo che si esce, si reagisce, si diventa più forti e migliori, IO cercavo di trasmettere speranza e reazioni positive. Beh, grazie a quella donna perché aveva proprio ragione ha usato le mie stesse parole per dirmi che dentro avevo la forza. E la forza è arrivata.
 
6-    I colori che predominano nella copertina di questo romanzo sono il blu e il bianco. Essi sono stati un caso, oppure una scelta ben oculata da parte tua e dell'editore?

Sacha Naspini è un genio! La fotografia di copertina, tengo a dirlo, è opera di Alberto Luini, mio marito: è direttore della Divisione di Senologia di IEO, ma fa fotografie meravigliose, anche negli altri romanzi era lui l’artista delle foto di copertina, e Sacha Naspini ha fatto il resto. Ha creato una copertina che mi ha lasciata a bocca aperta, ne sono felicissima. Meraviglioso.

 
7-    Comporre un romanzo è ogni volta un'esperienza di scrittura diversa. Quanto e come ti ha impegnata scrivere Diario di melassa, e cosa hai provato al termine della stesura definifitiva?

E’ stata durissima. La storia è uscita in un paio di mesi, ma quando ho descritto la violenza infantile, il dolore e il disturbo alimentare ho sofferto da pazzi. Ritornavo a casa da IEO (Istituto Europeo di Oncologia, dove lavoro come senologa) e mi mettevo al computer fino a notte, senza rendermi conto del tempo. Scrivevo, scrivevo e scrivevo senza fermarmi, a volte piangendo altre volte sentendo in fondo alla gola un pugno che non se ne andava. Ma avevo bisogno di farlo, non solo per quella parte della storia che aveva a che fare con me (è una minima parte, in realtà), soprattutto perché gli eventi, i personaggi premevano per vivere e parlare. Dovevo andare fino in fondo. Poi per la rilettura mi sono chiusa a Firenze, nella mia casa “segreta”, e ho lavorato dimenticandomi tutto il resto finché ho sentito che il manoscritto era pronto.
 
8-    Progetti in campo, anticipazioni esclusive per il Mushroom's Blog? ;-)

Sto scrivendo una storia molto più lunga delle precedenti. Pedofilia, incesto, apparenza, politica e falso/vero combinati insieme. Si capisce niente detto così, mi rendo conto, ma non parlo dei manoscritti in fieri. Un altro manoscritto è da un editore: mi consenti un po’ di scaramanzia? Giuro che sarai il secondo dopo di me a sapere come andrà. Per ora posso dire che è piaciuto, ma la strada è lunga.
Posso dirti che “Diario di melassa” sarà presentato all’Era dei Libri di Pontedera il 4 ottobre, e ne sono felice: gli organizzatori de L’Era dei Libri sono amici, persone che per me hanno fatto tantissimo e non dimenticherò mai. Marina Sarchi, Valentina Filidei, Michele Quirici: li voglio citare insieme al mio editore di Creativa Gianluca Ferrara perché hanno dato vita alle mie storie con le presentazioni, la discussione, lo scambio di pareri e affetto. L’Era dei Libri ha visto la mia prima presentazione in assoluto quando è uscito “Una storia ai delfini”, quindi ora lancerà “Diario di melassa”: è giusto e bello così.

postato da: mMushroom alle ore 11:02 | Link | commenti (1)
categoria:quarta intervista a mariagiovann
lunedì, 14 settembre 2009

Iniziamo questa settimana con una nuova intervista di Settembre :)
A rispondere è Romina Principato, autrice con all'attivo il primo libro della saga fantasy I Quattro Re.

Dunque, iniziamo con le presentazioni: chi è Romina Principato?
Sono una ragazza di 24 anni e abito nella provincia di Milano, in particolare nella zona Ovest. Nonostante la mia giovane età, sono anche una "casalinga" da 2 anni, da quando infatti convivo col mio compagno. E come tale sono sempre di corsa tra casa, lavoro, famiglia e i miei svariati hobbyes, come leggere, disegnare, andare a cavallo, fare giardinaggio e oziare (quando mi resta un ritaglio di tempo). Insomma, mi tengo impegnata tutto il giorno!

