L'appuntamento settimanale con le mie interviste non manca neanche stavolta.
Questo sabato, a fare quattro chiacchiere con noi, è Gennaro Chierchia, autore Albus con il romanzo "Filming Carmelo".
Dunque, iniziamo con le presentazioni: chi è Gennaro Chierchia?
Non mi piace parlare molto di me, della mia vita privata intendo. Separo la scrittura da quello che faccio nella vita, anche se quest’ultima entra di prepotenza nella prima, a volte come un’onda altre a gocce. Diciamo che sono uno a cui piace inventare storie, che poi altro non sono che un pretesto per raccontare di me e del mondo in cui vivo.
Gennaro, prima di presentare il tuo libro, della tua formazione, ed in special modo della tua esperienza editoriale. So che hai pubblicato con diverse case editrici, e che hai, presso Kairós Edizioni, curato, pochi anni fa, l’antologia “San Gennoir”…
Sì, ho pubblicato racconti e poesie con diverse case editrici. “San Gennoir” è stata una bella esperienza. La prima volta da curatore. Si tratta di un libro di racconti neri su Napoli e la Campania, che annovera autori del calibro di Paolo Roversi e Maurizio de Giovanni. È un volume che mi ha dato tante soddisfazioni e fatto imparare molte cose sul mondo dell’editoria. Tra l’altro contiene un mio racconto di cui vado fiero, “Carmela”, giunto finalista al premio letterario “Storie a Mezzogiorno”.
Ebbene, parliamo quindi ora del tuo libro “Filming Carmelo”.
“Filming Carmelo. Una vita senza copione” è il mio primo romanzo, pubblicato nel 2007 dalla giovane casa editrice caivanese Albus Edizioni. Parla di un ragazzo ventisettenne che si è arrangiato spacciando droga e rubando, a cui un giorno viene offerto di fare della pubblicità e conseguentemente del cinema. È innamorato perso di Stella, ma lei nasconde una doppia vita. Il libro è un romanzo di formazione, perché il protagonista si evolve e prova a migliorarsi, sia sul campo lavorativo che emozionale. È un libro volutamente ironico e divertente, insomma nulla a che vedere col sangue che scorre tra le pagine di “San Gennoir”.
Com’è nato questo libro? Parliamo della sua genesi.
Come tutti i miei scritti, il libro è nato da un’ispirazione iniziale, che poi si è evoluta convincendomi e ha preso corpo. La stesura è durata circa quattro anni, perché nel frattempo pubblicavo racconti e ho curato “San Gennoir”. Mi piacerebbe avere tutto il giorno a disposizione per scrivere ma purtroppo non ho questa fortuna.
Un occhiello alla copertina… e al titolo ;)
Dissi a Paolo Cancello Tortora, il grafico, che in copertina volevo un collage di immagini presenti nel romanzo; avevo in mente come modello la copertina di uno dei dischi che amo di più degli U2, “Achtung Baby”; poi ebbi l’idea di racchiuderle in una stella, che è anche il nome della ragazza di Carmelo, il protagonista della storia. Credo che Paolo abbia lavorato egregiamente, il risultato lo avete sotto gli occhi. Il titolo del romanzo invece mi è stato ispirato dal documentario diretto da Orson Welles “Filming Othello”. Mentre l’editore ebbe la brillante intuizione di aggiungere “Una vita senza copione”.
Qual è il tuo rapporto con la scrittura?
La scrittura è per me innanzitutto un bisogno, uno sfogo. Anche se non racconto di me direttamente, nelle storie che scrivo ci metto dentro tutte le mie paure e le mie angosce, le mie ansie e le mie emozioni. Mi piace creare delle storie con una trama non banale, con personaggi colorati e carichi di personalità. I dialoghi ricoprono una parte fondamentale.
In Italia si legge poco ma si scrive tanto… così almeno si sente dire spesso nel mondo dell'editoria, specie quella piccola. Luogo comune o sottile (e paradossale) realtà? Cosa ne pensi?
Purtroppo è vero che in Italia si legge poco e che ci sono molte persone che sognano di pubblicare il proprio romanzo. Sarebbe opportuno che chi scrive legga molto; sia per il piacere di farlo, sia per migliorare la propria tecnica e mantenersi aggiornato sulle tendenze. Per quanto mi riguarda mi ritengo un buon lettore e sono sempre alla ricerca di un buon libro da leggere.
Progetti in campo?
A novembre 2008 è uscita l’antologia di racconti da me curata: “Lavoro in corso”, sempre per i tipi della Albus Edizioni. Raccoglie racconti a volte divertenti, a volte amari, che indagano a trecentosessanta gradi il mondo del lavoro. A febbraio 2009 uscirà un’antologia noir contenente un mio racconto; sono molto contento perché è la prima storia tra tutte quelle che ho scritto con protagonista un killer professionista che vede la luce su carta. Poi sono circa a metà stesura del mio secondo romanzo.
Una domanda, ora, che non pongo da tanto, ai miei intervistati: se il mondo fosse di un colore, questo colore quale vorresti che sia?
Il mondo è già colorato e pieno di colori. Va benissimo com’è. Non riesco a immaginarmi un mondo di un solo colore: sarebbe piatto e noioso.






