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venerdì, 28 novembre 2008

La fiera della piccola e media editoria "Più Libri più Liberi" di Roma e vicina, ed io vi propogo oggi una nuova intervista. A parlare è Maria Laura Bufano, autrice Round Robin con il suo romanzo "Interno con rivoluzione"

Prima di cominciare, iniziamo con le presentazioni: chi è Maria Laura Bufano?

 

Ho insegnato italiano e latino in un liceo di Bergamo. Ora sono in pensione. Ho due figli, una nuora, un nipotino: vivono tutti a Barcellona. Ho scritto varie cose, fra cui due romanzi, entrambi entrati come finalisti del premio Calvino, in anni diversi.

Vivo a Conil de la Frontera, in provincia di Cadice. Ho cambiato cielo – dalla Lombardia all’Andalusia – due anni fa. Questa scelta non è stata certo dettata da un proposito di vacanza perenne. Ho sempre pensato che non abbia senso vivere per tutta la vita nello stesso posto. Non so fare la turista e i paesaggi e i monumenti e le città mi incantano, ma molto meno delle persone, e un po’ mi disorientano.  Stare in un posto che non si conosceva bene prima di andarci, entrare nella vita degli altri, è certamente una sfida che rende più vitali, più forti nell’affrontare anche le difficoltà personali, dà la sensazione di essere più liberi. Avrei fatto questa scelta anni fa, se avessi potuto. Ma i figli studiavano e non era possibile, per ragioni pratiche…

 

"Interno con rivoluzione", titolo del tuo romanzo, edito proprio in questi ultimi giorni da Round Robin Editrice. Presentiamolo ai lettori.

È la storia di due persone di diversa origine geografica e sociale: lei, Lidia, pugliese, vissuta in una famiglia allargata, borghese, in parte liberale, in parte fascista; lui, Paolo, di origine lombarda, proveniente da una famiglia proletaria, nucleare, la madre comunista, il padre fascista. La storia di formazione dei due, in capitoli alternati, occupa tutta la prima parte del romanzo: si tratta naturalmente di due percorsi diversi, ma anche legati da analogie, da "ponti". La seconda parte si apre con l'incontro dei due in una città lombarda. Convivenza, matrimonio in municipio (allora non si usava spesso come oggi!), tanta politica, voglia di cambiare tutto, contraddizioni, sofferenze, nascita dei figli, vischiosità dei ricordi, delle famiglie d’origine, del contesto, delle tradizioni…La terza parte… beh, è la conclusione del romanzo e non ne parlo.

Le vicende si svolgono in un arco di tempo compreso fra il 1942 e il 1973. Lidia racconta in prima persona quando parla delle proprie vicende; in terza, come narratrice onnisciente, quando narra di Paolo. È questa una sfasatura nelle "regole" narratologiche che non intende essere uno dei “giochi” postmodernisti di svelamento dei meccanismi narrativi; ha invece il senso del regalo di una vita, sia pure "letteraria", che Lidia fa a Paolo...

I riferimenti allo sfondo storico, dagli ultimi anni della guerra e dai primi del dopoguerra, fino ai primi anni settanta, sono di grande importanza: anche perché la generazione di Lidia e di Paolo ha avvertito, nella giovinezza, come fondamentale la compromissione politica…

 

Cosa ti ha spinto a scrivere questo romanzo?

Molto difficile rispondere a questa domanda. Sono state molte le spinte, forse anche inconsapevoli, di cui ora non riuscirei a dare conto. Quelle di cui sono maggiormente consapevole sono due: -1- l’ambizione di raccontare un personaggio maschile certamente contraddittorio, ma simpatico, dotato di spessore, problematico, complicato, interessante, a cui si può volere molto bene; 2- il desiderio di raccontare gli “anni gloriosi” con un tono “sommesso”: non sono, nella mia visione, anni “formidabili”, e neppure anni di cui pentirsi. Un tempo pieno di speranze, sforzi generosi e anche intelligenti, slanci velleitari, dolori, contentezza totale e fugace, drammi, stupidi sprechi, ecc.. Infine, certamente una sconfitta, non solo determinata dalle forze ostili al cambiamento…

 

Dedichiamo qualche parola alla copertina.