 
Romina Principato, autrice de "I quattro Re - I sovrani della Luce", edito per i tipi di Altromondo Editore.
Presentiamo il tuo romanzo ai lettori del blog.
 Innanzitutto bisogna dire che "I Quattro Re" è il nome dell'intera saga, composta da "almeno" quattro volumi. Dico "almeno" perchè non ne sono certa nemmeno io, visto che ancora non so quanto saranno lunghi i prossimi. "I Sovrani della Luce" è il primo libro, che io definisco, nonostante le 500 pagine di cui è composto, l'introduzione alla storia. Il romanzo è ambientato su Eahnart, la Terra, in un mondo molto giovane e fertile, dove l'uomo vive in pochi regni sparsi tra i vari continenti. Un giorno però il perfetto equilibrio di questo mondo si spezza e un terribile incubo sconvolge la vita di una giovane Principessa, Lean: senza saperlo, viene avvertita dai Quattro Re Draghi dell'imminente risveglio dei Signore del Caos, Hellord, un malvagio Drago Nero che, dopo tremila anni dalla prima grande battaglia contro i Re, vuole riprendersi ciò che gli era stato tolto. Lean, accompagnata da due cavalieri, deve così intraprendere un lungo e difficile cammino per risvegliare i Quattro Re dai loro Palazzi nascosti, riportarli sulla Terra e dare voce a un'antica Profezia. 

 
"I quattro Re- I sovrani della Luce" è un romanzo corposo, fra le pagine del quale vivono i personaggi di un mondo che hai sapientemente strutturato, e di cuo fornisci una mappa. Parliamo dell'universo di Earnath e della su evoluzione, ma sopratutto vorrei chiederti come esso è nato.
Il mondo di Eahnart è stata la prima cosa del romanzo da me pensata e disegnata, il primo passo per poter stendere la trama e non perdermi nel corso della storia. E' nato molto lentamente, dapprima ho voluto disegnare solo il Grande Continente, dove si svolge il primo romanzo, poi ho ampliato la visione anche agli altri Continenti. Grazie all'idea abbastanza chiara della storia e di come i personaggi si dovevano muovere, sono riuscita a portare sulla carta questo mondo immaginario, ma soprattutto a definirne l'origine. Nel prologo, all'inizio del libro, infatti ho inserito proprio la storia della nascita di Eahnart, dei Quattro Re Draghi e della Vita, rifacendomi in tutto e per tutto all'evoluzione della nostra Terra, a partire dal big bang fino alla comparsa dell'uomo. Troveremo infatti una grande esplosione che darà origine al Sole, alle stelle e ai pianeti, e al Re della Luce, Belzon. Poi ci sarà una seconda esplosione che invece creerà proprio Eahnart, dove si svolgerà la prima battaglia tra i Quattro Re e Hellord.

 
I Draghi. Lo scrivo con la d maiuscola perchè so che ci tieni molto... del resto, essi sono l'anima del tuo romanzo. Ebbene, cosa ci dici riguardo queste mitiche creature?
 Nel romanzo sono l'equivalente degli déi romani o greci. Infatti sono delle divinità e ciascuno simboleggia un elemento della natura, in tutto sette: Luce, Buio, Caos, Aria, Acqua, Terra e Fuoco. Grazie ai poteri di questi elementi, controllano le forze naturali, come il sole, il vento, le piogge ecc. e regolano le stagioni e i climi. I Draghi del Buio e del Caos sono malvagi, e simboleggiano la Morte e la desolazione, mentre gli altri sono i Re che crearono la vita dopo la nascita di Eahnart. Insomma, non sono i soliti Draghi che si è abituati a leggere nei romanzi fantasy: non ci sono Cavalieri a cavalcarli né a comandarli, sono creature libere e solitarie, nascoste accuratamente nei loro Palazzi, lontano dall'uomo.
 

Cosa è per te la scrittura, e come riesci a conciliare questa magica - posso dirlo? - attività con il lavoro e la famiglia?
Per me la scrittura è innanzitutto vita, aria e cibo. Non posso farne a meno, è un richiamo dentro che mi
spinge a immaginare in continuazione mondi impossibili e affascinanti e che mi costringe a metterli nero su
bianco. Ed è anche un modo per evadere dal mondo in cui viviamo. Scrivo la sera, durante la settimana e qualche volta anche nei week-end, quando non ho nulla da fare. Purtroppo non riesco a dedicarci più di un'ora e mezza per volta proprio perché, convivendo, ci sono mille altre cose a cui devo badare ogni giorno, quando torno dal lavoro. Devo ringraziare anche la pazienza infinita del mio compagno, che sa capirmi e mi lascia libero spazio per la mia passione.


