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lunedì, 26 ottobre 2009

Iniziamo questa nuova settimana con Stefania Lusetti, autrice di due romanzi.

1- Dunque, cominciamo con le presentazioni: Chi è Stefania Lusetti?
Amo definirmi madre e moglie in eterno e precario equilibrio fra famiglia, lavoro e passioni.
Sono nata nel 1967 a Busto Arsizio, dove ho vissuto fino a sedici anni, per poi trasferirmi con la famiglia a Buscate, un paesino nell'hinterland milanese dove vivo tuttora con mio marito Vincenzo e mio figlio Riccardo di tre anni.

2- Cos'è per te la scrittura?
Principalmente sfogo. Necessità di liberare emozioni, delusioni, rabbie ma anche sensazioni piacevoli, quali appagamento e serenità. Spesso è fatica, più raramente soddisfazione.
Il primo raccontino lo scrissi a 12 anni. Una mia amica d’ infanzia mi aveva raccontato dettagliatamente un film di Dario Argento che aveva visto al cinema.
Suggestionata dalla sua narrazione, una domenica mattina cominciai a scrivere un racconto su una cantina di una casa newyorkese che faceva scomparire le persone.
Questo è il mio primo ricordo di tentativo letterario. Il racconto lo terminai ma andò perduto in occasione di qualche trasloco della vita.
Ripresi a scrivere in età matura. Un'altra mia cara amica, anche lei appassionata di lettura e scrittura, era riuscita a pubblicare un romanzo molto bello per una casa editrice di Milano, ormai chiusa da anni. Mi convinse che anche le mie storie potevano interessare e così tornai a scrivere più assiduamente, per lo più racconti.

3- Con il racconto "Villa Fiorita", sei stata vincitrice di un concorso letterario. Parliamo di questa esperienza.
La solita amica di sempre mi segnalò un concorso letterario promosso da una casa di brioche.
Il titolo del premio era “una storia autobiografica di una colazione”. Fu così che nacque “Villa Fiorita”.
Non avendo prestato attenzione al titolo del concorso, il racconto fu subito scartato: il protagonista di “Villa Fiorita” è un uomo, quindi non poteva essere considerata un’autobiografia.
Il racconto rimase nel cassetto per qualche anno, fino a quando non lo portai in Biblioteca a Buscate per il Concorso San Mauro nel 2003 e vinsi il primo premio.
E' stato l'esito di quel concorso ad avermi dato lo stimolo per terminare il romanzo “La settima invitata”, fermo da troppi anni

4- Concorsi e internet. Due mezzi oggi quanto mai efficaci per farsi conoscere, ma fino a che punto, secondo te?
Senza dubbio i concorsi vinti fanno una buona impressione su un curriculum letterario ma non penso siano fondamentali.
Quindici anni fa, senza internet, era difficile rintracciare nomi e indirizzi delle case editrici ed era quasi impossibile reperire informazioni su eventuali concorsi letterari
Oggi la rete sicuramente ci aiuta in tal senso.
Anche a livello di visibilità internet ci assiste, senza, però, fare grossi miracoli.
Penso comunque sia un mezzo indispensabile per la piccola editoria indipendente e utile a tutti i lettori per scoprire nuovi autori e storie, talvolta, molto originali.


5- Com'è nato il tuo primo romanzo, "La settima invitata"?
Prima di tutto dalla passione per i film corali, stile Robert Altman, in cui diversi personaggi raccontandosi in uno spazio temporale piuttosto limitato, riescono a far emergere la complessità della loro personalità e poi dalla volontà di scrivere un romanzo sulla non-amicizia, o meglio, la trasformazione di un'amicizia che sembrava eterna e indelebile.
Per ultimo volevo omaggiare la bellezza della Regione Umbria: una terra che ho scoperto nel 98 durante un breve viaggio di piacere.


