Iniziamo questa settimana con una nuova intervista! In realtà, quella di oggi l'avrei voluto pubblicare sabato, ma ho avuto problemi con la connessione e quindi ho dovuto posticipare!
A parlare è Francesca Angelinelli, autrice con all'attivo ben quattro libri.
1- Dunque, iniziamo con le presentazioni: chi è Francesca Angelinelli?
Una ragazza normale. Lavoro, precaria, come molti giovani oggi. Coltivo i miei svariati interessi, che vanno dalla narrativa fantasy al cinema orientale, al mondo dei manga e degli anime fino all’archeologia e la storia antica. E cerco di portare avanti i miei progetti di scrittura sperando di poter fare sempre di più e sempre meglio per le persone che mi leggono.
2- Francesca Angelinelli, autrice di genere Fantasy con i tre romanzi all'attivo e uno di prossima uscita, questo mese, per i tipi della casa editrice Linee Infinite: Werewolf. Ebbene, prima di iniziare a parlare dei tuoi lavori, vorrei chiederti cos'è per te la scrittura e quando hai iniziato a scrivere?
Io ho iniziato a scrivere da bambina. Ho un ricordo molto preciso di un’estate a Pietra Ligure, andavo ancora alle elementari (quarta o quinta, forse), e di un quaderno su cui scrivevo una storia, una favola, nei momenti tranquilli prima di scendere in spiaggia. Da allora per me la scrittura ha sempre rappresentato due cose molto importanti: la possibilità di comunicare e quella di giocare con la fantasia. Non per niente ho scelto di scrivere narrativa fantastica.
3- Procediamo in ordine cronologico. Chariza, il tuo primo romanzo, edito per i tipi di Runde Taarn Edizioni, esce due anni fa, suddiviso, per ragioni editoriali, in due tomi: Chariza- Il soffio del vento e Chariza - Il drago bianco.
E' un romanzo ambientato in un mondo che ricorda la Cina e dunque ti domando cosa ti ha ispirato per creare questo universo, e sopratutto se, dietro la sua elaborazione, c'è una documentazione.
Chariza è nata una sera d’agosto del 2004 e da allora non ho mai smesso di documentarmi per dare sempre maggior forza all’ambientazione orientale che ho creato attorno al suo personaggio (lo Si-hai-pai) e che poi si è rivelata fertile per altre storie, altri personaggi, altre situazioni. Per cui dietro questo mondo che ricorda la Cina antica, il Giappone Medievale , la Corea, ma in realtà prende spunto da diversi aspetti delle culture estremo orientali, c’è un grande lavoro di preparazione e ricerca. Sorretto da una fortissima passione per l’oriente in generale, innanzitutto, ma anche per alcune espressioni artistiche di quel mondo. Ad esempio, una delle mie bizzarre passioni è il cinema (e in realtà anche la narrativa) wuxia, ovvero le storie di cavalieri erranti (La Tigre e il Dragone, La Foresta dei Pugnali Volanti, ecc). Ed è innegabile che questo interessa abbia influito su alcuni aspetti della creazione dello Si-hai-pai e di Chariza. Così anche il mio interesse per la narrativa classica giapponese, Genji Monogatari su tutti, ma anche altri testi posteriori come Musashi, di Eiji Yoshikawa che racconta la biografia romanzata di un personaggio storico che mi attira moltissimo e che è, appunto, Miyamoto Musashi. Anche il mondo dell’animazione giapponese ha sicuramente influito e influenzato i miei fantasy orientali. In realtà anche la pittura Ukiyoe e la poesia Haiku possono essere considerate fonti di ispirazione per questo mondo. È la curiosità per culture così diverse, che mi affascinano, che mi ha spinta a desiderare di approfondirle e di scrivere fantasy orientale.

4- Segue il tuo secondo/terzo romanzo: Valaeria. Stavolta ci troviamo in un mondo che ricorda la Roma imperiale, e ciò dimostra anche una certa poliedricità, da parte tua. Ti domando allora cosa differenzia, sostanzialmente questi due romanzi, Chariza e Valaeria, in termini di stile ed evoluzione dello stesso, approccio con gli ambienti, relazione con i personaggi e struttura della trama (infatti, Chariza è un romanzo corposo, Valaeria un romanzo breve).
Bisogna dire che Valaeria è stato scritto prima di Chariza, è il mio primo vero romanzo e segna il mio personale passaggio dalla dimensione del racconto (di cui mantiene alcune caratteristiche) e quella del romanzo. È, perciò, un testo molto semplice e più ingenuo, meno maturo, sotto certi punti di vista, tra cui lo stile e la caratterizzazione dei personaggi. Si potrebbe dire che è un racconto lungo, più che un romanzo breve.
È una storia differente da Chariza anche per struttura. Racconta infatti tre storie parallele, che vedono per protagonisti tre fratelli, che alla fine si congiungono nel finale per fare completezza alla storia d’insieme. E, come dicevi, presenta anche un’ambientazione diversa, sotto certi aspetti più classica, sicuramente più vicina, culturalmente, a noi e ispirata alla Roma del Tardo Impero. Nata sotto l’ispirazione dei miei studi archeologici.