Qual è il tuo luogo ideale per scrivere?
Assolutamente la cameretta di casa, senza nessuno intorno e in silenzio. Contemplo al massimo della musica adatta, tipo epic-metal e cose simili, purché col volume ridotto al minimo.

 
Quali consigli daresti ad un autore che desidererebbe vedere pubblicata la sua opera?
 Innanzitutto di non mollare mai, qualsiasi cosa accada e chiunque cerchi di ostacolarlo. Poi, prima di inviare il manoscritto agli editori, consiglierei di informarsi bene. Ci sono tanti forum e blog che trattano l'argomento, mettendo in guardia i giovani scrittori da quegli editori che si definiscono tali ma che in realtà non offrono nulla. Purtroppo in Italia l'editoria ha numerosi punti negativi, i Grandi non valutano quasi mai gli esordienti, prediligendo gli stranieri che secondo loro sono più vendibili, mentre i piccoli spesso chiedono contributi esosi che nascondono vere e proprie truffe. Naturalmente non tutti sono così, pertanto consiglio vivamente di informarsi e di chiedere pareri a chi ha già pubblicato.
 
 
Si sente spesso dire che in Italia si legga poco, ma che si scriva tanto... non ti pare un po' paradossale?
Un po’ sì... Non so spiegarmi il motivo. Io ho iniziato a leggere prima di scoprire che mi piaceva anche scrivere, e tutt'ora non riesco a smettere di fare né una né l'altra cosa. E se potessi leggerei anche di più. Può darsi che molte persone scrivano e basta, senza leggere, oppure che leggano talmente poco da non riuscire a smuovere i dati delle statistiche. Non so...
 

Tu, Romina, come molti altri scrittori esordienti, sei un' Anobiana! Anobii non è un altro pianeta... o quasi... piuttosto un universo telematico dove molti autori hanno la possibilità di farsi conoscere, specie attraverso le catene di lettura. Parliamo un po' di questa tua esperienza sul web, ma anche di quello che tu pensi delle molteplici possibilità che Anobii e la rete danno agli scrittori emergenti.
Ho conosciuto il mondo di Anobii sempre grazie ai vari forum di scrittori esordienti. Secondo me è un ottimo portale che consente, oltre che di gestire una propria libreria virtuale, anche di scambiare opinioni e pareri con il resto degli utenti tramite le recensioni che vengono inserite. Grazie alla possibilità di creare dei gruppi, l'autore esordiente può inoltre far conoscere alla massa il proprio romanzo e ottenere maggiore visibilità.
Io personalmente utilizzo il portale di anobii solo come libreria e per cercare nuovi titoli interessanti all'interno delle altre. Ho aderito a molti gruppi di scrittori, ma raramente vi partecipo, e sono contraria anche alle catene di lettura. Assurdo, penserai tu. Sì, può darsi, ma il fatto è che per un autore esordiente quella copia in più venduta può fare una grande differenza, soprattutto alla propria autostima. Con le catene è vero che il romanzo acquista maggiore visibilità, visto che quando si può leggere gratis nessuno si tira indietro, ma finisce lì. 
Al momento non ho nessuna catena di lettura per il mio libro, e non penso che ne aprirò una.

 

Progetti in campo?
Tantissimi, almeno nella mia testa. Innanzitutto ho appena finito di scrivere la bozza di un nuovo romanzo, che in realtà è qualcosa di molto strano. Io lo definisco un urban/fanta/thriller in quanto ci sono le caratteristiche di tutti e tre i generi: è ambientato ai giorni nostri, ha un sacco di elementi fantastici (occhio! Non fantasy ma fantastici) e, infine, c'è un'indagine poliziesca. E' un esperimento che spero di riuscire a sostenere sino alla fine.
Dopodiché vorrei tornare a dedicarmi al secondo volume dei Quattro Re, e infine cominciare un altro romanzo, anche questo urban-fantasy, in cui tornerò a parlare dei miei amati Draghi, e non solo... I progetti sono tanti, e spero di vederli riusciti quanto prima!

 Copertina del romanzo

postato da: mMushroom alle ore 11:33 | Link | commenti
categoria:intervista a romina principato
domenica, 06 settembre 2009

Dopo una pausa estiva durata quasi due mesi, il Mushroom's Blog torna con le sue superinterviste!
A rispondere alla prima intervista di questo mese di Settembre è Mario De Martino, giovanissimo e meritevole autore di due romanzi, editi da Runde Taarn e Zerounoundici Edizioni.

