Iniziamo questa settimana con una superintervista, davvero interessante, fatta ad un artista poliedrico e meritevole che vi lascerà affascinati! Sto parlando di Fabrizio Beccari, che ho conosciuto in marzo, presso la Domus Talenti, in occasione della sua mostra e dello spettacolo Anime Game Over (tenutosi il 14 ed il 15 marzo).
1) Dunque, iniziamo con le presentazioni: chi è Beccari Fabrizio Nestore?
Bella domanda. Conosci te stesso e la risposta risulta semplice. Definirmi è difficile persino per me.
Io nasco come scrittore, ma sarebbe più esatto dire sognatore poiché i miei scritti (romanzi racconti e saggi a parte qualche digressione comica) riguardano principalmente i sogni dai quali ho sempre tratto ispirazione per i miei lavori.
Comunque iniziamo dall’inizio.
Sono nato a Torino nel 1964 e ho frequentato il Liceo Classico per poi passare allo Scientifico nel quale mi sono diplomato con targa per miglior maturità scientifica. Forse proprio a causa della commistione dei due diversi indirizzi di studio mi ritrovai in bilico tra la passione per i classici e l’amore per la ricerca scientifica (comunque un ricercatore di oggi rabbrividirebbe nel constatare cosa io amo definire ricerca scientifica, io odio tutto ciò che è dogmatico ed i cieli con le stelle fisse e le leggi immutabili mal si addicono alla mia mente sempre tesa ad esplorare l’ignoto).
Con queste premesse intrapresi gli studi universitari iscrivendomi alla facoltà d’Informatica dell’Università di Torino ma dopo un anno, dato l’esame di T.A.M.C. (Teoria e Applicazioni delle Macchine Calcolatrici) programmando in Pascal su schede perforate IBM, passai a Scienze Naturali che a ben vedere più si confaceva con il mio spirito poliedrico. Ma anche lì alla fin fine mi ritrovai allo stretto e così a quattro esami dalla fine e con una tesi in Astronomia ormai pronta decisi che non m’interessava più il mondo degli studi universitari (dove avrei potuto unicamente fare l’insegnante non esistendo alcun albo dei naturalisti ma solo dei biologi) e mi dedicai al mondo del commercio creando l’Archeoteca (Libreria Archeologica Piemontese) proprio nelle immediate adiacenze del Museo Egizio di Torino.
Dopo nove anni d’attività fui costretto a chiudere per il trasferimento dei vari distributori a Milano, e quindi per l’aumento dei costi della logistica, e per la diminuzione degli sconti fatti ai piccoli librai. Ancora oggi trovo ex clienti che disperano per la mia scomparsa.
Trasferitomi a Roma per ragioni sentimentali e trovatomi improvvisamente solo e senza alcun aiuto decisi che era giunta l’ora per un nuovo cambiamento.
Come quando su una nave in procinto di affondare si cerca affannosamente di caricare su una scialuppa di fortuna le cose essenziali così nei momenti legati ai profondi cambiamenti e traumi che purtroppo si possono verificare nella nostra vita si tende a fare un inventario delle proprie capacità e a metterle rapidamente a frutto.
Fu così che tirai fuori dai cassetti i più di 800 racconti e la decina di romanzi che avevo scritto in passato e che mai avevo pubblicato trovando in questa splendida città un immediato riscontro.
A Torino, per l’esattezza, i miei scritti mi venivano restituiti dagli editori (taccio i nomi perché non meritano pubblicità) sigillati esattamente come quando li avevo consegnati loro.
Nessuno s’era mai preso la briga di leggerli. Venuto via da Torino una mia opera teatrale è stata portata in scena dal teatro dei ragazzi arrivando terza nel corso della rassegna teatrale Teatrando concorso indetto dalla Regione Piemonte. Un segno? Nemo profeta in patria?
A Roma ho collaborato e collaboro tutt’ora con diverse testate giornalistiche alle quali offro le mie prestazioni sia come grafico che come scrittore.
Sono stato Direttore artistico di due riviste ed un mio romanzo è persino comparso a puntate sulla rivista Sherpa News.
Ho tenuto un corso di scrittura creativa secondo un metodo di mia ideazione definito Corso di Scrittura Creativa Comparata. Un esperienza che mi ha permesso di analizzare me stesso ed i miei lavori in profondità. Ma non è finita. Avendo dalla mia un qual certa poliedricità ed una vena comica mai sopita ho partecipato come comparsa-carattersita a diverse fiction televisive (L‘uomo che cavalcava nel buio – con Terence Hill, Onore e rispetto 2 – con Gabriel Garko, Intelligence – con Raoul Bova e ultimamente nella parte del prof. di Matematica nella fiction Caterina e le sue figlie 2) ed ora come cabarettista con un mio amico e socio nel duo Nico e Nestore che si esibirà nell’estate ormai prossima.
