Iniziamo questa nuova settimana con una nuova e speciale intervista! A rispondere è Serena Maffia, giovane, talentuosa e poliedrica autrice Azimut!
DUNQUE, INIZIAMO CON LE PRESENTAZIONI: CHI È SERENA MAFFIA?
Da giovanissima, ho la cattiva idea di dedicarmi a qualcosa di diverso da ciò che attrae i miei compagni di scuola, e invece di giocare a palla, decido di farmi venire una bella scogliosi e di mettermi a scrivere delle filastrocche. Alle filastrocche si aggiungono le vignette di fumetti che io stessa disegno, e poi piccole scenette teatrali. Insomma a quattordici anni scrivo e metto in scena il mio primo adattamento teatrale: “Fiorenza”, dalla fiaba dei Fratelli Grimm “Fata Piumetta”, che va regolarmente in scena al Teatro Colombo.
Da allora non ho più smesso di scrivere, ma devo dire la verità: con più fatica. Più si legge, più si ha cognizione del teatro, della poesia, e della cultura in genere, più ci si considera banali. Oggi un discreto numero di lettori mi stima e ciò mi riempie di gioia, ma resta il timore per ogni mia opera nuova, mi domando ogni volta se li deluderò.
PRIMA DI PRESENTARE LA TUA SILLOGE DI POESIE, PARLIAMO UN PO' DELLA TUA FIGURA PROFESSIONALE. SO CHE HAI ESORDITO, A SOLI VENTUN ANNI, CON UN'OPERA PER IL TEATRO: "MA CHE BELLA COMPAGNIA"...
Arrivo alla pubblicazione con il teatro: “Ma che bella compagnia”. Si tratta di un esperimento. Volevo parlare del teatro, del Grande teatro che mi tumultuava dentro, e non trovavo il modo giusto, ossia non mi riusciva di scrivere né un articolo né un saggio, e nemmeno una pagina di diario, e a un certo punto ho un illuminazione: perché non scrivere una piéce teatrale che parli dei Grandi del teatro? In fin dei conti gli autori di teatro sono consapevoli che le loro opere non esistono se non in scena, e allora perché non omaggiarli proprio con una opera di teatro?
E così faccio… I “fattacci” si svolgono in Paradiso, Dio si annoia e chiede a San Pietro di organizzare per lui uno spettacolo dal vivo. San Pietro in preda al panico si rivolge a Marx che riesce a distogliere dalla scrittura del suo ultimo libro: “Dio purtroppo esiste”. Con Marx come regista San Pietro si sente in una botte di ferro ma ora resta da trovare il testo, le parole, lo spettacolo. Si radunano perciò un bel gruppo di grandi autori del teatro ed il lavoro ha inizio.
A questa sono seguite tante altre pubblicazioni, sempre di teatro, l’ultima è “Il tirchio” che mi vede protagonista insieme a Marco Baliani e Giuseppe Manfridi d’uno splendido volume curato da Fabio Pierangeli: “Qui e ora”.
"SRADICHEREI L'ALBERO INTERO", TITOLO DELLA TUA RACCOLTA AZIMUTIANA DI POESIE; PRESENTIAMOLA AI LETTORI.
“Sradicherei l’albero intero” è una silloge che mi ha tratteggiata agli occhi di tanti come una poetessa dell’eros.
Se per eros vogliamo intendere la sensualità della spontaneità, confermo.
QUAL È IL TUO RAPPORTO CON LA POESIA? E' UN PROCESSO ISTINTIVO, O QUALCOSA DI PIÙ MEDITATO, CEREBRALE?
Certamente la mia poesia nasce come processo spontaneo, per poi vedersela con il mio cervello. E ti assicuro che è una bella lotta, perché alla fine non so se sono più cerebrolesa di parte destra o sinistra.
SEI GIOVANE, MA HAI GIÀ UNA INVIDIABILE ESPERIENZA PROFESSIONALE; EBBENE, QUALI CONSIGLI DARESTI A CHI DESIDERI EMERGERE O COMUNQUE INIZIARE A FARE I PRIMI PASSI IN CAMPO ARTISTICO E / O EDITORIALE?
Di lavorare sodo e di proporsi, di non fare discorsi inutili –ne sento tanti- del tipo: “Io sono restio a pubblicare subito”. Pubblicare vuol dire rendere pubblico il proprio lavoro e assumersi le conseguenze di ciò che si scrive. Chi non pubblica, semplicemente non ha coraggio.
IN ITALIA, OGNI ANNO, NASCONO E MUONIONO DECINE DI PICCOLE CASE EDITRICI. QUAL È L'OPINIONE CHE TI SEI FATTA ENTRANDO A FAR PARTE DI UNA PICCOLA MA AGGUERRITA REALTÀ EDITORIALE UNDERGROUND COME AZIMUT? CREDI CHE LA SITUAZIONE SIA COSÌ OSTICA COME LA SI DIPINGE?
Sì. Azimut è agguerrita come dici tu, ma semplicemente perché conosce i propri limiti. Gli editori lavorano molto bene ma devono poi lasciare il posto alle librerie. Detto in termini aulici: le case editrici sono l’utero della cultura; detto in termini rudi: le case editrici sono il passaggio tra il privato e il pubblico.
L'AMBIENTE DEI MEDIA E DEI MASS MEDIA, CREDO DI POTERLO DIRE, TI È DI CASA, QUINDI VORREI CHIEDERTI UN'OPINIONE: PENSI CHE L'ATTUALE FENOMENO DELLA PICCOLA EDITORIA INDIPENDENTE (ESTESOSI ENORMEMENTE IN QUESTI ULTIMI ANNI GRAZIE AD INTERNET) POSSA ESSERE PARAGONABILE, IN QUALCHE MODO, ALLA NASCITA DELLE PRIMISSIME RADIO INDIPENDENTI (E PIRATA) AVUTOSI NEGLI ANNI '70?
No, la nascita delle prime radio indipendenti voleva essere o si accordava ad un manifesto politico-sociale; le piccole case editrici esistono da sempre e cercano semplicemente di sopravvivere rispetto alle grandi case editrici pubblicizzate che hanno largo accesso alle librerie, ed ai loro scaffali. L’unica cosa che le piccole case editrici hanno in comune con le radio indipendenti credo sia il coraggio. E se restiamo in argomento “politica”, le piccole case editrici purtroppo non hanno il sostegno di nessun politico e per questo sono destinate a morire. Ma meglio un giorno da leoni che una lunga vita da formiche no?!
PROGETTI IN CAMPO?
Per Azimut in giugno-luglio sarà in libreria il mio primo romanzo: Il grande flipper. Che sconsiglio vivamente a tutte le signorine borghesi, sparrucchierate e manicurate amanti di romanzi composti.