5- Ed ora parliamo di Werewolf. Ultima tua pubblicazione, di vicinissima uscita.
Werewolf è l’ultimissimo libro che ho scritto. Per la prima volta un mio romanzo non deve attendere anni prima di incontrare il pubblico, per cui sono molto curiosa di scoprire cosa ne penseranno i lettori, sia perché è diverso come stile (spero di essere negli anni migliorata) sia perché questa volta non si tratterà di un fantasy eroico, ma di un paranormal romance.

6- Molto belle, dei tuoi romanzi, sono le copertine. Le scegli tu, solitamente, oppure ti affidi agli artisti delle case editrici?
Molto belle le copertine di Valaeria e di Werewolf, opera dell’illustratrice fantasy Francesca Resta.
Un incontro fortunato, dato che in seguito siamo diventate anche amiche.
Ammiro Francesca per la sua capacità di tradurre in immagini quello che ho in testa anche senza che io le debba dare troppe spiegazioni. La copertina di Valaeria, ad esempio, non è stata fatta apposta per il testo, era un lavoro già pronto che è stato adottato dalla casa editrice, ma che riassume in sé molti aspetti del personaggio e del testo.
Per quando riguarda Werewolf invece, si può quasi dire che io abbia scritto il testo per quella copertina, dato che ero rimasta affascinata dall’illustrazione di Francesca e ho sentito subito il desiderio di scrivere una storia che parlasse di licantropi.
Ma da queste esperienze sono nate altre illustrazioni, come quelle per il booktrailer di Werewolf che Francesca ha creato appositamente per me, dando, davvero, forma alle immagini che avevo in mente.
7- Il fantasy è un genere molto sottovalutato, e nonostante continui a fiorire, tra alti e bassi, pare rimanere un tipo di letteratura prettamente di nicchia. Cosa ne pensi?
Che il fantasy E’ un genere di nicchia, anche se oggi la nicchia è abbastanza ampia e proposta al grande pubblico grazie ai successi di titoli stranieri come Harry Potter o Twilight. Del resto è di nicchia, come tutta la narrativa “di genere”, qualunque esso sia.
Questo non significa che non sia letteratura, che tramite il fantasy, per quanto spesso genere di fuga, non si possano anche trattare argomenti importanti. Il fantasy ha, molto più che altri generi, la possibilità di sfruttare metafore e allegorie, di riprendere quella tradizione che è stata dell’epica e reinventarla, di parlarci di qualcosa di lontanissimo, ma in realtà guidarci su riflessioni che ci toccano molto da vicino. L’indagine dell’animo umano è un aspetto molto sottovalutato del fantasy.
Purtroppo tutto questo è anche molto penalizzato dal fatto che spesso il fantasy venga considerato, a torto, un genere solo per ragazzi, quando non è affatto così.
8- Mi piacerebbe chiederti, ora, quale dei tuoi romanzi sinora editi ti stia dando maggiori soddisfazioni, e quale è stata la reazione dei lettori di fronte al fantasy orientale che hai saputo creare con Chariza.
Chariza è sempre una soddisfazione. Ancora adesso, dopo quasi quattro anni, quando ricevo dei commenti mi sorprendo nel vedere come molti lettori superino il gap culturale e apprezzino non solo l’ambientazione, ma anche i personaggi, lo stile e la cura in tutti gli aspetti della creazione del testo. Non è una cosa scontata e ogni volta per me è una sorpresa, perché quando ho scritto Chariza e ho ideato lo Si-hai-pai sapevo benissimo di andare a scrivere qualcosa di “difficile”.
Spiego: molti fantasy oggi si rifanno alle culture anglosassoni e germaniche, l’immaginario prevalente è in debito con Il Signore degli Anelli. Quel tipo di fantasy è noto ai lettori e chi lo affronta ne conosce le regole e lo sente vicino a sé. Io mi rendo perfettamente conto che, invece, con il fantasy orientale propongo qualcosa di diverso, ma anche di più distante, per cui il rischio di non arrivare al lettore che arriva ad affrontare la letture c’è ed è reale.
Invece, devo dire, fino adesso nel mio piccolo, posso dire che quando il testo è riuscito ad arrivare ai lettori mi ha dato soddisfazione. Non si può piacere a tutti, ma tanti lettori sono stati contenti di aver affrontato la lettura dei Chariza (e per questo li ringrazio). La comunicazione ha spesso funzionato e il merito va dato anche ai lettori che hanno contribuito affinché questo accadesse.
9- Progetti in campo e/o anticipazioni esclusive per il Mushroom's Blog?
Assolutamente sì!
A proposito di fantasy orientale… nel febbraio 2010 lo Si-hai-pai tornerà nelle librerie con una nuova avventura, nuovi personaggi, nuove situazioni. Uscirà per Casini Editore il romanzo Kizu no Kuma, una storia diversa da Chariza sotto molti punti di vista, che spero possa farvi scoprire un altro pezzetto di questo mondo che ho creato.
Per continuare a seguirmi vi lascio un paio di indirizzi online:
il mio blog http://charizaworld.splinder.com/
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