 
6- "Il viaggio", ultimo tuo romanzo, di prossima uscita. Mi verrebbe quasi da pensare che, sotto sotto, sia anche un titolo metaforico, che possa quasi rappresentare un percorso evolutivo per la tua scrittura ed esperienza editoriale. Mi sbaglio, oppure no?
Non ti sbagli. Penso ci sia stata una certa evoluzione nel mio modo di scrivere negli ultimi tempi. Dopo tutto "La settima invitata" è un romanzo scritto parecchi anni fa, dopo aver raccolto alcune delusioni e in un periodo in cui la vita mi appariva indefinita e incompleta.
"Il viaggio", al contrario, è nato in un momento positivo, sereno e tranquillo della mia esistenza.

7- Presentiamo ai lettori questo tuo ultimo libro :)
Mi sono ispirata ad un mio viaggio di qualche anno fa alle Isole Fær Øer.
Anche in questo romanzo parlo di un difficile rapporto di amicizia fra due donne anziane, costrette a invecchiare prematuramente in una casa di riposo.
Come ne "La settima invitata" c'è un piccolo grande mistero che ha condizionato la vita di una delle due donne.

8- Qual è il tuo rapporto con i personaggi dei tuoi scritti?
Si sviluppa uno strano rapporto di amicizia che si esaurisce nel momento in cui scrivo la parola fine. Non li amo e non li odio ma mi piacciono, nei loro difetti e nei loro pregi.

9- C'è un personaggio, di entrambi i tuoi libri, a cui sei rimasta particolarmente affezionata? Se sì, perché?
Sicuramente. In "La settima invitata" c'è Fabrizio, l'amico della protagonista Roberta. Fra tutti è quello più sincero, aperto e leale.
In "Il viaggio" sicuramente Mrs. Janet Boyle, l'amica di viaggio della protagonista Lena.
E' una donna straordinaria, una bizzarra compagna di viaggio, affabile, invadente, gentilmente prepotente, egocentrica e al tempo stesso affascinante, un fascino d’altri tempi, quasi antico.

10- Cosa c'è - se c'è! - di Stefania Lusetti nei suoi romanzi?
Tutto e niente. In ognuno dei miei personaggi c’è sicuramente una parte di me: le stesse paure, insicurezze, tristezze. Ma c’è anche la positività e la voglia di riscatto che emerge in entrambi i romanzi.

11- Progetti in campo?
Riprendere a scrivere un terzo romanzo fermo a pag. 48 da qualche mese e continuare ad aggiornare il mio blog http://stefanialusetti.blogspot.com con racconti, foto di viaggi, impressioni, recensioni e, talvolta, sfoghi personali.
E’ una finestra divertente e stimolante.

Domanda flipper.
Scegli fra questi due colori: Celeste o verde?
Il colore della speranza: verde.

====================================
Vi invito a leggere il mio blog e il mio sito internet
http://stefanialusetti.blogspot.com/
http://it.geocities.com/stefylus/
 

postato da: mMushroom alle ore 09:03 | Link | commenti
categoria:intervista a stefania lusetti
lunedì, 19 ottobre 2009

Iniziamo questa settimana con una nuova intervista! In realtà, quella di oggi l'avrei voluto pubblicare sabato, ma ho avuto problemi con la connessione e quindi ho dovuto posticipare!
A parlare è Francesca Angelinelli, autrice con all'attivo ben quattro libri.

 

1- Dunque, iniziamo con le presentazioni: chi è Francesca Angelinelli?
Una ragazza normale. Lavoro, precaria, come molti giovani oggi. Coltivo i miei svariati interessi, che vanno dalla narrativa fantasy al cinema orientale, al mondo dei manga e degli anime fino all’archeologia e la storia antica. E cerco di portare avanti i miei progetti di scrittura sperando di poter fare sempre di più e sempre meglio per le persone che mi leggono.