1 -Dunque, iniziamo con le presentazioni: chi è Mario De Martino?
 
Salve a tutti!
Bé, che dire… sono un ragazzo come qualunque altro, vivo in provincia di Napoli dove frequento il Liceo Scientifico, amo leggere e forse ancora di più scrivere.
Ho i miei sogni, le mie aspettative, come tutti del resto :)

2 - Mario De Martino, autore de "L'Erede, la Spada del Re", edito per i tipi di Runde Taarn Editore, e de “Justin Dave e il ragazzo venuto dal futuro”, Zerounoundici Edizioni.
Due romanzi diversi: il primo è il capostipite d’una trilogia, il secondo un romanzo a sé stante.
Presentiamoli ai lettori.
 
Sì, sono molto diversi tra loro, in effetti.
Quello edito dalla Runde Taarn Edizioni, dal titolo “L’Erede, la Spada del Re” è un fantasy classico, in stile tolkieniano. Grande fonte di ispirazione per quest’opera sono stati i romanzi della Le Guin, di Paolini, del mitico Terry Brooks e ovviamente dello stesso papà Tolkien.
“Justin Dave e il ragazzo venuto dal futuro”, edito da 0111 Edizioni è invece un romanzo per ragazzi, diretto dunque ad un pubblico giovane e strutturato per lo stesso. Nonostante ciò credo possa essere una lettura di svago anche per una categoria di lettori più “adulta”. Infondo era proprio C.S. Lewis a dire che “un libro non merita di essere letto a dieci anni, se non merita di essere letto anche a cinquanta”.

3 - Due romanzi editi da due editori diversi. Vorrei quindi chiederti di parlarci della tua esperienza editoriale.
 
Ho scoperto la Runde Taarn casualmente, navigando in rete. Ho sottoposto alla redazione il mio manoscritto e dopo un po’ ho ricevuto una risposta positiva.
La 0111 invece mi è stata consigliata da numerosi scrittori. Inviai il mio “Justin Dave” nel dicembre del 2008 e ottenni una risposta positiva ai primi di marzo ’09. Da lì alla pubblicazione il passo è stato breve.
Per la mia esperienza non posso lamentarmi. Si tratta di piccoli editori, ma molto attivi, e ce la mettono davvero tutta. Ovviamente cerco anch’io di giocare la mia parte per ciò che concerne “promozione” e cose varie ;)

4 - In Primavera uscirà il secondo volume della saga dell’Erede, ed io sarei curioso di saperne qualcosa di più, qualche dritta esclusiva per questa intervista ;-)
 
Dritta esclusiva?
Bé, se avete letto La Spada del Re vi sarete fatti un’idea abbastanza dettagliata della storia. Bene, I Sigilli del Male (questo il titolo del sequel) la scardina completamente.
Si tratta di una decisione adoperata per mantenere alta l’attenzione dei lettori: credo che un sequel che presenti nuovi spunti di riflessione possa essere più “accattivante” rispetto a un romanzo che altro non è che la cieca continuazione del suo predecessore.
Gli interessati potranno trovare un piccolo assaggio del libro sul sito della Runde Taarn (www.rundetaarnedizioni.it) e sul mio sito personale (http://mariodm.beepworld.it) 

5 - Cosa è per te la scrittura?
 
“Scrivere è viaggiare senza la seccatura dei bagagli”, avrebbe detto Emilio Salgari al mio posto, ed io concordo pienamente. La scrittura riesce a trasportarmi in un mondo nuovo, un mondo nato nella mia mente, completamente mio, insomma. Dare vita ai personaggi, creare situazioni interessanti e, soprattutto, ricevere commenti da chi ha speso parte del suo tempo a leggere una tua creazione, è qualcosa di straordinario. Uno scrittore riesce a entrare nella vita della gente, magari anche solo per un paio d’ore, giusto il tempo di leggere la sua opera, ma ciò che lascia è quasi sempre un tesoro inestimabile.
Scrivere è dare libero sfogo ai propri pensieri, senza aver timore di essere giudicato.
Scrivere è creare un mondo dove si è davvero i signori indiscussi.
Scrivere è viaggiare con la mente.
E potrei proseguire all’infinito.

6 - Mario, sei un autore non giovane, ma giovanissimo: hai solo sedici anni. Mi preme dunque chiederti come immagini il tuo futuro di scrittore, la tua evoluzione.
 
