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martedì, 08 luglio 2008

Parliamo questo martedì con Filippo Conticello, autore Round Robin.

Chi è Filippo Conticello?

 

È un ragazzo siciliano di 25 anni che da tre si è staccato dall'ostrica e ha lasciato la sua terra "bellissima e disgraziata". Un tipo strano, antipatico e con un caratteraccio. L'unica dote da

riconoscergli davvero è un amore profondo per la legalità e la giustizia. Nient'altro.

 

"L'isola che c'è: la Sicilia che si ribella al pizzo" è il titolo del tuo libro, pubblicato per i tipi della Round Robin editrice di Roma. Parliamone un po'.

 

E' un viaggio nel cuore e nelle viscere della Sicilia autentica, quella “che c'è”. Un percorso lungo l'intera isola attraverso le testimonianze di alcuni imprenditori siciliani. I protagonisti sono loro, le loro vicende di vita vissuta, la loro resistenza umana e civile all'aggressione mafiosa.  Persone normali, uomini liberi che hanno scelto l’unica strada possibile, quella della denuncia. Spesso le conseguenze di questa scelta sono state o sono ancora dure, durissime. Sembra incredibile, ma in Sicilia essere normali può diventare una colpa.

 

Italiani, sì, ma sopratutto Siciliani, un popolo orgoglioso della propria cultura, ma intimidito dall'ombra della mafia, e, citando una frase presente nella tua intervista che possiamo trovare sul sito della Round Robin "un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità" . Questo è uno dei temi con cui prende piede il tuo libro. Ebbene, quale riscontro hai avuto finora da parte di chi lo ha letto, sia da parte di chi è tuo conterraneo, sia da chi osserva la Sicilia dal resto dell'Italia?

 

Molta gente, anche in Sicilia, sembra cadere dalle nuvole. Mi dicono: "Non immaginavamo che esistessero realtà simili". Come se non vivessero in certi territori e non vedessero il retroterra socio-culturale in cui siamo cresciuti. Purtroppo c'è una cappa soffocante di omertà che è difficile da scardinare. Ma questo libro si rivolge, anche e soprattutto, ai non siciliani: bisogna sapere che quest'isola "c'è" davvero, che esistono operatori economici che vogliono inseguire uno sviluppo buono, pulito, senza connivenze. Proprio nella frase a cui fai riferimento, "un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità", c'è il segno dei nuovi tempi che stiamo vivendo: è il motto provocatorio creato dai ragazzi del Comitato Addiopizzo, i protagonisti della nuova primavera siciliana.

 

 

Domanda che prende spunto dalla precedente: chi non è siciliano osserva la Sicilia "da lontano", come se l'isola fosse un mondo a parte, uno dei tanti che compongono l'Italia... e dunque: l'Italia nel

2008 fa parte dell'UE, eppure è rimasto un paese culturalmente frastagliato e diviso, nel suo intimo,  non propriamente moderno se paragonato al resto degli stati aderenti alla Comunità Europea... in

sostanza, tolta la Republica, tolta la moneta unica (e molte alte cose di carattere più ristretto), la nostra penisola rimarrebbe, ahinoi, un' "espressione geografica", come la definivano i potenti nel XIX secolo. Tu cosa ne pensi?

 

Io sono profondamente italiano. Non considero la Sicilia l'ultima propaggine di una nazione divisa, ma la prima porta dell'Italia, anzi dell'Europa. Purtroppo la nostra è una democrazia troppo giovane: manca quasi del tutto il senso di comunità e ancora oggi prevalgono interessi di parte. Ci si ritrova a sentirci nazione solo davanti alla tv per il Mondiale di calcio. Ma Cosa Nostra e le mafie in genere non sono un problema siciliano o meridionale. Sono una costante emergenza per l'intero Paese. Questa è una battaglia di libertà che dovrebbe unirci perché un sud soffocato dalla

criminalità organizzata, che non cresce e non attira investimenti, è un freno allo sviluppo dell'intero Paese. Sembra incredibile, ma nel 2008 c’è ancora un quarto d'Italia in cui non esiste libertà d'impresa.

 

Ma passando ora a tematiche più "editoriali"... Come hai conosciuto la Round Robin e qual è stato il tuo approccio con questa piccola realtà editoriale?

 

La Round Robin non è una semplice casa editrice. È un gesto di pirateria, uno spazio aperto di amicizia sincera, un cantuccio in cui alcuni ragazzi hanno deciso di investire il proprio talento e i propri sogni. Con quel pizzico di follia che permette di trasformare le poche risorse in un vulcano di energia e di idee. Ho conosciuto questi pirati anni fa, hanno avuto la forza di sopportarmi durante la stesura del libro e anche dopo. Non smetterò mai di essere loro grato. E so che alla fine troveranno il loro approdo.

 

Rivistaonline.com Che cos'è e di cosa tu e gli altri membri della casa editrice vi occupate?

 

Rivist@ è un sasso lanciato nello stagno dell’informazione italiana. Giovani cronisti a caccia di notizie, reporter affamati di inchiesta. Sul campo, sporcandosi le mani. Rivist@è un portale che con pochi mezzi fa in piccolo ciò che dovrebbero fare le grandi testate.

 

Cosa significa per te scrivere?

 

Non so rispondere perché quello che mi porta scrivere è un riflesso involontario, innato. Forse è meglio affidarsi a Calvino che nel Cavaliere Inesistente mette in bocca ad un suo personaggio queste parole: “Ogni tanto mi accorgo che la penna ha preso a correre sul foglio come da sola, e io a correrle dietro. È verso la verità che corriamo, la penna e io, la verità che aspetto sempre che mi venga incontro, dal fondo d'una pagina bianca”.

 

Progetti in campo?

 

Ho un anno di contratto alla Gazzetta dello Sport, l’altra mia grande passione. Insomma, da Cosa Nostra alla difesa a zona. Quando si dice un bel salto.

postato da: mMushroom alle ore 10:01 | Link | commenti (2)
categoria:intervista a filippo conticello
Immagine di L'uomo che dipingeva con i coltelli Immagine di La nave del destino - Asia