2- Francesca Angelinelli, autrice di genere Fantasy con i tre romanzi all'attivo e uno di prossima uscita, questo mese, per i tipi della casa editrice Linee Infinite: Werewolf. Ebbene, prima di iniziare a parlare dei tuoi lavori, vorrei chiederti cos'è per te la scrittura e quando hai iniziato a scrivere?
Io ho iniziato a scrivere da bambina. Ho un ricordo molto preciso di un’estate a Pietra Ligure, andavo ancora alle elementari (quarta o quinta, forse), e di un quaderno su cui scrivevo una storia, una favola, nei momenti tranquilli prima di scendere in spiaggia. Da allora per me la scrittura ha sempre rappresentato due cose molto importanti: la possibilità di comunicare e quella di giocare con la fantasia. Non per niente ho scelto di scrivere narrativa fantastica.

3- Procediamo in ordine cronologico. Chariza, il tuo primo romanzo, edito per i tipi di Runde Taarn Edizioni, esce due anni fa, suddiviso, per ragioni editoriali, in due tomi: Chariza- Il soffio del vento e Chariza - Il drago bianco.
E' un romanzo ambientato in un mondo che ricorda la Cina e dunque ti domando cosa ti ha ispirato per creare questo universo, e sopratutto se, dietro la sua elaborazione, c'è una documentazione.
Chariza è nata una sera d’agosto del 2004 e da allora non ho mai smesso di documentarmi per dare sempre maggior forza all’ambientazione orientale che ho creato attorno al suo personaggio (lo Si-hai-pai) e che poi si è rivelata fertile per altre storie, altri personaggi, altre situazioni. Per cui dietro questo mondo che ricorda la Cina antica, il Giappone Medievale , la Corea, ma in realtà prende spunto da diversi aspetti delle culture estremo orientali, c’è un grande lavoro di preparazione e ricerca. Sorretto da una fortissima passione per l’oriente in generale, innanzitutto, ma anche per alcune espressioni artistiche di quel mondo. Ad esempio, una delle mie bizzarre passioni è il cinema (e in realtà anche la narrativa) wuxia, ovvero le storie di cavalieri erranti (La Tigre e il Dragone, La Foresta dei Pugnali Volanti, ecc). Ed è innegabile che questo interessa abbia influito su alcuni aspetti della creazione dello Si-hai-pai e di Chariza. Così anche il mio interesse per la narrativa classica giapponese, Genji Monogatari su tutti, ma anche altri testi posteriori come Musashi, di Eiji Yoshikawa che racconta la biografia romanzata di un personaggio storico che mi attira moltissimo e che è, appunto, Miyamoto Musashi. Anche il mondo dell’animazione giapponese ha sicuramente influito e influenzato i miei fantasy orientali. In realtà anche la pittura Ukiyoe e la poesia Haiku possono essere considerate fonti di ispirazione per questo mondo. È la curiosità per culture così diverse, che mi affascinano, che mi ha spinta a desiderare di approfondirle e di scrivere fantasy orientale.
   


4- Segue il tuo secondo/terzo romanzo: Valaeria. Stavolta ci troviamo in un mondo che ricorda la Roma imperiale, e ciò dimostra anche una certa poliedricità, da parte tua. Ti domando allora cosa differenzia, sostanzialmente questi due romanzi, Chariza e Valaeria, in termini di stile ed evoluzione dello stesso, approccio con gli ambienti, relazione con i personaggi e struttura della trama (infatti, Chariza è un romanzo corposo, Valaeria un romanzo breve).
Bisogna dire che Valaeria è stato scritto prima di Chariza, è il mio primo vero romanzo e segna il mio personale passaggio dalla dimensione del racconto (di cui mantiene alcune caratteristiche) e quella del romanzo. È, perciò, un testo molto semplice e più ingenuo, meno maturo, sotto certi punti di vista, tra cui lo stile e la caratterizzazione dei personaggi. Si potrebbe dire che è un racconto lungo, più che un romanzo breve.
È una storia differente da Chariza anche per struttura. Racconta infatti tre storie parallele, che vedono per protagonisti tre fratelli, che alla fine si congiungono nel finale per fare completezza alla storia d’insieme. E, come dicevi, presenta anche un’ambientazione diversa, sotto certi aspetti più classica, sicuramente più vicina, culturalmente, a noi e ispirata alla Roma del Tardo Impero. Nata sotto l’ispirazione dei miei studi archeologici.