Oggi i miei lavori vengono indagati e analizzati con interesse in specie dagli studiosi di psicologia per i quali rappresentano una finestra (o meglio una porta come nel mio libro La Porta d’Ebano) verso l’inconscio. Alla Fiera del Libro di Torino di quest’anno dovrei esserci io a parlare di Sogno e vita di tutti i giorni in una conferenza indetta dal dipartimento di Bioetica dell’Università di Torino.
Ma anche qui a Roma ho suscitato molto interesse per i miei sogni coscienti in cui riesco anche a leggere i libri che trovo nell’universo onirico.
Che dire? Ci sarebbe molto di più. Per esempio ultimamente sarò il fotografo ufficiale di un matrimonio e mi piace molto suonare il pianoforte e le tastiere elettroniche. Sono un esperto d’elettronica ed informatica e …. beh si… non amo troppo gli sport. Già. Li considero movimenti da far fare a gente che non ne fa mai per mantenerla in salute. Strano è dir poco.
2) Parliamo della tua formazione artistica e professionale.
Io mi definisco un autodidatta estremo. Essendo stato abbandonato a me stesso per tutto quello che riguardava la mia "formazione artistica" (dimenticherei le esperienze del liceo, i miei lavori all'epoca venivano considerati molto male) mi sono trovato a dovermi inventare ogni tecnica da zero. Per esperimenti da tecniche recepite in sogno inventai così uno stile del tutto nuovo che poi è quello che mi caratterizza.
Come ha detto Yildirim Orer il disegnatore di Dago e mio caro amico - "Si vede subito che quel quadro l'hai fatto tu. Il tuo stile ti rende unico." Un bel complimento.
Ma veniamo al Fabrizio Nestore dei tempi passati. Da ragazzo desideravo fare il fumettista o fumettaro come amava dire Ugo Pratt e così frequentai un corso di Fumetto.
Qui conobbi il famoso artista che, al vedere i miei lavori dell’epoca, affermò che sarei diventato bravo solo quando avrei imparato a separare in modo adeguato i personaggi dagli sfondi.
E ovviamente aveva ragione.
Molto tempo dopo trasferitomi a Roma ebbi occasione di conoscere il prof. Trotti dell’Accademia di Belle Arti di Roma che mi spinse a fare la mia prima personale presso la Galleria della Tartaruga di Via Sistina. Anche qui ci sarebbe molto da dire e da raccontare ma allora l’intervista assumerebbe l’aspetto di una bibliografia.
3) So che sei prima di tutto scrittore, di racconti e romanzi a tema fantastico non ancora, tuttavia, editi. Una scelta?
All’inizio era una scelta. Non desideravo dare alle stampe ciò che, a ben vedere, riguardava il mio inconscio. Insomma sarebbe stato quasi come lavare i panni sporchi in piazza.
Ma poi, mi sono reso conto che la gente trovava molto interessanti le mie idee. Le mie visioni di mondi e di universi fantastici ma decisamente “logici”. Inoltre non mi sono mai considerato come un “bravo” scrittore. Dovendo darmi un voto, essendo molto critico nei miei confronti, il meglio che saprei dire è: “grande fantasia mitigata solo da uno stile poco interessante”.
Amo molto gli autori classici, specie quelli del fantastico come i lavori di Poe e di Verne ultima maniera ed alla fine anche quelli di Lovecraft (che conobbi solo molto più tardi quando un mio amico mi suggerì di leggere gli scritti del solitario di Providence perché come i miei riguardavano mondi visti in sogno). Non amo al contempo la “fantascienza” favolistica di Guerre Stellari o il fantasy alla Harry Potter. Forse perché entrambe nascondono una vena ottimistica (presente anche in Star Trek) che nei miei lavori (virati al lieto fine) in fondo non esiste.
4) Come sei arrivato al disegno? C'è forse un nesso con i tuoi scritti?
Enorme. Il mio tentativo di trasportare nella dimensione del reale ciò che vedo nel mondo onirico mi ha portato ad essere per prima cosa scrittore. I miei racconti tratti dai sogni presentavano come un “di più” illustrazioni che vennero notate da importanti riviste del settore (alcuni miei disegni hanno fatto parte di svariate testate giornalistiche). Un giorno mi venne detto: “Ma perché non provi a farne dei quadri?” Tentai e riuscii.