La bellissima foto in copertina l’hanno trovata i ragazzi della Round Robin. È degli anni settanta. Lo specchio riflette i personaggi che si vedono in primo piano, ma anche altri che non compaiono se non, appunto, nel riflesso: un effetto di ambiguità, di moltiplicazione delle presenze, di stregoneria, che ben si adatta a un’epoca in cui, in molti momenti, sembrava tutto possibile, le case erano porti di mare... Il fondo naturalmente è rosso. Di che altro colore avrebbe potuto essere? 
Quanto al titolo: “interno” allude certamente ai rapporti privati su cui si riverbera continuamente quello che succede fuori. La parola “rivoluzione” è polisemica, in questo titolo: l'aspirazione dei due personaggi e dei loro compagni a una "rivoluzione democratica", ma anche i cambiamenti affannosi, a volte traumatizzanti, nella vita personale; e lo scombussolamento che porta quest’affanno di rivoluzione privata… 


Da scrittrice che ha raggiunto la pubblicazione cartacea, cosa ne pensi di internet e del suo potenziale in termini di trampolino di lancio per gli esordienti?

 

Non ho assolutamente esperienza in questo. Non sono giovane, uso bene internet, naturalmente, ho scritto articoli e altre cose per il blog della Round Robin… ma sono comunque fuori tempo per rispondere con competenza a questa domanda. Ho cominciato a scrivere circa 25 anni fa e mi sono sempre affidata al supporto cartaceo… Sicuramente, per ragioni generazionali. Leggo naturalmente molte cose in internet, quelle che mi interessano di più le stampo…
 
Andiamo ora più sul tecnico. Parliamo della tua esperienza editoriale e dell'idea che ti sei fatta riguardo il grande e variegato panorama dell'editoria indipendente.
 

È molto difficile che grandi e anche piccoli editori leggano lo scritto di un “esordiente”, pur se ha avuto riconoscimenti ecc.. Per me almeno è stato difficile. Comunque credo di non essere in grado di fare un discorso generale, non ne ho gli elementi.

Posso certamente parlare della Round Robin, a cui sono grata per avermi "riscoperta", per una via accidentata e imprevedibile. Accorgermi d’un tratto che questo mio romanzo, che avevo finito per credere fosse un libro troppo marcato da un limite generazionale, piaceva molto a ragazzi di trenta o addirittura quarant’anni più giovani di me… è stato ed è tuttora bellissimo e sorprendente. Qualcosa che va molto al di là del mero successo letterario.

Nel caso specifico, stupisce che in una piccola, povera (credo) casa editrice, un libro, prima di essere pubblicato, passi in diverse mani, sia letto, sia valutato, sia discusso. È uno stile di lavoro che un tempo penso avessero gloriose case editrici italiane…. I piccoli e poveri fanno cose che i più grandi e ricchi disdegnano o non hanno la forza soggettiva, la capacità di fare. Il mondo proprio capovolto… E con la Round Robin non c’è il rischio che capiti quello che è capitato a me: editori medi, pur “democratici” e “progressisti”, dopo aver detto che il libro era bellissimo ecc., mi hanno chiesto di fatto di pagarmi la pubblicazione.

Anche a prescindere dalla fortuna che mi è toccata, credo che se l’Italia rinascerà, ciò sarà dovuto in buona parte al candore intelligente di ragazzi come questi e al loro lavoro appassionato e limpido…

Maria Laura, tu vivi in Spagna, ebbene, sapresti farci un confronto fra panorama editoriale Italiano e Spagnolo, con particolare riferimento all'ambito della piccola e media editoria?

 

So molto poco, per non dire nulla, sui meccanismi di selezione dei testi da parte dell’editoria spagnola. Mi pare comunque che la Spagna in questo momento sia abbastanza felice anche per quanto riguarda la narrativa. Non c’è l’ossessione del genere, come mi sembra ci sia in Italia, quasi una malattia. Vengono pubblicati e premiati testi bellissimi, come quelli di Juan José Millás, che non esito a considerare importanti romanzi europei dei nostri giorni. E poi si ha l’impressione che porti fiato, idee, luminosità, anche la narrativa di scrittori di origine latino-americana, come Carlos Fuentes... Indubbiamente si ha l’impressione, anche leggendo la narrativa spagnola, di una società più ariosa, più aperta dell’attuale società italiana. Ma dovrà passare ancora del tempo perché io possa farmi un’idea più precisa di tutto questo.
 
Progetti in campo?
 

Beh, uno che ha preso il vizio di scrivere, naturalmente, soprattutto quando “fa il pieno” di idee, di esperienze, di pensieri in parte nuovi, ha voglia di tornare sul luogo del delitto. Certamente è bello quando ci si accorge che questa voglia si è trasformata in qualcosa che soddisfa lo stesso autore, che possa essere proposta in lettura ad altri. Non sempre capita, e poi ho scritto già diverse cose, anche se non moltissime. Non so se avrò il fiato di scriverne ancora, di compiute. Forzare, mai.

postato da: mMushroom alle ore 09:47 | Link | commenti (3)
categoria:intervista a maria laura bufano
Immagine di L'uomo che dipingeva con i coltelli Immagine di La nave del destino - Asia