5- Ed ora parliamo di Werewolf. Ultima tua pubblicazione, di vicinissima uscita.
Werewolf è l’ultimissimo libro che ho scritto. Per la prima volta un mio romanzo non deve attendere anni prima di incontrare il pubblico, per cui sono molto curiosa di scoprire cosa ne penseranno i lettori, sia perché è diverso come stile (spero di essere negli anni migliorata) sia perché questa volta non si tratterà di un fantasy eroico, ma di un paranormal romance.


6- Molto belle, dei tuoi romanzi, sono le copertine. Le scegli tu, solitamente, oppure ti affidi agli artisti delle case editrici?
Molto belle le copertine di Valaeria e di Werewolf, opera dell’illustratrice fantasy Francesca Resta.
Un incontro fortunato, dato che in seguito siamo diventate anche amiche.
Ammiro Francesca per la sua capacità di tradurre in immagini quello che ho in testa anche senza che io le debba dare troppe spiegazioni. La copertina di Valaeria, ad esempio, non è stata fatta apposta per il testo, era un lavoro già pronto che è stato adottato dalla casa editrice, ma che riassume in sé molti aspetti del personaggio e del testo.
Per quando riguarda Werewolf invece, si può quasi dire che io abbia scritto il testo per quella copertina, dato che ero rimasta affascinata dall’illustrazione di Francesca e ho sentito subito il desiderio di scrivere una storia che parlasse di licantropi.
Ma da queste esperienze sono nate altre illustrazioni, come quelle per il booktrailer di Werewolf che Francesca ha creato appositamente per me, dando, davvero, forma alle immagini che avevo in mente.

7- Il fantasy è un genere molto sottovalutato, e nonostante continui a fiorire, tra alti e bassi, pare rimanere un tipo di letteratura prettamente di nicchia. Cosa ne pensi?
Che il fantasy E’ un genere di nicchia, anche se oggi la nicchia è abbastanza ampia e proposta al grande pubblico grazie ai successi di titoli stranieri come Harry Potter o Twilight. Del resto è di nicchia, come tutta la narrativa “di genere”, qualunque esso sia.
Questo non significa che non sia letteratura, che tramite il fantasy, per quanto spesso genere di fuga, non si possano anche trattare argomenti importanti. Il fantasy ha, molto più che altri generi, la possibilità di sfruttare metafore e allegorie, di riprendere quella tradizione che è stata dell’epica e reinventarla, di parlarci di qualcosa di lontanissimo, ma in realtà guidarci su riflessioni che ci toccano molto da vicino. L’indagine dell’animo umano è un aspetto molto sottovalutato del fantasy.
Purtroppo tutto questo è anche molto penalizzato dal fatto che spesso il fantasy venga considerato, a torto, un genere solo per ragazzi, quando non è affatto così.

