Una nuova e bellissima intervista per questa domenica!
A parlare sono Nicola e Alfonso Vaccari, pittori ed autori Azimut del romanzo "Angelo senza Ali".
Dunque, iniziamo con le presentazioni: chi sono Alfonso e Nicola Vaccari?
Siamo due gemelli monozigoti, di un unico ovulo: gemelli DOC quindi! Bhè, innanzitutto, siamo due pittori, artisti della Nuova Figurazione. I temi che prediligiamo sono i notturni urbani e la figura femminile. Tutta la nostra vita si è basata sulla ricerca estetica dell'arte, facendo dell'arte un comportamento. Amiamo il bello in tutte le sue forme ed espressioni. La pittura è il mezzo primario, ma sentiamo anche l'esigenza di scrivere, come un secondo strumento espressivo per raccontare emozioni e sentimenti del nostro tempo. Nella nostra pittura vi sono i luoghi della memoria: con la rapprersentazione del quotidiano recuperiamo quindi la memoria attraverso il luogo vissuto.
"Angeli senza ali", Azimut 2008, Roma. La storia di un giovane pittore neodiplolato presso l'Accademia delle Belle Arti di Bologna si scontra con la mentalità provinciale della sua città d'origine, Forlì, e con le difficoltà e gli attriti del mondo artistico. Parliamone un po'; da dove nasce questo romanzo, qual è stata la pennellata d'inizio?
Sicuramente la nostra esperienza personale: il romanzo è autobiografico, se pur sono cambiati i nomi dei personaggi. L'intento primario è stato quello di raccontare il mondo dell'arte dalla parte di chi nel quotidiano si trova ad affrontarlo, nelle sue molteplici contraddizioni e difficoltà: di chi, partendo dagli esordi della carriera di pittore, cerca di affermarsi professionalmente con tutte le sue forze, scontrandosi con le avversità del mercato e delle gallerie, settori popolati di improvvisati e lestofanti mecenati. Un mondo da molti sconosciuto, che volevamo rendere visibile denunciandone i vari aspetti, che fosse per i giovani artisti un segnale di monito e di riflessione.
"L'alchimista delle acque" è invece la vostra primissima pubblicazione, che ha visto la luce nel lontano 1988 per la Società Editrice "Il ponte vecchio". A distanza di vent'anni, come vedete mutata la vostra penna, il vostro stile? Ci fa piacere che citi questo primo racconto autobiografico, al quale teniamo molto, frammento di una esperienza infantile che ci ha segnati profondamente, e che ancor oggi ne portiamo appresso il prezioso memoriale. Riguardo la domanda: non c'è stata una gran mutazione. Ciò che caratterizza il nostro stile letterario è innanzitutto la rievocazione della memoria, in uno stile descrittivo neo realista, curando i dettagli nei minimi particolari, intesi non solo come immagini, ma anche come senzazioni percettive del vissuto.
*Siete sì scrittori, ma anche, e forse prima di ogni altra cosa, pittori. Mi verrebbe allora da chiedere come concepite voi la scrittura, se come un canale per scindervi da essa, oppure un universo parallelo che con la tela ed i pennelli va armonicamente coniugandosi, magari anche indirettamente. Bella domanda! Infatti è vero...noi innanzitutto siamo pittori di professione; la passione per la scrittura comunque l'abbiamo sempre avuta sin da bambini, e abbiamo sempre letto tanto. Quando scriviamo, lo facciamo come se dipingessimo con le parole. Infatti molti ci hanno detto che scriviamo come se usassimo il pennello: perchè quando descriviamo qualcosa, viene percepito dal lettore eideticamente, come se ciò che viene descritto gli si materializzasse davanti agli occhi in quanto immagine chiara e completa. Questo crediamo sia possibile solo a chi sa dipingere e vive di immagini, attraverso l'amore per le arti visive. Quindi la scrittura non si scinde affatto dalla pittura.
Cosa c'è nei vostri quadri? E quali tecniche, colori e soggetti favorite?
Come abbiamo già detto, nei nostri quadri vi sono paesaggi notturni urbani e la sensualità delle figure femminili. La tecnica che usiamo è l'olio su tela. Questi scenari sono Flash back di una memoria: sequenze filmiche, nelle quali il riferimento al cinema è dichiarato.
Parliamo adesso della vostra esperienza artistica, del vostro percorso.
Siamo partiti dal Neo- espressionismo sintetico per approdare alla Post-Transavanguardia italiana, esponendo - appena laureati - in una mostra curata da Achille Bonito Oliva a Bergamo alta, dal titolo DESIDERETUR. (1985)
Poi è seguito un ritorno all'ordine col Neo-realismo magico, sino al Neo- realismo di matrice americana (hopperiano), ed infine nell'attuale Nuova Figurazione. Ci siamo occupati anche di performance pittoriche sinestetiche, unendo la musica con la pittura in concerti con grandi musicisti.
Quali consigli dareste ad un artista che decide di uscire allo scoperto? Del resto, il vostro ultimo libro non è infatti una denuncia...? Esattamente Marco. Il primo consiglio che diamo è quello di essere genuini e se stessi nel fare pittura, senza seguire mode o tendenze a tutti i costi, in quanto l'originale si genera da sè. Inoltre occorre una maledetta serietà, ma anche tanta umiltà. Seguire sempre i consigli del proprio maestro e accettare anche quelli dei colleghi. Nel momento che si esce allo scoperto per fare mostre: non accettare mai mostre a pagamento, giacchè il gallerista serio prende la percentuale dalle vendite, e non chiede soldi all'artista. Stare accorti alle porte che si aprono: non sempre conducono lontano; spesso presentano inaspettate insidie.
Avete trovato analogie comparando il mondo dell'editoria con quello dell'arte? Non conosciamo a fondo il mondo dell'editoria, non ancora. Ma ci sembra che, sia nelle arti visive che nel mondo dell'editoria, spesso non si incoraggiano i giovani; a loro gli si chiudono le porte, e spesso passano delle robbacce che non sono nè arte, nè letteratura.
Progetti in campo?
Pittura, mostre, spettacoli e un nuovo romanzo che stiamo scrivendo.
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Visistate il sito dedicato all'atelier di Nicola e Alfonso Vaccari! Lo trovate nei miei link ;)
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