Ecco la prima intervista di questa nuova stagione!
Dunque, iniziamo con le presentazioni: chi è Maeba Sciutti?
Una ragazza idealista, nevrotica, insicura e, nonostante possa sembrare il contrario, molto timida.
Parlaci un po’ del tuo rapporto con la scrittura?
Ancora non so esattamente cosa significhi per me scrivere. Fondamentalmente la scrittura ha una valenza diversa in base al genere scelto, nel complesso direi che è un modo per sublimare i miei stati d'animo e distaccarmi da loro. La poesia invece ha sia un significato emotivo che un valore fotografico. E' un modo per dipingere il paesaggio sia interiore che esteriore attraverso le parole che sono un surrogato alla mia incapacità assoluta di disegnare.
Hai partecipato al concorso Concepts Books (MiniConcepts Moda), bandito dalla casa editrice ARPANET. Come hai trovato questa esperienza?
Visti i risultati bella!
A parte questo è stato il primo concorso cui ho partecipato e mi sono approcciata con una dose di insicurezza quasi letale (scherzo, più o meno)! Penso faccia bene mettersi in discussione, provare la “competizione” dove la possibilità di perdere è molto più alta di quella di vincere purché si sappia relativizzare l'eventuale esito negativo al singolo evento senza permettergli di diffondersi come una malattia a tutto ciò che siamo o facciamo.
Nel caso specifico di questa iniziativa ARPANet il risultato finale per me è stato strepitoso, esaltante (ho saltellato in preda all'euforia per qualche giorno!) e è confortante essere entrata in una casa editrice attenta all'autore e molto professionale.
Scrivere è importante, ma anche leggere lo è: quali sono le tue letture preferite e quali autori ami di più?
Adoro leggere. Amo molto le biografie e scoprire autori giovani, alle prime armi, come me. Penso sia insensato scrivere ignorando chi sta, contemporaneamente, facendo la stessa cosa: significa restare fuori dall' “oggi”, da quello che ti succede attorno e indica anche un'assenza di curiosità sia per la contemporaneità nelle sue espressioni artistico-sociali, sia per la letteratura come specchio morale di un'epoca. Io sono molto curiosa e voglio sapere dove mi trovo, farmi un'idea delle caratteristiche della mia epoca per vedere se siamo, effettivamente, la generazione del “nulla” (intesa come precarietà interiore, mancanza di credi forti in grado di salvaguardare dal vuoto che finisce per essere dominante), dell' incertezza... io credo che sia così.
Per quanto riguarda i capisaldi della letteratura ammiro Francis Scott Fitzgerald, Fernando Pessoa, Cesare Pavese, Vladimir Nabokov e mi sono innamorata tante volte di un libro da “Le relazioni pericolose” di Pierre Choderlos de Laclos a “Cime Tempestose” di Emily Brontë passando per “L'amante” di Marguerite Duras, “i diari” di Sylvia Plath, “Le vergini suicide” di Jeffrey Eugenides e infiniti altri.
Hai dei modelli di riferimento quando scrivi?
Non consapevoli. E poi vorrei scrivere in modo nuovo quindi cerco di non farmi influenzare più di quanto non avvenga comunque incoscientemente
Un po’ come il protagonista del libro “La Storia Infinita”, tu in quale romanzo (o raccolta di poesie) vorresti entrare?
Mi piacerebbe tanto che The Cats Will Know di Pavese fosse stata scritta per me come anche buona parte delle poesie d'amore d'ogni tempo (occhi romantici a cuoricino...).
Cristalli di Fiato, parlacene un po’.
E' il primo libro che ho scritto e ha un valore affettivo particolare per me. Lavorando a questo libro ho conosciuto due persone splendide che sono poi diventate amici, a cui voglio molto bene. Anche quando non riconoscerò più lo stile con cui è scritto lo amerò per come è stato impostato e per chi ha contribuito a realizzarlo.
Progetti futuri?
Nell'immediato parteciperò alla nuova iniziativa ARPANet (sempre che il lavoro su cui ho speso gli ultimi due mesi finisca per convincermi), poi vediamo.
Ultima domanda: se il mondo fosse di un colore, questo colore quale vorresti che fosse?
Bianco. Leggero.