8- Mi piacerebbe chiederti, ora, quale dei tuoi romanzi sinora editi ti stia dando maggiori soddisfazioni, e quale è stata la reazione dei lettori di fronte al fantasy orientale che hai saputo creare con Chariza.
Chariza è sempre una soddisfazione. Ancora adesso, dopo quasi quattro anni, quando ricevo dei commenti mi sorprendo nel vedere come molti lettori superino il gap culturale e apprezzino non solo l’ambientazione, ma anche i personaggi, lo stile e la cura in tutti gli aspetti della creazione del testo. Non è una cosa scontata e ogni volta per me è una sorpresa, perché quando ho scritto Chariza e ho ideato lo Si-hai-pai sapevo benissimo di andare a scrivere qualcosa di “difficile”.
Spiego: molti fantasy oggi si rifanno alle culture anglosassoni e germaniche, l’immaginario prevalente è in debito con Il Signore degli Anelli. Quel tipo di fantasy è noto ai lettori e chi lo affronta ne conosce le regole e lo sente vicino a sé. Io mi rendo perfettamente conto che, invece, con il fantasy orientale propongo qualcosa di diverso, ma anche di più distante, per cui il rischio di non arrivare al lettore che arriva ad affrontare la letture c’è ed è reale.
Invece, devo dire, fino adesso nel mio piccolo, posso dire che quando il testo è riuscito ad arrivare ai lettori mi ha dato soddisfazione. Non si può piacere a tutti, ma tanti lettori sono stati contenti di aver affrontato la lettura dei Chariza (e per questo li ringrazio). La comunicazione ha spesso funzionato e il merito va dato anche ai lettori che hanno contribuito affinché questo accadesse.

9- Progetti in campo e/o anticipazioni esclusive per il Mushroom's Blog?
Assolutamente sì!
A proposito di fantasy orientale… nel febbraio 2010 lo Si-hai-pai tornerà nelle librerie con una nuova avventura, nuovi personaggi, nuove situazioni. Uscirà per Casini Editore il romanzo Kizu no Kuma, una storia diversa da Chariza sotto molti punti di vista, che spero possa farvi scoprire un altro pezzetto di questo mondo che ho creato.
Per continuare a seguirmi vi lascio un paio di indirizzi online:
il mio blog http://charizaworld.splinder.com/
la mia fan page su facebook http://www.facebook.com/pages/Francesca-Angelinelli/93681945246

postato da: mMushroom alle ore 09:47 | Link | commenti (2)
categoria:intervista a francesc angelinell
martedì, 06 ottobre 2009

L'Autrice di oggi è Aislinn, promettente scrittrice con all'attivo due romanzi fantasy editi per i tipi della casa editrice Edigiò.

- Dunque, iniziamo con le presentazioni: chi è Aislinn?

Sono una ragazza di ventisette anni, che ama più di ogni altra cosa sognare, e trasportare questi sogni in scrittura. Lo stesso nome che ho scelto, Aislinn, significa proprio "sogno, visione".

- Aislinn, autrice dei primi due tomi del primo volume della saga "Il Portatore di Tenebra", edito per i tipi di Edigiò Editore. Presentiamo questa tua opera ai lettori del blog.

"Il Portatore di Tenebra"è la mia prima esperienza letteraria, una trilogia fantasy classica che ho iniziato circa dieci anni fa. Il primo volume, "La Guerra della Falce", sta uscendo per Edigiò diviso a sua volta in tre episodi, di cui finora sono usciti il primo, "La luce dal cielo", nel maggio 2008, e il secondo, "Le nubi si addensano", nel marzo 2009. Tutto comincia quando una luce rischiara il cielo di una notte invernale, e un dono oscuro da parte di un demone giunge nelle mani del futuro Portatore di Tenebra...

- Come sono nati il mondo di Asàyra e i suoi personaggi e quali documentazioni e studi si celano dietro la composizione di questa saga fantasy?

Direi che Asàyra, così come lo scoprirete leggendo i libri, è cresciuto spontaneamente, poco per volta, nel corso dei numerosi anni in cui mi sono dedicata non solo alla stesura della storia in sè, ma anche alla definizione dell'ambientazione. Volevo creare un mondo che fosse il più possibile complesso e verosimile, in modo che il lettore avesse l'impressione di viaggiare in una terra reale, dove ogni pietra e ogni zolla d'erba testimoniasse un passato concreto. Mi è stato detto che, soprattutto nel secondo volume, c'è non solo la vicenda in sè, ma anche quasi una "guida turistica" del mio mondo, e io credo che in un certo senso sia vero: se riesco a trasportarvi il lettore, permettendogli di viaggiare davvero insieme ai personaggi, è una grossa soddisfazione. Quello che ho poi cercato di fare è stato introdurre nella saga degli elementi personali, pur partendo dalla fantasy tolkieniana, che rendessero davvero mio il tipo di ambientazione, i personaggi, i temi.