Insomma i racconti dovevano fare da traino anche ai disegni ed invece è avvenuto il contrario.
Tutto ciò che disegno è esistito in un mio sogno ed essendo i miei sogni decisamente logici esiste anche, da qualche parte, in forma di racconto scritto velocemente da me stesso al momento del risveglio. Sogno-racconto-disegno sono strettamente collegati tra loro e ad essi va affiancata l’oggettistica, veri apporti dal mondo onirico nella figura di sculture, meccanismi o modelli che sono una delle mie passioni che cerco di limitare per non sottrarre tempo alle tre fondamentali appena citate.
5) Parliamo adesso della tecnica che da vita alle tue opere.
La tecnica registrata presso la S.I.A.E. col nome di Retinografia o Grafia retinica è la folle evoluzione del sistema utilizzato dai fumettisti per creare sfondi o trame per gli oggetti disegnati. Ma, mentre un fumettista si avvaleva (oggi usano i computer) di trasferibili (i famosi retini) io disegno tutto a mano, da qui la grafia del retino o Retino-grafia.
Non faccio quasi mai uso della matita per abbozzare le immagini. Le ho troppo chiare nella mente per sbagliarle ma devo darmi una regolata per centrarle sui fogli altrimenti con la mia smania di disegnare finirei per uscire dalla tela. Così con la matita segno i margini dell’immagine ma è tutto qui. I miei lavori sono disegnati a mano libera e senza righelli, squadre o matita se si eccettuano i segni usati per la centratura.
Inoltre non sfumo mai e così le tegole che si vedono in primo piano sui tetti di un palazzo compariranno su quelli dell’ultimo palazzo sullo sfondo solo più piccole e disegnate con pennini più fini e lenti d’ingrandimento più potenti.
La stessa cosa dicasi per le foglie delle siepi di un labirinto o la ghiaia di una strada, le scaglie di un drago etc.
I chiaro scuri e le ombre vengono generati dalla dimensioni dei particolari costituenti le trame, così che sotto le ali di un drago l’ombra è data dalle scaglie disegnate più piccole e più fitte ma sono sempre scaglie.
Un lavoro esclusivamente manuale che richiede molta pazienza e soprattutto molto tempo.
Flamelaut è stata disegnata in due mesi ma nel processo mi sono ammalato. Il labirinto di “La difficile via verso l’Amore” ha richiesto due mesi e mezzo che è un tempo abbastanza giusto per un’opera di quel tipo di un metro per settanta.
I cinquanta per settanta richiedono circa quindici giorni di lavorazione a seconda del soggetto.
Normalmente prediligo la china ma ho sperimentato anche altre cose come oro e argento su cartoncino nero, acrilici su plastica e mille altre prove per design d’oggetti industriali.
Ultimamente mi occupo di scatole per profumi, oggettistica d’arredo, tessuti e trame.
6) Nelle tue opere pittoriche sono ritratti mondi fantastici, in miniatura, arzigogolati e che sembrano esulare dalle normali leggi della fisica; ma non mancano anche rappresentazioni di animali impossibili, piante aliene, atmosfere oniriche... Quando ci conosciuti, a metà marzo, mi hai spiegato che le tue opere traggono spunto principalmente dai tuoi sogni...
Si. Tutto esatto. Innanzitutto bisogna dire che da bambino soffrivo di terribili incubi e che in occasione di un sogno decisamente strano (se vuoi un giorno te lo racconterò non è misterioso è solo lungo da mettere sulla carta) ebbi il dono di accorgermi di “stare sognando”.
Ero così diventato un sognatore cosciente. Nell’accorgermi di trovarmi in un universo onirico incominciai a tollerare (dominare no, non ci riuscii mai in pieno) le visioni mostruose che mi erano prospettate durante il sonno. Poi col passare degli anni in queste mie escursioni nel mondo dei sogni (gli americani lo chiamano con una parola sola “dreamland” e mi pare decisamente appropriato) iniziai a focalizzare la mia attenzione sui particolari di ciò che mi circondava.
Se dal principio m’interessavo alla trama del sogno e cioè della storia che questo mi raccontava in seguito presi ad esaminarne gli oggetti, gli arredi, le scenografie del sogno e non trovando la loro corrispondenza nel nostro universo del reale cercai di riprodurle. Il motivo a foglie strettamente connesse che compare più volte nei miei quadri lo appresi osservando una serie di altari pagani presenti su un isola (un isola da e in sogno ovviamente) quest’esperienza è narrata in “l’Isola della Villa Tempio” altro racconto della Porta d’Ebano. Il motivo mi toccò così tanto che l’indomani cercai di riprodurlo con la china ma l’originale in sogno era come l’opera che ho portato all’ultima mostra alla Domus Talenti un bassorilievo su rame. Imparai la mia tecnica di disegno dai sogni.
