SORPRESA!
Questo fine settimana arriva una nuova intervista! A rispondere è Pietro Fratta, giovane scrittore pesarese e gestore di due interessantissimi siti (www.pensiericorrenti.splinder.com e www.pensiericorrenti.com ) che trovate nella lista dei link. ;)
1) Dunque, iniziamo con le presentazioni: chi è Pietro Fratta?
È un ragazzo di ventinove anni che vive da sempre nell'amatissima città di Pesaro. Il mare della città è stato per me un riferimento essenziale, il luogo dove ho raccolto pensieri e sensazioni poi incanalati nella parola scrittura. Ho scritto il primo romanzo nell'adolescenza e non ho più potuto smettere. Intanto frequentavo l'Istituto d'Arte; ho provato con poco successo, per un solo anno, l'Accademia di belle Arti di Urbino e ho deciso infine per la scrittura, con la seria intenzione di farne un mestiere. Un amore che è andato crescendo e maturando. È parte integrante della mia vita, indubbiamente, e non vorrei mai rinunciarvi.
2) Pensieri ricorrenti. E' il nome del tuo sito e del tuo blog. Il primo un'officina di scrittura, il secondo un luogo d'incontro per discutere di letteratura, libri e poesia, un salotto letterario virtuale.
Ma andiamo per ordine. Parlaci del tuo sito. Come gestisci la tua attività? Si deduce che per te, ed è giusto anche secondo me che sia così, ci debba essere fra scrittori un dialogo, un rapporto d'amicizia e di mutua intraprendenza.
Il sito Pensieri Correnti, in sostanza, è un piccolo luogo dove sostare e iniziare una piccola esperienza: ossia scrivere, scrivere ancora meglio e dopo un lavoro certosino e un'esperienza intensa provare, se si vuole, a proporre i propri lavori alle case editrici più adatte. È un'idea nata dalle belle esperienze d'interazione con aspiranti scrittori, amanti della lettura e della cultura in genere, e dagli scambi fecondi spesso nati dal blog omonimo e poi approfonditi privatamente. La passione per la scrittura mi ha spinto a realizzare questo progetto di condivisione. Metto a disposizione le esperienze finora accumulate per aiutare - dall'editing alla forma, dalla presentazione del testo alla scaletta, insomma tutto quello che posso - chi ha un racconto o un romanzo da formare o imperfetto, seguendolo in maniera molto interattiva e vicina, in maniera del tutto nuova che va ben oltre le costosissime schede di letture di certe agenzie. Si tratta di un lavoro personale che si concentra sul valore artigianale di ogni scritto. Un momento di condivisione in cui si discute e si rivede la scrittura in presa diretta, costante, come due compagni che percorrono la stessa via e la stessa voglia creativa (ma con ruoli differenti, s'intende) per avere, come fine, un lavoro originale, ossia una sincera emanazione dell'autore. Con correttezza e trasparenza del testo. Si comunica dalla mail alla chat, con sedute creative, anche con una discussione del lavoro letterario in diretta. In più, a titolo esclusivamente gratuito, alcuni scrittori che sono riusciti nell'impresa della pubblicazione hanno accettato di collaborare alla lettura dei testi che mi pervengono per lasciare un loro parere scritto. Scrittori giovani e originali come Sabrina Campolongo e Maeba Sciutti, fra i primi, che vivono molto intensamente la propria scrittura. E spero che si uniranno altri al gruppo degli Amici, al quale dedicherò uno spazio approfondito nel sito.
3) Ora il tuo blog.
Il blog è il germe di tutto. Ed è anche la parte pubblica in cui l'ideatore di Pensieri Correnti vuole farsi conoscere. Cerco di garantire la qualità del lavoro del Progetto ma anche di pormi personalmente, in una veste colloquiale. La personalità di ogni singolo aspirante autore offre secondo me l'aspetto più importante per lo sviluppo di un lavoro letterario: mi pare quindi giusto espormi, discutere di qualsiasi cosa, dalla narrativa ai sentimenti più quotidiani. Il blog vive momenti di forte frequentazione, e proprio i rapporti instaurati con vari utenti mi ha spinto a mettere seriamente in pratica il sito di Pensieri Correnti.
4) Però adesso andiamo più sul personale. Sei uno scrittore e hai pubblicato con le case editrici ARPANet e Delos Books. Parlaci della tua esperienza editoriale... e dei tuoi libri, ovviamente!