Posso aggiungere, in ogni caso, che tutto nasce dalla mia passione per il folklore, la mitologia, le leggende, la storia; anche se Asàyra non è ovviamente il nostro mondo, e quindi i suoi costumi e la sua società non sono quelli del nostro Medioevo.

- Ma cosa è per te, Aislinn, il Fantasy? E cosa ne pensi delle possibilità che questo genere offre rispetto agli altri?

Penso a un concetto che ho sempre amato molto, di Lucrezio, l'autore del De rerum Natura: più o meno, egli dice che la poesia è come il miele sul bordo di una coppa che contiene una medicina amara (nel suo caso, la filosofia). È un'immagine che mi piace molto, perchè secondo me anche il fantastico può svolgere la stessa funzione: è come una patina affascinante, che può tuttavia nascondere intenzioni e temi molto seri. Non credo che il fantastico sia letteratura d'evasione e basta; e in ogni caso, come diceva Tolkien, "l'evasione del prigioniero" è ben diversa dalla "fuga del disertore". Un autore di questo genere – e uso la parola "fantastico" perchè è più ampia del solo "fantasy" - ha la possibilità di far sognare i suoi lettori attraverso gli elementi magici e mirabolanti – ma secondo me è sempre necessario che, in realtà, parli di esperienze, sentimenti, sfide reali. Per me la chiave di un libro non sono tanto le "avventure", quando i personaggi, con i loro sentimenti, dubbi, paure, difetti, pregi, sbagli: nonostante vivano in un mondo "altro", anche i personaggi di un libro fantastico possono raccontarci qualcosa di noi.

- Nel corso della presentazione che si è tenuta a Roma lo scorso 11 Luglio, hai parlato del fenomeno dei baby-fantasy, ossia del crescente numero di giovanissimi scrittori fantasy che in questi ultimissimi anni, sempre più abbondantemente, si stanno affacciando al mondo dell’editoria.

È un fenomeno senza dubbio da tenere in considerazione, perchè a mio parere è positivo che ci siano numerosi giovani appassionati di lettura e scrittura, e con la costanza di portare avanti un progetto letterario serio come un romanzo. Spero solo che non si verifichi un eccessivo sfruttamento delle speranze di questi ragazzi, che rischiano di essere lanciati sul mercato ancora immaturi. A mio parere devono essere seguiti e accompagnati in una crescita artistica. Io stesso ho iniziato a scrivere molto giovane, ma prima di pensare a propormi per la pubblicazione ho lavorato a lungo su revisioni e correzioni. E ancora tento di migliorarmi e sperimentare sempre, non sono mai soddisfatta!

- Parliamo della tua esperienza editoriale.

Come tutti gli autori ho provato, ho ricevuto consigli, rifiuti, pareri, ma alla fine sono soddisfatta di aver trovato una casa editrice come Edigiò che, anche se piccola, non mi ha mai chiesto alcun tipo di contributo e si è sempre dimostrata disponibile quando c'è stato bisogno di discutere dettagli, organizzare presentazioni e così via. Quel che è certo, è che non bisogna arrendersi di fronte alle difficoltà, ma cercare sempre di capire cosa può rendere il nostro testo migliore per proporlo poi alle case editrici più adeguate.

- Qual è il tuo luogo ideale per scrivere?

Il mio tavolo, ingombro di appunti, pieno di statuine di fate e folletti, che colleziono, con la cartina di Asàyra appesa vicino ad alcune immagini della Scozia, il posto più bello che abbia mai visitato (almeno tra quelli reali!) Quando accendo il portatile e infilo le cuffie, facendo partire la "colonna sonora" che di volta in volta mi aiuta a concentrarmi, il resto del mondo smette di esistere e posso immergermi completamente nella scrittura.