Riuscire a pubblicare alla mia età è stata un’esperienza davvero importante, per me. Anzitutto mi ha aiutato a migliorarmi, e non poco. A volte ripesco qualche mio scritto risalente a un anno fa o poco più e fatico a credere di averlo prodotto io stesso.
Devo questa maturazione ai miei lettori: è con i loro consigli, i loro commenti, che sono riuscito a comprendere dove e come ho sbagliato e a fare in modo di non ripetere gli stessi errori.
Se avessi tenuto tutto per me, probabilmente non avrei mai fatto alcun passo avanti.
Come immagino il mio futuro nel campo?
Anzitutto voglio migliorare ancora. So di dover “crescere” ancora, e spero di raggiungere livelli ben più alti, facendo tesoro di tutte le critiche che giungeranno nel frattempo.
Spero che un giorno un lettore, chiudendo un mio libro, possa dire: «Mi dispiace che sia finito. Ne avrei voluto leggere altre cento pagine».
Sarebbe una soddisfazione grandissima.

7 - Come me, anche tu intervisti molti autori (nomi tra l’altro noti, Italiani e Stranieri!) sul forum thefantasyworld.forumfree.net . Come organizzi queste interviste e come, soprattutto, prendi contatti con gli autori che intendi intervistare?
 
Bé, The Fantasy World è un forum di appassionati, di lettori, scrittori e illustratori che condividono una passione comune, quella per il genere fantasy.
Di solito mi avvicino io stesso agli autori che intervisto, contattandoli attraverso le loro e-mail (che reperisco dai rispettivi siti) o tramite i social network.
Ho avuto la fortuna di conoscere e intervistare Moony Witcher e Herbie Brennan grazie a Facebook, D’Andrea G.L. e Francesco Falconi via aNobii e molti altri.
Ultimamente tramite l’ufficio stampa della casa editrice sono riuscito a contattare e intervistare autori della Piemme Edizioni, come Luca Centi, Miki Monticelli e Pierdomenico Baccalario.

8 - Si sente spesso dire che in Italia si legga poco, ma che si scriva tanto... non ti pare un po' paradossale?
 
Ehm… forse no.
Oggi chiunque sappia tenere in mano una penna o sedere davanti a un computer può considerarsi un aspirante scrittore. Mettiamo che quest’ultimo legga un solo libro all’anno e ne scriva tre nello stesso arco di tempo; ecco che ha dimostrato che è possibile scrivere tantissimo e leggere molto poco.
A mio parere, tuttavia, la vera e propria “palestra di scrittura” è la pura e genuina lettura. Non solo testi su ciò che maggiormente ci interessa, ma di tutto, essere “onnivori” è la cosa migliore, e soprattutto dedicarsi ai classici: è lì che la letteratura universale ha dato – e continua a dare – il meglio di sé. 

9 - Tu, Mario, come molti altri scrittori esordienti, sei un' Anobiano! Anobii non è un altro pianeta... o quasi... piuttosto un universo telematico dove molti autori hanno la possibilità di farsi conoscere, specie attraverso le catene di lettura. Parliamo un po' di questa tua esperienza sul web, ma anche di quello che tu pensi delle molteplici possibilità che Anobii e la rete danno agli scrittori emergenti.
 
Internet è uno strumento validissimo per farsi conoscere, forse il più valido in assoluto.
Anobii è tra i social network che preferisco. Certo, un sito di libri frequentato da lettori e scrittori, ma permette di conoscere autori validissimi, magari poco noti al pubblico, e di scambiarsi opinioni e critiche. Non mi meraviglia affatto che abbia ormai raggiunto un enorme numero di iscritti e che sia conosciuto in numerose parti del mondo. 

10 - Progetti in campo?
 
Molti. Forse troppi.
A volte mi capita di ripescare vecchi racconti, di ampliarli e trarre storie interessanti (almeno per me ). Non tutti raggiungono la parola “fine”, lo ammetto.
Al momento ho concluso un Urban Fantasy (come dico sempre: molto Urban e poco Fantasy) e sto lavorando ad un romanzo Horror (opera non diretta ad un pubblico di ragazzi), oltre a continuare con la saga de “L’Erede”: il terzo ed ultimo volume è in fase di “progettazione”.
Diciamo che mi tengo impegnato!
 
postato da: mMushroom alle ore 11:34 | Link | commenti
categoria:intervista a mario de martino
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