Le mie esperienze oniriche spaziano su argomenti talmente diversi tra loro che anch’io faccio fatica a seguirli tutti per questo ne prendo attentamente nota per eventuali lavori futuri.
7) Mi piacciono molto i Crinoidi. Anch'essi sono frutto dei tuoi viaggi onirici?
Si. Certamente. Come gli “Araldi” creature presenti in un mio racconto (Insect God of Shanna Lou) di speriamo prossima pubblicazione nella raccolta La Porta d’Ebano.
Il poster della loro città Flamelaut è disegnato proprio come la vidi la prima volta che ebbi modo di visitarla in sogno. Chi lo osserva (andrebbe posto abbastanza in alto) si trova proprio nel punto ove era l’osservatore, nella fattispecie colui che sognava … cioè io.
Il Crinoide sulla destra è Zanjard Toled il mio “Virgilio” ovvero colui che mi fece da guida, ma anche lui era in visita. A quanto pare abitava in un'altra città periferica. Per questo sta scattando una foto-ricordo del posto con una macchina fotografica pentaprismatica (anche qui il cinque è d’obbligo dato che hanno cinque occhi). La loro vista tende a fornire un’immagine circolare di ciò che li circonda, in sogno ho visto alcuni loro quadri e non è detto che un giorno non tenti di riprodurre le loro distorte percezioni della realtà (distorte per noi che abbiamo una visione binoculare).

8) Chi sono i Crinoidi? Sono creature pacifiche?
Si. Hanno organi di fonazione simili a trombe ma comunicano perlopiù col pensiero. In loro tutto e a gruppi di cinque. Cinque petali (se a volte ne ho disegnati di più ho commesso un grave errore!!!) cinque occhi sistemati tra i petali simili ai pistilli di un fiore ma attaccati alla corolla, cinque tentacoli boccali (anche qui a volte ne ometto qualcuno – Ahi!) e cinque per la mobilità (anche qui … nella scultura sono solo quattro perché non sono riuscito a farceli stare tutti ma non dirlo in giro!)
Sono intelligentissimi. A loro non importa nulla dell’apparire. Sono dediti a forme di pensiero filosofico molto alte e non si preoccupano troppo di cose secondarie. La loro città appare come primitiva solo perché non si curano dell’aspetto al di là della pura funzionalità e amano molto l’artigianato. Mi hanno accolto benissimo perché leggendo la mente non considerano l’aspetto esteriore come importante. A loro basta sapere che un essere ha pensieri positivi e costruttivi. Odiano la sopraffazione e all’apparenza, ma non è così, sono abbastanza schivi.

9) Come vivono e com'è strutturata la loro città? Inoltre ci parleresti del loro pianeta?
Innanzitutto si riproducono per mezzo di “fiori unisessuali” proprio come certe piante (vedere il Bosso). Non esistono individui femminili o maschili. Essi portano su di loro entrambi i sessi e durante un certo periodo dell’anno, quello che potrebbe essere definito la Primavera se sul pianeta Zan esistesse tale stagione, dai metameri inferiori del corpo dei crinoidi viene emesso il polline ovvero i gameti maschili mentre da quelli più alti si ha una specie di ovulazione ma l’ovulo se fecondato rimane aderente al corpo del genitore sviluppandosi nelle zone di attacco dei vari metameri. L’individuo non partorisce nel senso più vero del termine ma convive con il “figlio” per un brevissimo periodo.
Quando si distacca dal corpo del genitore questi è già “adulto” mentalmente e solo a quel momento gli viene dato il “nome” in una cerimonia “d’investitura” che si svolge nell’anfiteatro a cupola che si vede nel centro del quadro di Flamelaut (è probabile che ogni città ne abbia uno ma io per ora in sogno ho visitato solo Flamealut e la sua immediata periferia).
Il suffisso Zan molto probabilmente si riferisce alla gente del pianeta, la seconda parte al genitore e il secondo nome è proprio dell’individuo. Ricorda molto il patronimico dei russi (ed è probabile che sia nato in sogno proprio da questo).