- Quali consigli daresti ad un autore che desidererebbe vedere pubblicata la sua opera?

Tanta pazienza e costanza! Avere sempre l'umiltà di sottoporre il proprio testo a lettori obiettivi, riflettere sulle critiche e domandarsi come fare per migliorare: non c'è nulla di più utile per un autore di un commento negativo, ma chiaro e motivato, e io ringrazio davvero tutti i lettori che mi hanno comunicato le loro impressioni, che si trattasse di complimenti o critiche. Ovviamente, però, non bisogna farsi abbattere: il confronto con i lettori e gli addetti ai lavori dev'essere uno stimolo a crescere e impegnarsi. Poi, un altro consiglio è, ovviamente, non stancarsi mai di correggere, rivedere, revisionare; e leggere tantissimo, narrativa di tutti i generi, indipendentemente da quello che si vuole scrivere, ma anche manuali di scrittura creativa: possono fornire indicazioni e consigli utilissimi, e aiutare a rendersi conto delle proprie pecche. Insomma, secondo me occorre unire alla passione la costanza, all'entusiasmo l'abnegazione, all'ispirazione l'esercizio.

- Si sente spesso dire che in Italia si legga poco, ma che si scriva tanto... non ti pare un po' paradossale?

Personalmente non riesco a concepire una simile situazione. Per me, l'amore per la scrittura è nato da quello per la lettura, e non potrei prescindere da nessuna delle due. Senza contare che credo sia semplicemente impossibile divenire dei buoni scrittori, se non si è anche dei grandi lettori! Ed è bene leggere di tutto, non solo opere attinenti al genere in cui ci si vuole impegnare come scrittori.

- Tu, Aislinn, come molti altri scrittori esordienti, sei un' Anobiana! Anobii non è un altro pianeta... o quasi... piuttosto un universo telematico dove molti autori hanno la possibilità di farsi conoscere, specie attraverso le catene di lettura. Parliamo un po' di questa tua esperienza sul web, ma anche di quello che tu pensi delle molteplici possibilità che Anobii e la rete danno agli scrittori emergenti.
Ovviamente, è un discorso, questo, che si estende anche a tutti gli altri canali offerti dal web.

Per quanto mi riguarda, e credo anche per tutti gli autori che esordiscono nella piccola e media editoria, Internet è un mezzo fondantementale – spesso, anzi, l'unico – per far conoscere i propri libri, attraverso blog e social network. Inoltre, permette di leggere i commenti dei lettori e avere dunque un confronto, che, come ti dicevo prima, secondo me è fondamentale. Anobii, in particolare, sembra un vero paradiso per chiunque ami i libri! Attraverso questo sito ho conosciuto delle persone straordinarie.

- Progetti in campo?

Molti, moltissimi! Oltre alla revisione della saga del Portatore di Tenebra per le prossime pubblicazioni, mi sto impegnando nella stesura di alcuni romanzi che sperimentano ambientazioni nuove, e anche nell'urban. Inoltre, sono tra gli autori che partecipano al progetto del Grande Romanzo Aperto della Scrittura Industriale Collettiva, per la stesura a più mani di un romanzo storico ambientato durante gli anni dell'occupazione tedesca in Italia: un lavoro cui tengo molto, perchè esula dal genere fantastico e mi permette di affrontare una sfida diversa e stimolante.

Tutte le novità, comunque, le troverete sul mio blog http://aislinn.ilcannocchiale.it/ o sulla pagina aperta di Facebook http://www.facebook.com/pages/Aislinn/29886177225

Un saluto a tutti, e grazie a Marco per aver voluto realizzare questa intervista!

          

 

postato da: mMushroom alle ore 09:44 | Link | commenti (1)
categoria:intervista ad aislinn
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