L'esperienza editoriale è quasi iniziata di pari passo con i miei primi passi su internet. Dal momento in cui ho iniziato a navigare, a vivere anche dell'informazione e della cultura internettiana, ho scoperto le vetrine di molte case editrici, soprattutto di quelle giovani, che trovano in internet uno spazio dove proporre le loro voci. In questo modo ho scoperto, fra realtà editoriali sedicenti o incerte, la neonata Delos Books, sorta dalle ceneri di SOLID: l'editore ha letto il mio romanzo più fresco di allora, Le Terre del silenzio, dove proponevo una commistione di generi e una prosa un po' azzardata, e ha creduto in me. Così è iniziato il percorso editoriale, che non sempre coincide tuttora con l'esperienza personale, intima, degli scritti che realizzo. L'anno successivo ho partecipato al bel concorso di ARPANet, per la promozione di autori emergenti, e fra un buon numero di concorrenti sono riuscito a vincere nella sezione a tema libero di quella edizione, potendo così pubblicare Nella Città. Son due romanzi molto differenti. Se nel primo l'ambientazione è futuristica e desolante, e l'umanità si ritrova vittima di un’evoluzione naturale in cui i sentimenti non trovano più motivo d'essere, nel secondo romanzo – con una narrazione che ho cercato di rendere più sottile, più vicina ai sentori del lettore – una città definisce nettamente i contorni di una vita solitaria, una vita che non s'ambienta alla massa, salvo poi ribellarsi a un allucinato conformismo.
5) Qual è il tuo rapporto con la scrittura? Sei un autore che getta le idee così come sono scaturite nella sua testa, o elabori prima un accurata scaletta?
Ho vissuto la scrittura sia come sfogo sia come elaborazione lenta e sottile di idee precise, che comunque definiscano a prescindere una storia. La scaletta è fondamentale solitamente per la libertà narrativa che segue la forma. Ma non sempre la scaletta è molto elaborata. L'ultimo romanzo scritto, per esempio, si poggia su un'idea molto semplice che quasi rifugge un ordine temporale, favorendo l'interiorità del protagonista: uno spazio in cui sviluppare i pensieri, le parole, proprio con l'aiuto della vicenda ideata. Un’esperienza personale che vive al momento, nella scrittura.
6) Questa è una domanda che ha iniziato di recente a far ricorrere nelle mie interviste: si sente oggi dire che si legge poco, ma che si scriva molto. Non lo trovi un paradosso?
Se ne sente parlare da un po'. E forse non suona più come un paradosso. La capacità di scrivere, e magari anche di scrivere bene, non significa narrare. Ossia raccontare con la costruzione di una vicenda che abbia del verosimile anche quando affronta la fantasia più sfrenata; verosimile perché il coinvolgimento del lettore non è solo meramente sentimentale, ma s'approfondisce in un contesto, in un'ambientazione, in un susseguirsi di vicende che costruiscono una storia e cercano l'immedesimazione. La lettura pretende allo stesso modo approfondimento e coinvolgimento. E il tempo pare mancarci per approfondire, per pensare con l'aiuto di prospettive nuove, con correttezza; per affidarsi alla fantasia propria, benché suggerita da una storia. In tanti scrivono perché pongono il parlato nella dimensione scritta. Ci si esprime. Molti romanzi di aspiranti autori sono spesso autobiografici. Ma anche l'esperienza più genuina e originale può diventare banale, anche se scritta: deve essere raccontata per incontrare l'interlocutore e non tutti riescono a farlo. Ossia il lettore. La scrittura è mezzo di comunicazione, certo, ma anche mestiere. Le due cose hanno spesso bisogno di essere ben distinte. E la lettura aiuta senz’altro nella distinzione.
7) A proposito di letture: quali sono i tuoi generi, gli autori che ti hanno dato la carica, che più ti hanno suggestionato?
Leggo un po’ di tutto. I primi autori che ho amato furono Stephen King e Michael Crichton, poi ho diversificato. Dalla passione iniziale per i romanzi di genere sono passato alla letteratura più vasta, mainstream. Qualsiasi cosa può sorprendere, e spesso me ne resto a pensare agli intuiti, ai vertici e alla bellezza colta da certi autori, anche completamente diversi, da Goethe a Junger, da Svevo a Tommaso Landolfi. Tante suggestioni, infinite, non tutte contenibili. Resta sempre un’infinità da imparare e ricordare, da vivere, cercando uno stile personale, che rispecchi i miei interessi. Per non parlare della poesia, da Neruda a Dyan Thomas, dalla Dickinson a Montale, che sono stati decisivi per l’evoluzione della mia esperienza con la parola.
8) Se ci fosse un libro, un classico, da riscrivere, da rifare, come il remake di un vecchio film, questo romanzo quale sarebbe e perché? Cosa ci aggiungeresti, quali sarebbero le modifiche?
Forse non riuscirei a fare un remake, sai? La sola idea di rivedere l’esperienza di un’altra persona, un lavoro che lo rappresenta, mi suona strano. Ricordo però un libro di Thomas Harris, “Hannibal”, seguito ideale de “Il silenzio degli innocenti”, e ricordo che al di là delle grandi attese il libro mi piacque davvero poco: lo trovai deludente, insoddisfacente, nonostante il fascino di un personaggio molto bello. Ecco, mi attraversò l’idea di farne, un giorno, una riscrittura. Ma anche in questo caso, alla fin fine, per il mero bisogno della scrittura.