Il pianeta Zan ora è molto freddo, sta infatti attraversando quella che potrebbe essere definita come un era glaciale, ma tempo addietro, quando i Crinoidi apparvero come specie dominante, era un luogo a clima tropicale. Essendo fiori e dipendendo dalla luce del sole di Zan per la loro vita essi hanno ideato diversi stratagemmi per ovviare al freddo intenso. I cristalli amplificatori di luce che si trovano su alcuni edifici (solo uno nel mio quadro ma in realtà erano moltissimi) servono appunto a questo e così le torri ove, specie la notte, bruciano le “pietre nere”, una specie di carbone solo molto più duro e lucido (come faccia a bruciare non lo so proprio). Queste torri, anche se nel quadro se ne vedono solo due, sono in gran numero e poste a mo’ di bracieri secondo uno schema ben preciso in modo da coprire con l’emissione del calore l’intera area urbana.
Non ho viaggiato su mezzi spaziali per giungere a Zan. Mi ci sono ritrovato all’improvviso. Non mi sono spaventato dei Crinoidi anche se sono alti all’incirca tre metri anche perché comunicavano col pensiero e poi perché nei miei sogni ho visto di peggio.
Sul pianeta vivono anche altri umani. Non so da dove siano venuti ma ci sono. E da quel che vedo vivono d’espedienti e sono abbastanza mal visti anche se tollerati. Forse non sono terrestri anche se ricordano individui del nostro medioevo. Il crimine (per quel che riguarda i Crinoidi) su Zan non esiste. Collegati mentalmente nessuno dei Crinoidi si sognerebbe mai di rubare o di fare qualcosa di men che lecito nei confronti degli altri. Non essendovi sessualità come noi l’intendiamo non esistono neppure scontri generati da gelosie di tipo sentimentale. Ecco, i Crinoidi pur essendo molto simpatici sono quasi privi di sentimento, se si esclude la compassione per gli altri e la pietà.
Penso ci considerino inferiori ma non lo vogliano esprimere per non ferirci, almeno questo rispetto a me. Forse altri umani potrebbero provare loro il contrario.
Sono fieri del loro lavoro ma lavorano solo per poter vivere e potersi dedicare alla contemplazione mentale astratta. Tutti lavorano sino al completamento del loro ciclo vitale e la morte di un individuo non è mai vista come un momento triste quanto piuttosto d’un ineluttabile fatalità. Transizione di energie da uno stato all’altro. Questa è la definizione della morte datami da Zanjard Toled.
Quello che hanno ammirato in me è il fatto che io non mi sia stupito nel vederli e nel contemplare la loro città. Farà ridere ma mi hanno anche assegnato un onorificenza come visitatore gradito – Il fiore di Zan. Una medaglia tridimensionale che poi io ho riprodotto e che raffigura un crinoide in miniatura. L’originale in sogno però era più dettagliato presentando su ogni petalo delle scritte a me incomprensibili redatte nel loro pazzesco alfabeto (e dire che in sogno io leggo benissimo).
Vorrei sottolineare che i miei sogni traggono certamente origine da informazioni che posso aver visto anche di sfuggita in passato da qualche parte e che tutti questi dati sono stati poi “montati” dal mio inconscio sotto forma d’immagine onirica. Così i miei studi di Scienze Naturali sono certamente responsabili delle caratteristiche salienti dei Crinoidi esattamente come per il loro nome che, “guarda caso”, in biologia esiste realmente ed è attribuito a minuscoli animali dei fondali oceanici chiamati anche (altra coincidenza?) animali-fiore. L’influenza c’è eccome anche se io non sempre me ne rendo conto.
10) Parliamo della tua ultima esposizione romana.
Alla Domus Talenti ho voluto dare un immagine variegata del mio universo onirico. La mostra si chiamava “Viaggio oltre le mura del sonno” proprio perché era un tentativo di portare oggetti ed immagini da un universo ad un altro e di sfatare la frase che afferma che non sia possibile portare indietro nulla dal mondo dei sogni.
11) Progetti in campo?
Attualmente ho in lavorazione bozzetti per la realizzazione di tessuti e stoffe decorate secondo lo stile che mi caratterizza. Spero che i miei motivi a foglie ornamentali vengano apprezzati da importanti ditte del settore che possano trasformarli in oggetti di uso comune per abbigliamento e moda in generale. Inoltre ho già in lavorazione alcuni quadri in cui utilizzerò il mio stile per realizzare dei ritratti, vedremo con quali esiti. La prossima mostra dovrebbe svolgersi sempre a Roma nel prossimo Autunno/Inverno ma vorrei giungervi portando con me tutte queste nuove esperienze, in specie quella letteraria, già realizzate in modo compiuto.






